JESSE POMEROY

“Non potevo farne a meno”
Jesse Harding Pomeroy nel 1874 a 15 anni

L’infanzia

Jesse Harding Pomeroy nacque il 29 novembre 1859, in uno dei peggiori bassifondi di South Boston nel Massachusetts, dove visse con la madre Ruth, il padre Thomas e il fratello maggiore Charles Jr.
Le informazioni sulla sua vita sono incerte, le uniche cose precise che si sanno sono che Jesse ebbe un’infanzia travagliata.
Thomas era un padre alcolizzato e violento, spesso portava lui ed il fratello in un capannone per punirli, ordinando loro di spogliarsi in modo che il pestaggio fosse più doloroso.
Oltretutto, Jesse fu vittima di bullismo da parte dei ragazzi del quartiere a causa della sua statura sopra la media e di un difetto all’occhio destro. Questi episodi lo portarono a isolarsi sempre di più, suscitando timore soprattutto nei bambini.
Allevato da sua madre, iniziò ben presto a coltivare una passione per i romanzi “macabri”, che probabilmente influenzarono una mente giovane e con una fervida immaginazione.

A 12 anni si sviluppò in lui l’interesse verso le torture a piccoli animali, come per esempio il canarino di sua madre.

Gli omicidi

Il 22 dicembre 1871 Jesse commise il suo primo atto violento contro un essere umano.
Attirò William Paine, un bambino di 4 anni, in un luogo appartato dove lo costrinse a spogliarsi.
La polizia, dopo la segnalazione della scomparsa, ritrovò il cadavere in un capanno appeso per le mani con una corda. La sua schiena era coperta di lacerazioni.
Questo fu l’inizio della storia di un giovane sadico, che trovava conforto nel torturare i ragazzi più piccoli e deboli di lui. Jesse prometteva caramelle e denaro ai bambini, che poi denudava e torturava.

La sua seconda vittima fu Tracy Hayden, di 7 anni, che legò e torturò nel febbraio del 1872.
La bambina venne ritrovata con gli occhi neri e gonfi, i denti rotti, il naso fratturato e il busto ricoperto di ferite da taglio.
La terza vittima: Robert Maier, un bambino di 8 anni. Venne spogliato, colpito con un bastone e costretto ad imprecare. Maier dichiarò alla polizia che mentre veniva picchiato, il suo aggressore si masturbava.
A metà luglio, Jesse colpì ancora. Questa volta si trattò di un bambino di 7 anni, a cui capitò la stessa sorte: un pestaggio violento e crudele, fino a quando Pomeroy raggiunse l’orgasmo.

A quel punto, la madre Ruth decise che la sua famiglia si sarebbe trasferita a sud di Boston.
Si presume che sospettasse della responsabilità del figlio nei recenti attacchi ai bambini.
Tuttavia, gli rimase sempre fedele e, in seguito, negò anche le accuse contro di lui.

Nonostante il trasferimento, la ferocia di Jesse non si fermò.
George Pratt venne legato, denudato e percosso senza pietà con una cintura. Questa volta Pomeroy alzò il livello delle atrocità: iniziò a graffiare George in profondità e, più volte, infilò un lungo ago in varie parti del corpo. Fortunatamente il ragazzino, mordendo il suo aguzzino, riuscì a liberarsi e a fuggire.
Il successivo sfortunato fu un bambino di 6 anni, Harry Austin. Oltre il solito modus operandi, questa volta Jesse usò il suo coltello da tasca per pugnalare la sua vittima nelle braccia e nelle spalle. Stava per tagliare i suoi genitali, quando fu interrotto dalla vicinanza di alcune persone.

Pochi giorni dopo, vicino ad una stazione ferroviaria, Pomeroy incontrò Robert Gould di 5 anni. Mentre stava minacciando il bambino con un rasoio, venne sorpreso da dei passanti e si diede alla fuga. Robert fornì una descrizione completa e accurata del suo aggressore: era un giovane adolescente con i capelli castani e un occhio quasi interamente bianco.

La cattura

A settembre del 1872 le forze dell’ordine visitarono la scuola di Jesse, ma non riuscirono ad identificarlo tra gli studenti. Lo stesso giorno Jesse decise di camminare intorno alla stazione di polizia e fu così identificato e catturato.
Nonostante l’interrogatorio intenso, Jesse rimase calmo e rivendicò la sua innocenza. Tuttavia, quando fu svegliato nella cella in cui era stato portato, sotto la minaccia di rimanerci per cent’anni, si arrese e dichiarò la sua colpevolezza. Quando gli venne chiesto perchè lo avesse fatto, riuscì solo a dire “non ho potuto farne a meno”.
Jesse Pomeroy venne così condannato a rimanere in un riformatorio fino all’età di 18 anni.

La madre non accettò questa condanna e fece una campagna per il rilascio di suo figlio.
Dopo soli 15 mesi, Jesse fu rilasciato in libertà vigilata. Sua madre e suo fratello promisero di prendersi cura di lui.

Il 18 marzo 1874 una bambina di 10 anni di nome Katie Curran entrò nel negozio di giornali, dove lavorava Charles Jr., per acquistare un quaderno. Charles disse che li aveva finiti e chiese a Jesse di accompagnarla nel seminterrato e di aiutarla a cercarli.
Ma quando arrivarono lì, Katie venne brutalmente massacrata e sgozzata.
Il cadavere rimase dove l’aveva lasciato, senza che nessuno notasse nulla di strano.
La madre di Katie iniziò a cercarla dopo poche ore e diede l’allarme alla polizia. Ciò nonostante, un testimone affermò di aver visto una persona spingere la ragazzina su un vagone di un treno.
La polizia stabilì quindi che si trattava di rapimento e il caso venne chiuso.

Ad aprile dello stesso anno, dei bambini stavano giocando sulla spiagga quando scoprirono un corpo e, avvertita la polizia, i sospetti caddero subito su Pomeroy.
I poliziotti lo cercarono a casa e, nonostante le proteste accese della madre, il ragazzo venne arrestato. A causa di ciò, la madre Ruth dovette dichiarare il fallimento del suo negozio e chiuderlo.
Quando i lavoratori andarono a fare la ristrutturazione, sentirono un odore molto forte.
Trovarono il cadavere in avanzato stato di decomposizione di Katie Curran nel seminterrato, sepolto in un mucchio di ceneri.

Il processo

Il processo a Jesse si svolse il 10 dicembre 1874.
Il procuratore generale invocò un verdetto di colpevolezza nell’omicidio di primo grado, la cui pena era l’impiccagione, ma la difesa insistette sul fatto che avesse delle turbe psichiche.
Fu definitivamente stabilito che Pomeroy sapeva e ammetteva che le sue azioni erano sbagliate, quindi la battaglia della difesa fu persa.
Venne condannato alla pena di morte a soli 15 anni.
Data la sua giovane età, nessun governatore se la sentì di firmare la sentenza. Alla fine, la decisione fu presa: l’ergastolo.
Durante la sua prigionia, l’unica persona a visitarlo fu sua madre.

Nel 1917 la punizione fu attenuata (rimase in isolamento per 43 anni) e gli fu permesso di integrarsi con il resto dei detenuti.
Nel 1929 fu rimosso dalla prigione di stato di Charlestown e venne portato in un ospizio della polizia, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Jesse Pomeroy morì il 29 settembre del 1932 senza sentirsi in colpa.
Non mostrò mai rimorso per le sue vittime.

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