Carl Großmann – Il macellaio di Berlino

Il quarto e ultimo killer che ispirò Fritz Lang nel film “M- Il mostro di Dusseldorf”. Il poker d’assi maledetto conclude il nostro approfondimento per il tema cinema/serial killer degli anni ’30, che vide una prolifica quanto similare modus operandi nei delitti, che incorporavano vampirismo e cannibalismo come mai prima nella storia.

Carl Grossman – L’ultimo killer della quartina sanguinaria.

Carl Grossman è un killer tedesco vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale.

La sua ascesa di omicidi è comparabile forse solo a quella di “papà Denke” (trattato in questo articolo) che insieme arrivano ad almeno 100 vittime.

Il caso Großmann è inoltre molto interessante dal punto di vista criminologo proprio perché diventa uno dei primi serial killer ad essere studiato con un metodo applicato privo di violenza fisica durante gli interrogatori, rivoluzionario in un ambito, quello del “profiler”, che ancora non è ufficialmente nato.

Cercando notizie interessanti sulla sua infanzia, scopro invece che non si trovano molti dati ma pare che fin da piccolo si divertisse a spaventare cani e gatti (magari un gioco innocente) arrivando nel tempo a vere e proprie sevizie.

L’infanzia è considerata un bacino prezioso di informazioni che riguarda ogni individuo, ma esaminiamo i passati di molti serial killer della storia, notiamo come la violenza passi prima per “il mondo animale” per poi sfociare nell’omicidio ad un certo punto della propria vita.

Che uccidere possa essere inteso come una dipendenza da sangue?

Unico dato certo è che nasce come Carl Friedrich Wilhelm Großmann a Neuruppin, una zona vicina a Berlino, nel 1863.

Gli anni precedenti all’adolescenza sono appunto imprecisati e si possiede solo qualche dato sul padre, un ambulante scapestrato che vendeva stracci per le strade e da cui, si può dedurre, abbia tratto un’educazione scarsa e trascurata.

Durante la Grande Guerra se ne perdono le tracce e si suppone che abbia vissuto di piccoli espedienti e furti. Si rappezzava come poteva per sopravvivere come molte altre persone di quel periodo. 
Sappiamo però che tra il 1879 e il 1895 visse seguendo le orme del padre, mendicando per qualche soldo e rivendendo la merce rubata, dimostrandosi invece, un molestatore incallito. 

Ormai trentenne nel 1899 Carl Großmann, riceve la sua prima condanna per molestie sessuali che gli costa qualche anno di prigione, mentre a Londra si diffondono le voci di un maniaco che si aggira per “Whitechapel” ad uccidere prostitute. Forse sarà fonte di ispirazione per ciò che avrà in mente di compiere…

Großmann rimane rinchiuso fino al 1913 dove una volta uscito di prigione, trova un alloggio fatiscente da condividere con una nota prostituta dei bassifondi nel quartiere di Friedrichshain a Berlino. 

Carl si ingrazia la presenza della donna grazie ad un compenso maggiore di quello che di solito riesce ad ottenere dalle prestazioni sessuali, soddisfando però allo stesso tempo il suo compagno di appartamento. 

Una notte, dopo l’amplesso con la donna, Großmann afferra la sua ascia e decapita la sfortunata, per poi finirla tagliandola a pezzi. Getta il resto nel fiume poco distante da casa e conserva i “tagli” migliori per un’idea che gli balla in testa da un pò di tempo: commerciare carne.

Data la difficile reperibilità della carne e la scarsa qualità del mercato nero, propone a degli amici degli hamburger economici ma di buona qualità…

Riscontrando un ottimo successo, progetta di iniziare a venderli per strada, iniziando cosi a reperire carne sempre fresca per il suo banco.

Viene spesso richiamato dai vicini per alcuni rumori nel cuore della notte, che comunque non si spingono mai oltre, dato che la sua presenza nel quartiere destava non poco timore.

Viene descritto come una persona taciturna ma che bazzica spesso i bassifondi, frequentando bettole sia per passare il tempo che per trovare qualche mansione temporanea prima di mettere in atto il suo piano criminale. 

Svolto qualche lavoro mal retribuito, decide di rendere competitiva e proficua la sua attività, iniziano a presenziare nei pressi della stazione, che si trasforma nella sua zona di vendita ma anche di caccia.

Grazie al prezzo riesce a vendere molta carne godendo alla vista di ignari individui che si cibano di carne umana, avendo sempre più richiesta. 

Quindi tra hamburger ed hot-dog umani, si sviluppa la sua attività che decide di trasformare in tavola calda, sempre nei pressi della stazione, con il chiaro obiettivo di procurarsi le vittime con calma e tranquillità. 

Un giorno uscendo dalla tavola calda, incontra una prostituta in cerca di emozioni ma anche di ristoro. La vicenda Franziska Schamzkovski inizia con la lurida fame che attanaglia la popolazione e il conseguente bisogno di rimediare qualche moneta in cambio di sesso, per mangiare, che la conducono dritta a casa di Großmann.

Infatti l’uomo, dopo aver consumato il rapporto sessuale, imbraccia la sua fedele ascia, già utilizzata in precedenza e la colpisce fatalmente. 

La testa di Franziska cade al suolo e il suo corpo si accartoccia su se stesso, zampillando sangue dal monco.

Seguendo alla lettera il proprio modus operandi, una volta staccata di netto la testa, seziona il cadavere con straordinario ordine e precisione, conservando i pezzi migliori per la sua fiorente attività commerciale. 

I resti invece finiscono nel solito fiume “spazza guai”.  

Andreasplatz, la sua piazza di vendita prediletta, era anche un noto passaggio delle prostitute che cercavano uomini paganti dal servizio veloce, mostrandosi inconsciamente anche al futuro: “macellaio di Berlino”

Assurdo è come Carl ad un certo punto venga definito “il macellaio Großmann”; nome quanto mai azzeccato.  

Carl ormai si è creato una fama consolidata nel mercato della carne, cercando di non vendere tutta la carne umana in piazza, ma dirottandola al mercato nero esente da controlli.

Le autorità però, sono già sulle tracce di un individuo che sembra importunare alcune “signore” dei bassifondi e alcune di loro, avendo contatti con la Polizia, segnalano la scomparsa di alcune “colleghe”. 

Nel 1918, ormai a guerra conclusa, Carl mette in atto una violenza ai danni di un ragazzino, che in un tranquillo pomeriggio di gioco, viene individuato e rapito da Großmann che lo violenta e sevizia per alcune ore, per poi lasciarlo andare sicuro che il ragazzo, dopo quello che ha passato, non avrebbe detto nulla, per paura di essere ritrovato e ucciso, rassicurato dal fatto che non conosca la sua identità. 

Il coraggioso ragazzino però si rivolge ai genitori che finiscono a denunciare l’accaduto. L’identikit fornito dal ragazzino è debole ma permette di accendere i riflettori sulla vicenda delle prostitute scomparse, facendo nascere l’idea che le scomparse siano collegate tra loro e forse ad opera di un solo individuo.

La sete di sangue persiste nella mente di Großmann che continua ad uccidere prostitute incurante delle indagini ed ad occultare le prove, nelle pance di ignari compratori di hamburger umani, faticando a tenere il ritmo e attirando troppo l’attenzione nel quartiere. 

Decide quindi di ricorrere spesso e volentieri ad un fiume poco distante casa sua, dove aveva gettato dei resti in passato. 

Se è andata bene una volta perché non rifarlo?

Però nel 1920 due amici a passeggio, ritrovano due cadavere decapitati, nascosti dalle acque, entrambi sezionati; elementi utili per percepire una servilità nel metodo, facendo intervenire una figura investigativa di nuova concezione specializzata nella comprensione della scena del crimine: Ernst Gennat.

Investigatore in servizio presso la Polizia, è una delle figure, tra le prime della storia della criminologia a dare valore ai dettagli che compongono una scena del crimine. Gli viene attribuita la paternità del concetto di “rilevamento” sul posto, trasformando le nozioni di investigazione adottate fino a quel momento, con un rivoluzionario metodo sviluppato a comprendere il processo criminale e alla preservazione della scena del delitto, carpendo i segreti involontari lasciati dall’autore. 

Può anche essere definito come il primo vero “profiler” della storia ed è sua l’idea di utilizzare la stampa come mezzo comunicativo per arrivare sia al killer che alle persone, aumentando le possibilità di ottenere informazioni utili al caso. 

I poster contenenti messaggi precisi servivano anche come deterrente, con la precisa intenzione di guadagnare tempo per le indagini semmai il killer, vedendo un manifesto che lo riguardava, si sentisse braccato e meno invogliato a ripetere il delitto nelle ore successive.

Intanto la Polizia continua a recuperare corpi smembrati dagli argini del fiume, iniziando a pattugliare la zona e a fare veri e propri interrogatori a senzatetto, prostitute e giovani dei bassifondi, attirando l’attenzione tanto da fare desistere Großmann per un breve periodo.

Proprio Gennat propone di affiggere per tutta la città poster in grado di avvisare velocemente la popolazione su alcuni comportamenti da adottare durante il periodo (come non rimanere da soli di notte, camminare per vicoli o strade poco illuminate ecc..)

Il 21 agosto 1921 i vicini di Großmann sentono forti e strazianti urla provenire dall’appartamento dove vive che li spronano a segnalare l’accaduto alle Autorità, che non perdono tempo, dato anche il vigente stato di allerta in città.

Appena arrivano nel suo appartamento, le guardie trovano una prostituta nota riversa sul pavimento, senza vita, pronta ad essere sezionata da Carl che si trova in casa. 

La perquisizione porta alla luce innumerevoli tracce di sangue secco, rimasto sulle pareti di altre stanze, Großmann cerca di motivare il sangue rivelando la sua attività di commerciante di carne, ma gli agenti non credono a questa versione e lo arrestano. 

Davanti alle autorità e ai stringenti interrogatori Großmann non confessò mai nessun delitto, sottovalutando la propria posizione essendo forse incapace di intendere in quel momento. 

L’investigatore Gennat tentò di aprire un fascicolo da portare avanti come studio sulla sua psicologia, che purtroppo non si finalizzò mai perché il 5 luglio del 1922 Carl Großmann “il macellaio di Berlino” viene trovato impiccato in cella, lasciando aloni oscuri sulla sua psiche e sul suo suicidio (paragonato spesso a Karl Denke “ il killer dimenticato).

Le testimonianze del processo Großmann riportano una mancanza assoluta di empatia sia per le vittime che per sé stesso, tanto da ridere in faccia al giudice dopo la sentenza di morte.

Carl Großmann, Fritz Haarmann, Karl Denke, Peter Kunter sono considerati i maggiori ispiratori che il grande regista Fritz Lang traspose in linguaggio cinematografico, definendo la personalità del suo protagonista “M” ne Il Mostro di Dusseldorf, rimarcando le gesta dei peggiori serial killer della storia tedesca. 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.