AILEEN WOURNOS – MONSTER?


AILEEN WOURNOS – LA KILLER DELL’AUTOSTRADA

Nel 2003 Charlize Theron vince il premio oscar per l’interpretazione nel film “Monster” scritto e diretto da Patty Jenkins e vietato ai minori di 17 anni non accompagnati negli Stati Uniti.
Il film racconta le gesta di una delle serial killer più famose e controverse d’America.

Aileen Carol Pittman nasce il 29 febbraio del 1956 a Rochester nella zona di Oakland in Michigan.

La storia di Aileen riscalda e raffredda il cuore allo tempo stesso perché per tutta la sua vita rincorrerà il latente desiderio di trovare stabilità e affetto. 

Aileen viene al mondo nella famiglia sbagliata e nel momento sbagliato.
Purtroppo l’infanzia di Aileen, che prende il nome dalla nonna materna, si ritrova ben presto in mezzo ad una vicenda famigliare non nuova, in quegli anni.

Anni in cui l’alcool era un problema e in cui le violenze e abusi privati erano all’ordine del giorno. 

La famiglia Pittman è formata da Leo Dale Pittman e da Diane Wuornos rispettivamente marito e moglie. Il loro matrimonio è al catafascio così come la loro futura esistenza. 

Il padre ben presto riceve una condanna per violenze sessuali su minori. 

Viene ritrovato qualche tempo dopo impiccato nella sua cella, forse morto suicida…

La madre, in un profondo stato di alcolismo ed incapace di allevare il figlio Keith e la figlia Aileen, li affida ai suoi genitori, che però non possono soddisfare i bisogni di due bambini, che ben presto prenderanno la strada sbagliata.

L’ossessione morbosa verso gli uomini, da parte di Aileen, che ora acquisisce il cognome Wournos, potrebbe trovare inizio dopo un brutto fatto che che vede coinvolta lei, un amico di famiglia e suo padre.

Infatti la giovane Aileen viene violentata da un amico del padre, in un freddo pomeriggio, poco dopo il suo 14esimo compleanno.

A complicare il tutto, dopo lo stupro, Aileen rimane incinta e decide di portare a termine la gravidanza per poi consegnare il bambino allo Stato, dove verrà adottato. Il piccolo e la madre non si vedranno mai.

Affrontato questo primo avvenimento drammatico della sua vita, lascia la scuola, mentre muore la nonna Aileen Britta nel momento in cui definitivamente finisce la sua infanzia e adolescenza, approdando all’età adulta troppo presto.

Viene allontanata da casa dal nonno materno e si ritrova sulla strada a battere i marciapiedi per racimolare qualcosa per mangiare e dormire, in vista di un cambio di rotta troppo desiderato.

Invece nel 1974 ottiene la sua prima condanna per varie imputazioni tra cui: guida in stato di ebrezza, disturbo della quiete pubblica e utilizzo di armi da fuoco senza autorizzazione.

Utilizza spesso la calibro 22 per minacciare o sparare ai veicoli in movimento.

Il felice momento economico inizia nel 1976 quando sposa un facoltoso anziano di nome Lewis Gratz Fell, che la mantiene in tutti i suoi vizi. Uno spiacevole avvenimento in cui rimane coinvolto lo stesso Fell, lo porta a chiedere un mandato di restrizione nei suoi confronti, a causa degli scatti iper violenti di cui soffre occasionalmente, poco dopo il matrimonio. 

Viene arrestata di frequente e l’ultima batosta arriva con la morte di Keith, il suo unico fratello. 

Aileen si mantiene grazie ad una assicurazione di cui era inconsapevole beneficiaria, derivante dalla morte del fratello che sperpera subito in alcool e nel pagamento di alcune multe accumulate. 

Non evita di essere arrestata ancora nel 1986, per furto d’auto, resistenza a pubblico ufficiale e tentata rapina con la fedele calibro 22.

Proprio in questo momento di folle sopravvivenza, tra prostituzione e risse nei bar, Aileen conosce una barista in un locale gay di nome Tirya Moore.

Le due per un periodo convivono, mantenute dalla rendita da prostituta di Aileen, che però come spesso le accadrà nella vita, vorrebbe una stabilità economica più certa.

Il 30 novembre 1989 Aileen incontra Richard Mallory in una piazzola. I due si appartano in un boschetto vicino alla Inter-statale 95, l’autostrada, e con il favore del buio, fredda Mallory nella sua auto, con la Calibro 22, rubandogli l’auto e tutto ciò che possiede.

Torna a casa e mostra a Tyria i proventi della rapina, rivelandole di aver ammazzato il cliente.

Il loro rapporto si solidifica in questo esatto momento, con la condivisione di un segreto.

Tyria vive di buon grado la situazione, che le permette di essere mantenuta.

Intanto, sull’autostrada, Aileen continua a procurarsi guadagni dalle prestazioni sessuali ma gli omicidi, si rivelano molto più redditizi.

Il 5 maggio del 1990 uccide a sangue freddo un altro cliente con la Calibro 22, nascondendo bene il corpo. Infatti un detective lo ritroverà in un avanzato stato di decomposizione, tale da non permetterne il riconoscimento.

Il Giugno di quell’anno è la volta di David Spears che viene ritrovato dal detective Orange, il quale avvia un rilevamento certosino che però si rivela inutile, perché non viene trovato alcun indizio.

Il modus operandi di Aileen, comincia ad affinarsi e a diventare praticamente infallibile.

Il 6 giugno inoltre, viene ritrovata un altra vittima che viene successivamente associata allo stesso tipo di delitto, avvenuto con una Calibro 22, ma il cadavere è di identità sconosciuta. 

Poco distante dal luogo del ritrovamento del corpo un agente rinviene una macchina abbandonata che svela l’identità del povero mal capitato di nome Charles Carskadonn.

Ormai è chiaro che qualcuno sta uccidendo uomini, che probabilmente potrebbero appartarsi con le prostitute, tanto da fomentare l’idea che l’omicida sia una donna, forse bianca, almeno trentenne. 

I profiler, si mettono alla ricerca di elementi simili nelle scene del crimine, riscontrando il numero di proiettili rinvenuti sulla scena, capendo che al killer piace finire le vittime a colpi di pistola.

Il detective Tom Muck, viene assegnato alle indagini e lavorando sugli elementi e sul “sesto senso”, si convince che il killer è seriale: una prostituta che trova le sue vittime in maniera occasionale, improvvisando il finale dell’amplesso che non sempre termina in carneficina. 

Una task force viene creata a posta per perseguire sul territorio ricerche approfondite ma brancolano nel buio.

Nei mesi che rimangono del 1990, a settembre è il turno di Dick Humphreys, un serio e colto lavoratore al Dipartimento che tratta abuso su minori. Viene ritrovato, due giorni dopo la sua scomparsa, freddato da 7 colpi partiti da una Calibro 22; ormai l’ossessione della Polizia.

Il 19 novembre Walter Jeno Antonio, camionista, viene ritrovato con la testa spappolata e il corpo distrutto da sette proiettili sparati da una “22.

Il 1990 è l’anno degli omicidi, che arrivano ad un possibile conteggio di 7 in 12 mesi. 

La svolta Pontiac

Aileen e Tyria rimangono insieme, consapevoli che il proprio benestare dipende dagli omicidi che commette Aileen e da cui la compagna rimane fuori per volere di Aileen che cerca di proteggerla dalla sua condotta.

Rhonda Biley, cosciente delle indagini sulla prostituta serial killer, dichiara alla Polizia di aver visto due donne, una più giovane dell’altra, scappare dopo aver sfondato la recinzione di casa sua, rifiutando le prime cure offerte e abbandonando l’auto guasta.

La Scientifica trova una compatibilità tra le impronte nell’auto e quelle delle precedenti scene del crimine. 

L’auto si scopre appartenere a Mallory, la prima possibile vittima del killer, e permette alle autorità di rintracciare una videocamera scomparsa insieme all’auto, lasciata presso un negozio di pegni. Ormai gli esami forensi sono strutturati e certificati e garantiscono che le impronte combaciano sia sulla videocamera che nell’auto. 

L’8 gennaio del 1992, la Wournos tenta un altro colpo con il solito modus operandi: adescamento, contrattazione, uccisione premeditata, occultamento, rapina.

Quella sera sull’inter-statale 95 viene avvicinata da un uomo che la carica in macchina. Insieme parlano accordandosi sulla prestazione cercando un posto in cui appartarsi. Aileen non sa che l’uomo è un agente di polizia in borghese che vuole coglierla sul fatto, ma per sua fortuna l’agente desiste dal proseguire per non compromettere le indagini, e si lasciano cordialmente.

La Polizia decide di mettere la parola fine, imbrogliando la Wournos che una volta rintracciata presso il bar di motociclisti “The last resort”, viene accusata di detenzione di armi da fuoco, esattamente una Calibro 22, rimanendo distanti dalla questione omicidi perché possiedono solo prove circonstanziali. Quello che serve in un tribunale sono prove inequivocabili, come una dichiarazione spontanea o una intercettazione telefonica.

La Polizia, dopo aver messo alle strette Tyria, le offre una via di fuga semplice dalle accuse di omicidio della compagna facendole credere che lei verrebbe accusata allo stesso modo (anche se in realtà non hanno nessuna prova sulla Moore, se non le dichiarazioni da parte di Rhonda Biley).

Con questa strategia, i detective arrivano alla Wournos nel modo che speravano e decidono di registrare tre giorni di conversazioni tra le due donne, con l’obiettivo di farle parlare o anche solo alludere agli omicidi di cui però non è ancora ufficialmente accusata. 

Durante una di queste “sincere” conversazioni, Tyria Moore trascina Aileen in un discorso da cui lei comprende che è registrata e quindi decide, anche spinta da un senso di protezione nei confronti di Tirya, di confessare, offrendo l’occasione perfetta alla Polizia.

Il 14 gennaio 1992 inizia il processo e il 27 gennaio la sentenza dichiara la pena capitale per sedia elettrica. 

Quella che sembra una storia finita e archiviata, fomentata dai media, si rivela motivo di divisione nell’ opinione pubblica.

La cosa vera che emerge dal processo, sono le palesi e continue violenze e abusi subiti da Aileen dai clienti che frequentava.

Quindi la domanda che la giuria si pone è: Vittima o carnefice?

La difesa utilizzata dalla stessa Aileen pone le fondamenta su un stato di estrema necessità nella prostituzione e di legittima difesa verso gli atti commessi dai suoi clienti, concentrandosi sull’omicidio Mallory. 

Infatti la sua Difesa stila una dichiarazione della Wournos in cui racconta le quattro ore passate con Mallory prima di punirlo per le sue azioni sconsiderate. Racconta delle torture sodomita ricevute ripetutamente, sia vaginali che anali (trovandosi lacerata in ambe due le zone intime), legata con una corda, in preda ad un maniaco che potrebbe aver fatto la stessa cosa a molte altre donne. Tenta quindi la strada dell’empatia, che però distrugge tutte le volte sfogandosi con la giuria accusandoli di essere “i coglioni d’America”, respingendo così gli unici che potevano salvarle la vita.

Ma la sua vita l’ha indurita troppo e al limite tra carnefice e vittima (ora le due cose si sono scambiate) non le viene negata la verità dei fatti raccontati, ma la Giuria desiste dal riconsegnarla alla società, almeno nel modo in cui si mostra.

Gli atteggiamenti antisociali, il carattere violento ed imprevedibile e lo status di “cacciatrice di uomini”, la condannano definitivamente.

Rinnova sempre l’estraneità ai fatti per Tyria risparmiandole un bel pò di guai.

Ormai sfinita dal processo e dal doversi difendere da sola verso tutti quelli che l’accusano, decide di confessare liberamente gli omicidi di Richard Mallory, David Spears, Charles Carskaddon, Troy Burress, Charles Humphreys, Walter Antonio, Peter Siems, confermando sempre la stessa versione di vittima due volte: sia passiva che attiva. 

I discorsi portati dalla Wournos, per la giuria non hanno la stessa gravità dei 7 omicidi confessati.

Accusando e maledicendo tutti quelli che stavano portando alla gogna “una donna innocente che è diventata colpevole per necessità” rimarca in vaneggianti discorsi il suo “ritorno all’astronave aliena di Indipendence Day” lasciando la sua opinione su quello che sarà dopo di lei: “libri e qualche film di merda diventeranno la fortuna di qualcun altro”.

O anche: “Ho ucciso quegli uomini , li ho portati via mentre ero fredda come il ghiaccio e lo rifarei di nuovo.. Non c’è possibilità che io rimanga in vita, perché ucciderei di nuovo. Non voglio più guardare dentro me stessa. Sono così stufa di sentire questa frase “lei è pazza”. Sono stata valutata così tante volte. Sono competente, sana, e sto cercando di dire la verità, odio la vita umana e ucciderei di nuovo. La mia rabbia continua a bruciare, ucciderei di nuovo solo per puro odio come ho fatto con quegli uomini”

Tutto questo, considerato dall’accusa come un vano tentativo di farsi assegnare l’attenuante dell’ infermità mentale, fu catalogato come semplici vaneggiamenti. 

L’esecuzione per iniezione letale avviene il 9 ottobre 2002 a Reiford in Florida.

Aileen Wournos ho anche chiami Shelly, Joy, Clara sono molteplici l’identità che Aileen utilizzava all’occorrenza per cavarsela da ogni situazione senza mai menzionare la sua vera identità se non all’unica persona a cui ha voluto bene davvero.

La vicenda Aileen Wournos ha da sempre diviso l’opinione pubblica americana e poi mondiale, dopo l’uscita del film. Una vicenda impossibile da valutare in maniera del tutto oggettiva perché le emozioni si scontrano e non trovano una via di uscita.

Il resoconto però parla chiaro:

7 vittime in 12 mesi..Oppure possiamo parlare di 8 vittime finali?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.