April Tinsley il cold case risolto dopo 30 anni

Articolo di Miss Coraline

Per trent’anni un killer è riuscito ad eludere le indagini della polizia, fin quando un laboratorio di genetica forense è riuscito a individuare il Dna di due fratelli con le tracce lasciate del killer…

Andiamo con ordine. È il 1° Aprile del 1988, un Venerdì Santo. Siamo a Grabill, nello stato dell’Indiana. Una tranquilla zona di campagna dove, banale dirlo… si conoscono tutti. Qui abita, con la sua famiglia, April Tinsley di otto anni. Dopo essere uscita per giocare con un’amichetta, scompare nel nulla. Le ricerche continuano per tre giorni quando il suo corpicino viene ritrovato in un campo, ad una trentina di chilometri dal luogo della scomparsa. La bambina è stata violentata e poi soffocata a mani nude. Vicino al corpo vengono ritrovati giocattoli sessuali e sugli slip gli investigatori trovano le tracce biologiche dell’assassino.

Poco dopo l’omicidio, la polizia ha rilasciato uno schizzo del sospettato basato sulla testimonianza di una persona che dichiarò di aver visto il rapitore.

Nonostante le incessanti indagini, i molteplici esami di laboratorio, gli interrogatori di possibili sospetti, la polizia non trova nessuna corrispondenza e la morte della piccola April resta senza colpevole.

Il caso, forse, sarebbe rimasto “solo” nella memoria degli americani come uno dei delitti più abietti mentre il responsabile rimaneva impunito, se solo il colpevole non avesse deciso di sfidare le autorità con un messaggio. Sono passati, infatti, due anni dal terribile fatto.

Nel 1990 sulla porta di un fienile a poca distanza dal luogo del delitto, compare la scritta che segue:


“Ho ucciso io April Marie Tinsley, 8 anni, ucciderò di nuovo”.

L’indagine per la seconda volta viene riaperta e poi chiusa. Gli sforzi della polizia continuano a non bastare per risolvere il caso.

L’esibizionismo del killer lo porta a farsi vivo di nuovo, sedici anni dopo. È il 2004 quando quattro biglietti vengono ritrovati in altrettante zone di Fort Wayne, persino nei cestini delle biciclette di alcune bambine, davanti ai giardini di casa.

Uno dei biglietti citava così… “Ciao tesoro, sono la stessa persona che ha rapito, violentato e ucciso April, tu sarai la mia prossima vittima”.

I biglietti sono chiusi e insieme ad essi ci sono foto scattate con una Polaroid dove si vedono i genitali del corpo dell’uomo, i sacchetti di plastica contengono anche alcuni preservativi usati.

L’FBI si unisce alle indagini perché il caso viene riaperto nuovamente. Il Federal Bureau creò un profilo del sospetto, descrivendolo come: un “molestatore sessuale preferenziale”, “ha un desiderio sessuale persistente a lungo termine per i bambini”, “Il soggetto ignoto è un maschio bianco, tra i 40 e gli 50 anni, che viveva o lavora nella zona nord-est di Fort Wayne con un reddito medio-basso”. 

La storia della piccola April, nel frattempo, ha acquisito molta popolarità, divenendo uno dei più conosciuti cold case d’America e diventa onnipresente in programmi televisivi come ‘American Most Wanted’ e viene definito dal CARD “Highly Solvable”, altamente risolvibile. Il colpevole però continua a restare ignoto.

La soluzione arriva 30 anni dopo. Nel maggio del 2018 a sole due settimane dall’arresto in California del “Golden State Killer”, il detective della polizia di Fort Wayne Brian Martin decide di utilizzare la stessa tecnica dell’analisi del DNA nel caso Tinsley. Nel laboratorio di genetica forense della ‘Parabon NanoLabs’, la ricercatrice CeCe More identifica così due fratelli il cui DNA è compatibile con quello del killer di April. L’FBI si mette sulle loro tracce, li pedina per giorni, preleva ulteriori tracce del DNA di uno dei due. A corrispondere, in seguito all’analisi, è il profilo genetico del primogenito John D. Miller di 59 anni che ancora vive nella stessa cittadina della sua vittima.

Pochi giorni dopo, quando l’uomo aprì la porta della sua roulette, gli agenti della polizia gli posero la seguente domanda: “Sa perché siamo qui?” E lui risponde solo con due parole: “April Tinsley”.

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