M – Il mostro di Dusseldorf La storia dei serial killer che ha ispirato il film

Germania, 19 dicembre 1924.

Il processo di Friedrich Heinrich Karl Haarmann, chiamato Fritz ha inizio e l’opinione pubblica strepita per avere giustizia.
Ma facciamo un passo indietro…

Fritz Haarmann nasce ad Hannover il 25 ottobre 1879 in una situazione familiare non particolarmente agiata.
Il padre, con cui avrà un rapporto conflittuale per tutta la vita, fin da subito lo etichetta come il sesto figlio da sfamare, che definirà poi solo un intralcio.
Lo stipendio da ferroviere riesce a soddisfare discretamente le esigenze della famiglia di Fritz, anche se la madre, dura e autoritaria, ha una condizione invalidante che la costringe a letto per molti anni. 
Un rapporto sincero e strettamente simbiotico quello con la madre, con cui trascorre la maggior parte del suo tempo evitando il più possibile un padre già assente reso scontroso e burbero dall’alcolismo.

L’identità sessuale di Fritz prende forma in maniera prepotente quanto preoccupante perchè i suoi atteggiamenti e modi effeminati, come travestirsi, truccarsi e giocare con le bambole, contribuiscono a rispecchiare una sessualità che secondo il padre deve essere repressa e soppressa, per evitare altro fango sulla famiglia. 

Il maschio virile e forte tipico della cultura di quel tempo, stenta a rivelarsi, portando il padre a credere che il rigore e la disciplina militare, sia l’unico rimedio. 

Fritz ormai già da qualche tempo soffre di attacchi epilettici frequenti tanto da essere congedato dalla scuola. 

La prima accusa di molestie arriva ai danni di un ragazzino, che gli procura 6 mesi di soggiorno forzato in una clinica psichiatrica da dove poi riuscirà a scappare. La cartella clinica intanto delinea caratteristiche schizofreniche, di alienazione e socialmente pericolose.
Inoltre si riscontra un disturbo frenastenico. 
Questo termine indica una particolare disfunzione dello sviluppo psichico, che vede la produzione di uno stimolo ormonale che colpisce il cervello. Una sindrome morboso eredo-degenerativo potrebbe essere alla base della maturazione criminale di Fritz Harmaann.

Il padre è certo che i suoi disturbi provengano dalle tendenze sessuali e lo minaccia di farlo rinchiudere di nuovo in un clinica di igiene mentale ma Fritz lo anticipa accusandolo di omicidio mai realmente avvenuto. A questo punto Fritz intraprende la carriera criminale facendo rapine e furti; forse l’unico modo per soddisfare un bisogno violento che sta covando dall’interno, attendendo solo il momento migliore per rivelarsi.

Come spesso capita, nelle vite di individui diventati poi serial killer, compare una figura che ha il sapore di “ancora di salvezza”. Erna Loewert, la ragazza di cui s’innamora, rimane incinta qualche tempo dopo e Fritz scappa dalle proprie responsabilità arruolandosi nell’esercito. 

Durante il periodo militare si contraddistingue come fuciliere provetto ma è innegabile che soffra di disturbi di vario tipo e quindi viene congedato, seppur con onore, nel 1903, mantenendo una sorta di rispetto per le sue qualità militari. 
Inoltre sempre in questo periodo viene visitato dall’ospedale militare dove viene dichiarato affetto da schizofrenia giovanile. 

Fritz torna di nuovo ad Hannover, il centro del suo passato e palcoscenico futuro dei suoi crimini, dove riprende le redini della sua vita dissoluta e violenta ricominciando a molestare i ragazzini, sempre più giovani di lui, da cui ricava la soddisfazione temporanea alle sue voglie. 

Nel 1914 viene condannato per furto a cinque anni di carcere dove viene ricordato come detenuto modello, loquace e disinteressato, e gli viene concessa la libertà vigilata nel 1917. Grazie a questa occasione, si unisce ad un gruppo di trafficanti ma al contempo lavora per la Polizia come informatore, definendosi: l’agente Haarmann.

Piccolo excursus storico:

Siamo ormai a ridosso della fondazione della Repubblica di Weimar, ultimo tassello della fallimentare Pace di Versailles, che conduce la Germania in una carestia post-bellica enorme, facendo dilagare la violenza e la fame.

La lunga scia di sangue considerata poi una conseguenza distorta della situazione di malessere, prenderà il nome di “Lustmord”.
Hannover piomba in un vortice di povertà dopo aver vissuto un periodo agiato e di abbondanza. Reperire cibo è costoso e difficile e il mercato nero si impone come principale economia. 
La fame di carne delle persone si può comparare alla stesso bisogno di carne che accomuna vari serial killer prolifici di questo periodo come “papàDenke” antropòfago di professione che terrorizza la parte est della germania a Münsterberg, che in linea d’aria con Dusseldorf e le gesta di Peter Kürten, insieme ad Hannover potrebbero formare “il triangolo di sangue” della Germania del primo ventennio del ‘900.

Dunque possiamo sollevare l’affermazione che un particolare stato di sofferenza sia fisica che sociale possa produrre una distorsione dei bisogni primari, trasformandosi in violenza e sfociando nell’omicidio? 
Questi individui sono nati con un bisogno di morte o qualcosa in loro si è rotto ad un certo punto dell’infanzia?

Bisogna considerare che il disturbo frenastenico è in grado di svilupparsi sia in utero che una volta nati e quindi nello sviluppo. Molte sono le cause che potrebbero dare frenastenia, che spaziano dalle emorragie celebrali a shock intro-utero della madre. 
Qualsiasi sia il termine utilizzato, non passa inosservato invece quello attribuito a Fritz dalla popolazione e poi dai media, che avranno un peso importante nella divulgazione e nel vano tentativo di risoluzione del “Lustmord”: la lunga scia di sangue della Germania post-bellica. (fine excursus)

Per adesso però vi parlerò di Fritz Haarmann, alias “der Vampir von Hannover”: Il vampiro di Hannover.

Il primo nome associato ai delitti del vampiro è quello di Friedel Rothe, che nel 1918 detta la brutalità del modus operandi di Fritz.
Friedel Rothe è un ragazzo disagiato che si guadagna ogni singolo pasto come meglio riesce e purtroppo per lui, viene notato da Fritz in un bar. Il loro rapporto rimane fermo al semplice piacere sessuale che Friedel e due suoi amici procurano a Fritz in cambio di doni.
Qui il piacere è ampiamente soddisfatto ma Fritz valuta di dare una svolta al turbine di depravazione in cui sta piombando.  
Il vampiro ha selezionato il suo primo assaggio.

Nell’appartamento di Fritz si consuma un affannoso rapporto sessuale con Friedel ma il suo erotismo sfocia in scatti violenti e maneschi tanto da terrorizzare Friedel che tenta di sottrarsi all’amplesso, ma avendo Fritz sopra di lui non riesce a difendersi.
Fritz lo azzanna alla giugulare con la forza di una belva che non lascia la presa fino a quando non toglie la vita dagli occhi del mal capitato.
Con una forza che rasenta il paranormale, serra la mandibola fino a far penetrare i denti nella gola, riuscendo a recidere una pezzo di carne che apre una squarcio schizzando di sangue gli occhi indemoniati di Fritz: il suo godimento sessuale perfetto.

Il bagno di sangue ed erotismo che ha vissuto in realtà lo impressiona, facendolo dubitare del suo operato.
Ma il piacere assoluto una volta raggiunto, è difficile dimenticarlo…

Completa il suo operato con maniacale precisione per disfarsi del corpo, facendolo a pezzi e disfandosi delle viscere nel fiume Leine di Hannover. Triste scenario futuro considerato la tomba di molte delle sue vittime.

Fritz però, non contento di quello che aveva fatto, continua il suo crimine occultando quello che resta del corpo, trasformandolo in tagli di carne che poi avrebbe rivenduto al mercato nero come carne suina di qualità.
Questo gli conferirà il secondo nome di “Der Metzger von Hannover”: il macellaio di Hannover.

Incredibile è la vicenda che porta al suo arresto perché viene colto dalla Polizia in flagranza di reato per atti di offesa al pudore e all’onore sessuale nei confronti di un ragazzino detenuto in casa sua. Durante l’arresto gli agenti mancano di poco la testa avvolta nella carta da giornale, occultata sotto la stufa. 
La sua detenzione dura poco e una volta rilasciato inizia a cercarsi casa come nulla fosse, anche se trova difficoltà a causa della sue frequentazioni e per l’abitudine di organizzare festini con ragazzini minorenni. 
La sua tana definitiva la trova sulla Nikolstrasse al n.47.

Siamo nel 1919 e la coppia Haarmann e Grans diventa sempre più solida. Hans Grans è un giovanotto che bazzica gli anfratti della città in fuga dalla sua famiglia, con un particolare odore di avventuriero che colpisce Fritz a tal punto da innamorarsi. Con lui coltiva un rapporto omosessuale sano ma per avere maggiore privacy dagli sguardi indiscreti, si rifugiano nella Neue Strasse al numero 8. Un sobborgo povero e pericoloso dove vivono tre prostitute dei marciapiedi: Elli, Anni e Dorchen.

Si forma quello che per Fritz è la prima vera famiglia, o che considera tale, ma questo non toglie dalla sua mente il desiderio irrefrenabile che lo assilla e perpetra i suoi delitti con costanza e precisione. Non si fà beccare!

Infatti, dai residenti nel quartiere, ricava un certo rispetto anche perché si fa benefattore regalando vestiari (che rimedia dai suoi contatti) oltre che a pezzi di carne che personalmente porta ai propri amici. In un momento di crisi e disperazione come quello della Germania post-bellica, questo tipo di comportamento non genera dubbi ma invece certezze. Certezze dove non ci sono e dove ognuno strappa la vita come riesce. E quindi rimediare qualcosa a gratis non è cosa di tutti i giorni.

La vicenda della “bacinella rossa” invece, diventa la prima sottovalutazione della Polizia, che nonostante brancoli nel buio alla ricerca dell’autore degli omicidi, non da peso alle richieste di attenzione di Elli e Dorchen che portano alle autorità un pezzo di carne prelevato da una bacinella nascosta in casa di un amico, preoccupate che non sia di origine animale.

Infatti Grans, il compagno di Fritz, stanco dell’omertà a cui deve sottostare, racconta loro la fine del giovane berlinese Fritz Franke, prelevato dalla stazione ferroviaria dopo che aveva chiesto informazioni all’agente Haarmann ossia Fritz.  

Svela alle due donne quello che Fritz commette da anni elencando i passaggi che sono il modus operandi del killer: le squarta sul pavimento, poi si sbarazza delle viscere nel fiume Leine e ricava dei tagli di carne commerciabili al mercato nero. 
Alcuni dei vestiti che rivende sono delle sue vittime.

La Polizia di fronte ad una storia tanto assurda, inspiegabilmente caccia le due prostitute che non meritano attenzione, ma forse la vera ragione è da ricercare nei rapporti di lavoro che lega Haarmann alla Polizia in un assurdo gioco di controllo e presunto occultamento. 

Nel 1923 ha inizio l’annus horribilis di Hannover ma l’anno più prolifico per Haarmann.

20 marzo 1923. L’agente Haarmann offre riparo ad un giovane apprendista, Wilhelm Schultze, 16 anni. Wilhelm non torna più a casa.
23 maggio 1923. Il quindicenne Ronald Huch incontra l’agente Haarmann e si fida di lui. La sua carne viene regalata ai vicini di casa.
30 maggio 1923. È il turno del tredicenne Ernst Ehremberg. Ernst è scappato di casa per sfuggire alle punizioni del padre e segue l’agente Haarmann che si offre di proteggerlo. Si perdono le sue tracce.

A questo punto, diventato troppo sospetto, Fritz preferisce allontanarsi dalla zona trovando una camera sulla Rothe Reine, entrato ormai in un circolo senza fine.

Il 24 agosto 1923. Heinrich Struss, 18 anni esce di casa nel pomeriggio, incontra l’agente Haarmann e non fa più ritorno a casa.
24 settembre 1923. Tocca a Paul Bronischewski, un ragazzo di Graz che fa tappa ad Hannover e lì rimane.
29 settembre 1923. Richard Graf , 17 anni, sta cercando un lavoro per scappare dalla vita infame che è costretto a fare. L’agente Haarmann ce l’ha un posto per lui. Nella Bacinella.
12 ottobre 1923. Wilhelm Erdner, 16 anni, segue di buon grado l’agente Haarmann. La sua ultima tappa è la Rothe Reine numero 2.
24 ottobre 1923. Christoph Wolf, 15 anni, è per strada a fare delle commissioni con il fratello maggiore, si allontana per andare in bagno e non ritorna più.

Nonostante l’ambiguità della sua figura, i sacchi neri e i secchi pieni di viscere non bastano ad allarmare il vicinato che, sempre con lo stesso trucco, viene ipnotizzato dalla figura pacifica e per nulla disturbante di Fritz, e comprato grazie alle frequenti donazioni di carne che fanno sì che i rumori di seghe e accette nel cuore della notte  siano un particolare irrisorio.

Il licantropo, come poi verrà definito, sembra rivelarsi di notte, mentre durante il giorno assume le sembianze dell’agente Haarmann.

10 novembre 1923. Adolf Hannappel, 17 anni, viene dalla campagna per lavorare in fabbrica. Nessuno lo vedrà mai arrivare in città. A parte l’agente Haarmann.
6 dicembre 1923. Adolf Hennies ha 19 anni e ha voglia di cambiare vita, vuole realizzare i suoi sogni, diventare importante, ma incontra Haarmann e scompare per sempre.
5 gennaio 1924. Ernst Spiecker, 17 anni, gironzola per strada per svolgere alcune commissioni in tribunale. Alla stazione incontra un simpatico agente dal viso sorridente. La sua carne verrà regalata al ristorante sotto casa.
15 gennaio 1924. Heinrich Koch ha 19 anni e frequenta il giro degli omosessuali ad Hannover: incontra un uomo che gli promette una somma sostanziosa per un rapporto sessuale e accetta. Haarmann getterà i suoi resti nella Leine.
2 febbraio 1924. Willi Seger, 19 anni, è un piccolo delinquente che si prostituisce per guadagnare qualche soldo. Il suo ultimo cliente è Haarmann.
8 febbraio 1924. Hermann Speichert incontra a 16 anni il suo carnefice. E finisce nella Leine in un sacco di plastica nero.

Ormai è il 1924 e Haarmann si è creato una reputazione consolidata e omaggiata da tutti, che ovviamente ignorano la sua altra natura. 

(Senza dubbio mantenere sotto controllo tutto quanto è sintomo di un metodo ritenuto infallibile se seguito alla lettera. Molti serial killer della storia ai propri interrogatori diranno che “qualcosa è andato storto”)

Il 23 giugno 1924 Haarmann viene arrestato in seguito ad un bizzarro avvenimento che vede coinvolto il quindicenne Karl Fromme, un ragazzino dei bassi fondi che merita una “raddrizzata”. Forse peccando di superbia e impunità Fritz fornisce al giovane l’occasione per accusarlo di molestie e abuso, attirando l’attenzione della Polizia che lo arresta per un interrogatorio.

Proprio l’atteggiamento femminile e una andatura scoordinata porta gli inquirenti a dubitare sulle sue qualità da killer motivando la quantità di vestiti che gli viene contestata da alcune segnalazioni, come semplice merce di contrabbando. 

“Qualcosa però è andato storto”.

I vestiti delle sue vittime lo hanno tradito, in particolare uno di essi. 
Un cappotto identificato dalla famiglia di Robert Witzel, scomparso il 26 aprile, viene perquisito e al suo interno rinvenuti i documenti rimasti nascosti nel taschino, forse non accuratamente controllato da Fritz.
A questo punto scatta l’incarcerazione.

Il processo incomincia il 4 dicembre 1924 e dura 14 giorni.

Haarmann è accusato di 23 omicidi e a difenderlo c’è solo un avvocato assegnatogli d’ufficio, dopo che tutti gli altri disponibili avevano rifiutato l’incarico.

L’alto muro di riservatezza che circonda il processo, in realtà trova corso nei passaparola delle persone e nei giornali scandalistici che ambiscono a portare maggiore rilevanza verso un tema che da qualche anno è motivo di paura e pressione verso uno stato assente e disorganizzato. 

Durante il processo Haarmann ha un comportamento altalenante che spazia dalle accuse verso il compagno Grans e quindi alla completa estraneità ai fatti a momenti in cui si assume la paternità di tutti i crimini, trovando l’unico barlume di pentimento dopo che la mamma di una delle sue vittime, aveva rivisto gli indumenti del figlio, zuppi di sangue secco.

Non avrà mai un vero pentimento perché secondo la sua esistenza le sue azioni erano necessarie per far fronte a un desiderio inarrestabile che altrimenti l’avrebbe ucciso internamente.

Viene condannato il 19 dicembre del 1924 alla pena capitale.

Il filosofo e psichiatra Theodor Lessing assegnato al caso, effettua una lettura del profilo psicologico dell’imputato riscontrando devianze sessuali capaci di impedirgli il godimento procurando il desiderio perverso di volere la morte dei suoi compagni per arrivare al piacere.

Grans verrà giudicato colpevole di complicità nei delitti e condannato alla pena capitale, che sarà tramutata in detenzione a 12 anni grazie ad una lettera ritrovata postuma e firmata da Fritz, in cui scagionava di ogni responsabilità Grans.

Le teste delle sue vittime sembrano simboleggiare ancora di più la sua esecuzione prevista appunto nella decapitazione tramite ghigliottina.
Questa pratica, specialmente durante la Repubblica di Weimar, fu accantonata e utilizzata solo per particolari vicende che ne richiedevano l’utilizzo anche su pressione dell’opinione pubblica, che in questa vicenda trova un posto di rilievo.
Proprio la popolazione insieme alle autorità e alle famiglie dedicheranno una lapide alla memoria delle vittime di “Haarmann, l’omicida di massa.”
La sua testa è tutt’ora conservata all’ Università di Gottingen.

Fritz Haarmann è solo la prima “musa” dell’estroso regista che rientra nei canoni del personaggio che Fritz Lang, sta cercando per definire la psicologia del protagonista del lungometraggio del 1931.

Nel prossimo articolo parleremo di un altro prolifico killer della Germania post-bellica durante la Repubblica di Weimar.

Qui una scena del film con “M” (Peter Lorre) che studia la sua vittima

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