LA STRAGE DI LAS VEGAS

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La strage di Las Vegas è la più grave sparatoria nella storia degli Stati Uniti, avvenuta a Paradise la sera del 1° ottobre 2017 durante un concerto, in cui persero la vita 59 persone (tra cui l’esecutore stesso) e ne rimasero ferite 869.

Stephen Paddock

Stephen Paddock nacque il 9 aprile 1953 a Clinton, Iowa.
Il padre Benjamin era un rapinatore di banche, arrestato nel 1960. Fuggì poco dopo di prigione apparendo nella lista dei criminali più ricercati dell’FBI.
Stephen frequentò la Sun Valley High School. Si laureò in economica aziendale alla California State University nel 1977.
Dal 1984 lavorò per tre anni come revisore interno per una società, gestì anche un’impresa immobiliare con suo fratello Eric.
Da come dichiararono i parenti, il suo patrimonio immobiliare aveva un valore di 2 milioni di dollari. Tra i suoi investimenti più redditizi c’era un complesso di appartamenti acquistato nel 2004.

Stephen era un appassionato di giochi d’azzardo.
Probabilmente, le sue vincite furono notevoli. A volte veniva visto nelle sale “high limit”, anche se non era ben noto tra i giocatori d’azzardo di Las Vegas, perchè il suo gioco preferito era il video poker.

Visse diversi anni con la sua ragazza a Mesquite. Un conoscente lo descrisse come una persona solitaria, ma estremamente intelligente e metodica, che conosceva bene le leggi sulle armi e difendeva il suo punto di vista sul Secondo Emendamento (il quale garantisce il diritto di possedere armi).

Prima della sparatoria

Per tutto il 2017, secondo quanto riferito dagli amici stretti, Paddock puzzava di alcool sin dalle prime ore del mattino. Sembrava sempre giù di morale ed iniziò anche a prendere farmaci ansiolitici.
Lo sceriffo della contea dichiarò che Paddock perse una quantità significativa di soldi, che lo portò ad avere degli attacchi di depressione.
Tra ottobre 2016 e settembre 2017 acquistò oltre 55 armi da fuoco, principalmente pistole, fucili da caccia e d’assalto.

Stephen e la fidanzata

Due settimane prima dell’attacco, comprò un biglietto aereo a sorpresa alla sua ragazza e le fece un bonifico di 100mila dollari per regalarle una casa nelle Filippine, il suo Paese natale.
Due giorni prima, Stephen fu registrato da un sistema di sorveglianza: guidava da solo in un’aerea per la pratica del bersaglio, vicino casa sua.

Il giorno della strage

Stephen Paddock pianificò meticolosamente l’attacco.
Il 27 ottobre 2017 entrò al Mandalay Bay Hotel con 10 sacchi da tiro e un computer. Soggiornò nella stanza 32-134, che si affacciava sul parco del Festival di Las Vegas.

il Mandalay Bay Hotel a sinistra e il luogo del Festival a sinistra

La notte del 1° ottobre 2017, alle 22:00, Paddock aprì il fuoco sulla folla di partecipanti al festival musicale Route 91 Harvest.
Il suo arsenale includeva una grande quantità di fucili, revolver e soprattutto munizioni.
Alcune armi erano dotate di mirini telescopici ad alta tecnologia e anche di un “bump stock”, un tipo di calcio che permette ai fucili semiautomatici di sparare rapidamente come se fossero automatici.

L’uomo posizionò una telecamera su un carrello di servizio fuori dalla stanza.
Ad un certo punto, sparò circa 200 colpi attraverso la sua porta perchè stava arrivando una guardia di sicurezza.
Per motivi poco chiari, smise si sparare alle 22:15.
Si ipotizza che, in quel momento, si sia suicidato.

Secondo la cronologia stabilita dalle autorità, i primi due poliziotti arrivarono al 32° piano dell’hotel alle 22:17.
Una volta che tutte le altre stanze del piano furono liberate, la polizia sfondò l’uscio della porta ed entrò. Trovarono Paddock riverso nel tappeto con un colpo di pistola auto inflitto alla testa.

Stephen sparò oltre 1.100 colpi di fucile a circa 450 metri dal festival.
Inizialmente, molte persone nella folla scambiarono gli spari con fuochi d’artificio. Gli agenti di polizia non capirono subito se i colpi provenissero dalla Baia di Mandalay, dall’hotel Luxor o dal festival stesso, per questo motivo intervennero quasi un’ora dopo.

58 persone furono uccise al concerto: 36 donne e 22 uomini.
Circa 869 persone sono rimaste ferite.
Oltre alle armi da fuoco e agli accessori scoperti nella camera d’albergo, gli agenti di polizia trovarono una nota con dei calcoli scritti a mano: Paddock studiò nei minimi dettagli come e dove doveva mirare per garantire la massima precisione. Questa nota conteneva la distanza effettiva dal bersaglio e la traiettoria del proiettile.


Dopo la sparatoria

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump andò a Las Vegas, pochi giorni dopo l’attentato, visitando un centro medico in cui lesse un discorso di elogio per la polizia: “il dipartimento di polizia ha fatto un lavoro così incredibile e parleremo delle leggi sulle armi da fuoco con il passare del tempo”. Trump mantenne una posizione rigidamente conservatrice e favorevole al libero commercio.
Però, questa sparatoria spinse il supporto nel Congresso degli Stati Uniti per la legislazione sulle armi d’assalto. I prezzi delle azioni dei produttori di armi da fuoco aumentarono già il giorno dopo.

Nel novembre del 2017 fu intentata una causa a nome delle vittime della sparatoria, sostenendo che il Mandalay Bay Hotel avesse mostrato negligenza, consentendo così all’esecutore di portare una grande quantità di armi nell’edificio.
Il 3 ottobre 2019 l’MGM Resorts raggiunse un accordo di 800milioni di dollari per le famiglie delle vittime.

L’indagine su Stephen Paddock

Gli agenti di Polizia del Nevada parlarono con il fratello Eric: “era mio fratello ed è come un asteroide caduto dal cielo. L’ultima volta che l’ho sentito era per controllare nostra madre, a causa dell’uragano Irma […] Dove diavolo ha preso le armi automatiche? Non ha origini militari o cose del genere. È solo un ragazzo che viveva in una casa a Mesquite. Faceva cose normali.”

L’FBI diffuse un rapporto dove ammise che “non vi era nessun singolo o chiaro fattore movente alla guida della furia omicida di Paddock e il successivo suicidio”.
Per gli esperti, volle semplicemente conquistare una fama sinistra uccidendo freddamente un alto numero di innocenti.

Lo sceriffo di Las Vegas, Joseph Lombardo, confermò che Stephen era “un lupo solitario che ha agito da solo, il suo attacco non era collegato a nessun gruppo estremita o militante”.
L’ISIS rivendicò la responsabilità e dichiarò che Paddock si convertì all’Islam sei mesi prima dell’attacco. Tuttavia, le forze dell’ordine degli Stati Uniti non riscontrarono una vera connessione tra l’esecutore e l’ISIS.
L’uomo agì in solitario, con una preparazione meticolosa e documentandosi sulle tattiche della polizia e sui tempi d’intervento. Non lasciò nemmeno testi o video che potessero aiutare a comprendere la sua efferatezza.

Eric Paddock a sinistra e suo fratello Stephen a destra

Secondo l’FBI, questa assenza di un singolo fattore motivante non è insolita: pone Paddock all’interno del profilo tipico di alcuni esecutori di omicidi di massa, che sono spinti alla violenza da una “fusione complessa” di vari fattori di stress.
Gli investigatori ritennero che parte della motivazione di Stephen fosse il suo “desiderio di morire per suicidio” e “di raggiungere un certo grado di infamia attraverso un attacco di massa”.
Questo rapporto dell’FBI descrive un uomo la cui salute fisica e mentale si stava deteriorando e che stava pianificando la fine della propria vita.
L’uomo potrebbe essere stato ispirato da suo padre: “il padre di Paddock ha creato una facciata per mascherare la sua vera identità criminale e nascondere la sua storia psicopatica diagnostica, così facendo alla fine ha raggiunto una notevole notorietà criminale” concluse l’investigazione.

Stephen, nell’ultimo periodo, era depresso e le sue condizioni sono peggiorate. Pensava che le cure non fossero efficaci, anche se è sempre stato un grande manipolatore, capace di mimetizzare il suo stato mentale. Questo profilo criminale lo confermò anche Eric, dicendo inoltre che suo fratello nei mesi precedenti, non si isolò: visse normalmente, interagendo con gli amici e andando a giocare al casinò.
Contrariamente alle prime informazioni, Stephen non aveva un piano di fuga, voleva solo morire e, infatti, si tolse la vita poco prima che gli agenti facessero irruzione nella sua camera d’albergo.

Questa scelta era un modo per ribadire come fosse lui a decidere il suo destino, soprattutto perchè era pronto a questo sacrificio: aveva chiuso con la sua vita.

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