Peter Kürten – Il terzo serial killer che ispirò Fritz Lang nel film “M il mostro di Düsseldorf”

Oggi trattiamo il terzo protagonista del filone cinema e serial killer, approdando inevitabilmente nella sfera psicopatica di uno dei più efferati pluriomicida della storia: Peter Kunter. 

Indubbiamente uno dei più famosi omicida, anch’esso vissuto nella Germania post-bellica della Prima Guerra Mondiale. Un periodo contraddistinto da uno stato economico illecito e da una povertà dilagante. 

E’ molto interessante come la figura di Kurten sia stata studiata in modo approfondito e minuzioso dalle autorità dell’epoca e poi post-mortem, da molti studiosi in diversi settori della psicologia comportamentale e criminale.  

Peter Kurten nasce nel distretto di Mulheim nel 1883 in una famiglia disastrata che strappa la vita pochi spiccioli alla volta.

La sua famiglia numerosa è formata da altri dodici fratelli e Peter cresce tra due genitori autoritari e che non lo stimano come figlio. 

Inoltre tutta la sua famiglia, riscontra evidenti problemi di abuso di alcool che ne determina lo stile di vita alterato oltre che povero e ai margini della società, sperperando i pochi introiti, in alcool di bassa qualità.

Una situazione sull’orlo della crisi, che trova la sua massima espressione nei violenti e sistematici atti nei confronti della madre, su cui il padre sfoga la propria inutile esistenza in abusi, veri e propri stupri, perpetrati con incredibile indifferenza. 

Proprio la facilità della malsana normalità diventa per Peter fonte di confusione nella definizione dei limiti che determinano il rispetto e la convivenza coniugale. 

Se tua madre viene trattata come una bestia durante l’atto sessuale, nella tua mente trova luogo il senso della legittimità: una cosa dovuta e normale. 

Il giovane Kurten, fin da piccolo, sviluppa una malsana concezione della sessualità, generando un rapporto ambiguo con alcune razze di animali, che si dividono in atti amorevoli e in atti di assoluta perversione e poi efferata violenza. 

Alcuni animali facilmente addomesticabili diventano già all’età di 9 anni, una sorta di gioco senza effetti collaterali. Tale concetto viene supportato anche dal suo “maestro” di depravazione riconducibile al padre, ma anche da un accalappiacani ospitato in casa Kurten a scopo di rendita, che inevitabilmente finisce nell’alcool.

Facendo un resoconto sulla sua vita fino all’età di 15 anni, potremmo parlare di un individuo che ha già sperimentato esperienze che in nessun modo lo hanno aiutato a definire in maniera sana la propria sfera sentimentale iniziando a sviluppare un disturbo psicologico chiamato: Sindrome di Renfield, una parafilia caratterizzata dall’eccitazione sessuale mediante il sangue.
Quindi vedere, sentire o ingoiare il liquido vitale delle sue vittime era l’unico modo per raggiungere la soddisfazione sessuale. Tale caratteristica, che poi sarà alla base del modus operandi di Kurten, gli costerà il nome di: Vampiro di Dusseldorf.

Appena adolescente Kurten ha il suo battesimo del fuoco e il primo omicidio della sua ascesa criminale. 

Insieme ad un paio di amici passeggia nei pressi di un ruscello quando spinge in acqua uno dei due mentre l’altro è poco distante. In quella occasione tiene la testa della prima vittima sotto acqua fino ad affogarla, per poi attirare l’altro in un punto più profondo per afferrarlo e trascinarlo a fondo, guardandolo morire.  

Il caso verrà risolto dalle autorità dell’epoca come frutto di uno sfortunato e tragico evento. 

I due si considerano annegati, perché ritrovati in acqua. 

Dopo questa esperienza ed aver scampato la condanna, torna ad accanirsi sugli animali, la prima vera ossessione. 

Dichiarerà di non aver mai avuto tanti amplessi quanti ne ha avuti con gli animali, che sodomizzava e poi sgozzava nel momento dell’orgasmo. 

La sua vita dissoluta e perversa gli costerà le prime vere esperienze carcerarie e all’età di 15 anni viene arrestato dopo esser scappato di casa. L’esperienza da internato non lo annienta ma invece lo fortifica a tal punto da farsi la fama di temuto stupratore anche dagli altri detenuti.

Terminata la detenzione, una delle prime che vivrà, si trasferisce a vivere con una prostituta sadomaso, con cui intrattiene rapporti occasionali di ordinaria perversione che seppur in un qualche modo è “limitata” alla visione dei clienti che ricevono punizioni corporali. 

Inizia un periodo di depravazione con stupri e violenza all’ordine del giorno, che gli costano diverse piccole condanne che alimentano in lui l’idea di un nemico, un qualcuno contro cui combattere e chi meglio di coloro che lo giudicano per le sue azioni?

Diventa il pretesto ideale per motivare la sete di violenza e vendetta che caratterizza il suo prossimo futuro, individuando nella società il suo antagonista.

Le persone fanno parte della società e quindi diventano il suo obiettivo costante. 

Nel 1913 la povera ragazzina Christine Klein si trova a suo malgrado nel mezzo di una rapina che sta avvenendo in casa sua. Dalla porta aperta di fronte al letto vede Kurten filarsela, ma quando la nota viene attirato dalla visione della ragazzina da sola ed inerme nel proprio letto.

Non finirà bene per Christine perché Kurten quella notte estrae dalla tasca un temperino e con la lama incide in un secondo il piccolo collo della ragazzina, bloccata dal suo peso, sgozzandola.
Dopo aver colmato la sete di omicidio e raggiunto il suo maggior godimento assapora il sangue zampillante che lo colpisce sulla mano e questo gli procura orgasmi multipli. (questo dato dell’eiaculazione multipla sarà motivo di vanto dello stesso Kurten durante gli interrogatori post condanna)

Incredibile è che questo efferato delitto viene imputato allo zio di Christine, Otto Klein, che a sua volta sembra aver accusato il fratello P. K. Peter Klein per uno screzio avuto in passato. Viene ritrovato un fazzoletto con le iniziali P.K. e questo viene considerato dalle autorità come una prova schiacciante.

Peter Kurten (PK) ne esce vittorioso e galvanizzato da un senso di superiorità incontrastata, che però non lo tiene distante dalla galera, in cui finisce fino al 1925 per un furto a mano armata.  

Ora è sicuro di sé e si crede intoccabile, la galera per lui non è un problema!

L’arrivo “poetico” a Dusseldorf nel 1929, futura scena del crimine del suo anno più prolifico, è commentato da lui stesso in questo modo : 

“il mio arrivo in città, salutato da un tramonto che aveva lo stesso colore del sangue, mi fece capire chiaramente quale doveva essere il mio futuro, in quella città!»

Il 9 febbraio di quell’anno, neanche un mese dopo essere arrivato in città la sua prima vittima si chiama Rosa Ohliger e ancora una volta è una ragazzina, impotente di fronte alla sua brutalità.

Dopo averla soffocata e fatto perderle i sensi le infligge ripetute pugnalate, massacrandola. 

Poi, senza respiro in corpo, viene azzannata dalle sue fauci fino alla gola e al petto, per poi ripulirsi le dita sporche di sperma sulla biancheria di Rosa.

Il suo corpo viene ritrovato dalla Polizia cosparso da liquido infiammabile e con segni di bruciatura che testimoniano un tentativo di occultamento tramite incenerimento, della giovane vittima. 

Questo delitto segna una nuova trasformazione nel suo modus operandi, generando un bisogno post delitto. Infatti il tentativo non riuscito di bruciare il cadavere dimostra come abbia voluto tornare sul luogo del crimine, seppur per un secondo fine. 

Anche se il delitto Rosa Ohliger viene imputato a Kurten, non verrà mai del tutto certificato, ma semplicemente aggiunto a quello di un altra ragazzina trovata morta di nome Frau Kuhn accoltellata ventiquattro volte.

Quella stessa notte, Kurten non pensa ad altro e la voglia di riprovare quella sensazione, lo conduce a tornare sul luogo del delitto più volte, ottenendo orgasmi multipli spontanei tutte le volte. Sarà la spontaneità dell’atto “privo di fatica” a renderlo necessario come una dose per un tossico. 

Una dichiarazione fornita da uno degli inquirenti nei primi delitti a Dusseldorf dice che Kurten fu notato nei pressi del luogo del delitto, ad intrattenere conversazioni serie e da un certo punto di vista anche competenti, fornendo piena disponibilità alle autorità, che in quel momento storico sono testimoni delle gesta di altri efferati delitti che stanno dilagando in tutta la Germania, tra cui Haarmann e Denke.

Ancora una volta il vampiro di Dusseldorf non si trova, o meglio, non assume la valenza e l’importanza necessaria. Il delitto viene imputato ad un certo Stausberg che ne diventa l’unico responsabile, anche se la gente dubita di questa sentenza in quanto è più conosciuto come “il matto del paese”. 

Kurten sfrutta la situazione e per un certo periodo si allontana dalle sue pulsioni distraendosi con la moglie spesso trascurata. Questo atteggiamento riporta un clima sereno nella coppia e nella loro vita sessuale che stranamente non sfocia mai in violenza o depravazione. 

Il periodo di quiete finisce poco dopo e ricominciano le aggressioni sistematiche ai danni di individui soli e ai margini della società, di cui non importa a nessuno, che non godono della stessa attenzione riservata al caso di un triplice omicidio: il 21 agosto tre diverse donne vengono aggredite e mutilate a colpi di mannaia e il loro sangue estratto e ingerito dall’assassino.

A questo punto le autorità determinano che la presenza di sperma rinvenuto sugli indumenti e non nella vagina delle vittime è sintomo di mancanza di penetrazione riconducibile ad un’impotenza cronica al momento dell’atto, e attribuiscono le lesioni all’organo femminile ad un violento utilizzo delle mani che il killer utilizza come prolungamento del proprio organo sessuale.

Le autorità mandano un comunicato di allerta per la presenza di un maniaco sessuale in città e consigliano alla popolazione di non rimanere da soli o in luoghi appartati e poco visibili.

Circa due giorni dopo scompaiono due sorellastre di quattordici e cinque anni che finiscono nelle grinfie di Kurten durante la festa del paese, che invece di portare un pò di allegria fa piombare la città di nuovo nella paura del vampiro.
Ormai si conosce il modo in cui vengono uccise le vittime e le ragazzine della città diventano sorvegliate speciali. Purtroppo però non è possibile controllare chiunque e le sorellastre vengono ritrovate con il collo spezzato e seviziate post mortem con una brutalità inaudita. 

Rimane inspiegabile come Kurten riuscisse a defilarsi dai luoghi del crimine, seppur sporco di sangue e sotto gli occhi di tutti…

Gertrude Schulle il 24 agosto diventa la prossima ignara vittima del vampiro di cui rifiuta le avance, firmando la propria condanna a morte.
Kurten quando vuole qualcosa se la prende. Come sempre. 

Viene colpita da molte pugnalate che però non la uccidono. Kurten però non sa di averla risparmiata ed è all’oscuro che la ragazza abbia denunciato l’aggressione alle autorità, fornendo però una descrizione vaga e quindi ininfluente per le indagini. 

Le ricerche del vampiro continuano…

In questo caso Peter Kunter decide di allontanarsi per un periodo da Dusseldorf bloccando temporaneamente i delitti del vampiro. 

Ovviamente la Polizia non avendo sospettati non riesce a chiudere le indagini.
Fino ad ottobre regna una tranquillità apparente; prima della tempesta. 

Il suo ritorno coincide con l’omicidio di tre persone avvenute nello stesso mese di ottobre, facendo piombare la popolazione in uno stato di terrore, convinti che ormai la mano del killer sia protetta da un entità maligna, che gli assicura sempre la fuga. 

Reuter, Meuer e Wanders sono le tre signore che cadono sotto la furia del maniaco nel decimo mese di quell’anno tremendo che è il 1929, a Dusseldorf.

Il 1929 ci porta al 1930 e al caso Maria Budlick risalente al 14 maggio.

La ragazza, appena arrivata in città, viene intercettata da Kunter che ne intravede una possibile nuova vittima, fornendole aiuto si guadagna la sua fiducia con modi gentili e affabili. La moglie di Peter si trova a Colonia per alcune faccende e lui decide quindi di sfruttare la situazione, offrendo a Maria un riparo nella sua casa. L’approccio di Kunter nei confronti di Maria diventa insistente ed inappropriato, tanto da terrorizzarla perché ormai la storia del vampiro di Dusseldorf si è diffusa in tutta la Germania. 

Stranamente Kurten non si avventa su di lei, forse perché quella era la sua tana, il suo territorio in cui era sicuro e decide di riportare la ragazza alla stazione, sospettoso di come si stesse mettendo la situazione.

Il grado di allerta in città è salito e non può permettersi errori.

Decide di riaccompagnare Maria percorrendo strade secondarie provando a confondere la giovane per farle dimenticare la strada di casa sua. 

Maria Budlick però non è incosciente e ricorda per filo e per segno il luogo in cui è stata condotta. 

Grazie alla sua memoria e dopo essere scampata al massacro inconscio, decide di segnalare alla Polizia l’accaduto e Kunter, sentendosi braccato, prende una decisione importante. 

Dato che la ragazza si ripresenta sotto casa sua, mangia la foglia e scappa da una strada secondaria, dirigendosi subito alla stazione dove intanto la moglie è tornata. A questo punto Kurten le confida tutti i suoi peccati. 

La moglie, stranamente non impazzisce ma mantiene una condotta tranquilla anche dopo aver saputo tutto. In un primo momento pensa solo di abbandonarlo ma poi è Peter stesso che le propone di denunciarlo alla Polizia in modo da ottenere il riscatto proposto dalle autorità per chiunque potesse fornire informazioni utili alla cattura del vampiro. 

Indiscrezioni dicono che Kurten abbia chiesto alla moglie di farlo per regalare all’umanità l’unico frammento di coscienza che gli rimaneva; per il bene di tutti. 

Il 24 maggio 1930 il vampiro di Dusseldorf viene arrestato e diventa uno dei primissimi casi di approfondimento storico-sociale e psico-patologico del nascente studio comportamentale ideato da Cesare Lombroso e applicato da vari specialisti che vollero in tutti i modi parlare e scrutare il lato oscuro di Kunter. 

Karl Berg ed Ernst Gennat si occuparono degli studi clinico-scientifici sul vampiro di Dusseldorf, ottenendo informazioni utili ad affermare che il lato sessuale e l’atto dell’uccisione potevano essere strettamente collegati, una scoperta che nel campo della futura scienza comportamentale decreterà un modello psicologico potenzialmente ripetibile. Kurten fornì molti dettagli durante i due anni di detenzione nel braccio della morte prima della sua esecuzione, che fu acclamata a gran voce da tutta la popolazione. 

Impossibile chiudere il caso Peter Kunter senza citare la sua ultima frase, prima di essere decapitato tramite ghigliottina il 2 luglio 1931, nel piazzale del carcere di Klingelputz: 

“Mi potrebbe dire se una volta che la mia testa è stata tagliata sarò ancora in grado di sentire il suono del mio sangue uscire dal ceppo del collo? Questo sarebbe il piacere di tutti i piaceri.”

Ad oggi i delitti del vampiro di Dusseldorf non sono ancora quantificati con precisione. 

Museum of Historic Torture Devices di Dells, Winsconsin
Testa mummificata di Peter Kurten

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