JonBenét Ramsey e la tragica fine di una piccola reginetta di bellezza – prima parte

Se aprite la pagina di Wikipedia inglese alla voce “Death of JonBenét Ramsey” vi apparirà la foto di una persona che – a prima vista, senza sapere chi potesse essere – ricorda una donna in miniatura.

Capelli biondi come il miele, acconciati come quelli di una principessa, una pelle perfetta, maniacalmente truccata e un delizioso vestito bianco, dello stesso colore dei graziosi fiori che sono sulla sua testa.

Gli occhi? Grandi, azzurri, due oceani che tendono al blu.

Peccato che quella persona rappresentata nella fotografia non abbia neanche sei anni.

La casa dove abitava la famiglia Ramsey [di Jennifer Boyer, da Flickr]

JonBenét Ramsey è figlia di John Ramsey, uomo in carriera, e della sua seconda moglie Patricia, detta “Patsy”, che a vent’anni venne incoronata “Miss West Virginia”.

Eh già: Patsy è una bella donna che, come tante, ha partecipato ai concorsi di bellezza in America, e, ora che si occupa della casa e dei suoi due figli, riversa tutta la sua passione per quei talent di bellezza sulla sua piccola bambina.

Nell’arco della sua breve, brevissima vita, JonBenét vince un numero di titoli quasi incredibile: America’s Royale Miss, Little Miss Charlevoix, Little Miss Colorado, Colorado State All-Star Kids Cover Girl e National Tiny Miss Beauty.

Una vita già impostata su una strada ben precisa, stabilita dalla madre, che però si interrompe bruscamente il 26 dicembre del 1996 nella casa di famiglia di Boulder, Colorado.

Che qualcosa non vada i genitori se ne accorgono subito, di mattina, quando si svegliano e non trovano la loro bambina: chiamano il 911 disperati, in lacrime.

C’è una nota di due pagine in cui viene chiesto un riscatto perché la bambina venga restituita alla famiglia: c’è scritto tanto su quei fogli (il che è inusuale per questa tipologia di crimini), ritrovati in cucina dalla madre, o almeno, così afferma lei.

La lettera che la madre di Jonbenét afferma di aver trovato [autore sconosciuto, da Wikipedia]

La Polizia arriva, iniziano le ricerche, ma comincia anche una catena di errori che porterà questo caso ad essere tutt’ora uno dei maggiori crimini irrisolti nella storia d’America: già, perché JonBenét viene ritrovata dal padre poche ore dopo, nella taverna della casa, la bocca chiusa da un pezzo di nastro adesivo, polsi e collo legati con una corda di nylon.

La piccola è morta, probabilmente di una morte orribile, atroce: una sorta di garrota, strangolata, e un trauma cranico.

Lui è disperato: prende in braccio il cadavere della bambina, lo porta nelle stanze superiori, agli inquirenti, i quali sono assieme ad amici e parenti della famiglia.

Ci sono persone che spostano oggetti, addirittura chi pulisce la casa e ora il cadavere della piccola è stato spostato dal luogo del ritrovamento: non è strano immaginare la difficoltà degli agenti nel condurre le indagini.

Le piste seguite sono tante: vengono indagati i genitori di JonBenét, prima la madre, accusata di aver strangolato la figlia in un momento di rabbia, poi anche il padre, per abuso su minore.

Si pensa al fratello, si pensa ad un intruso, ma non si trova soluzione.

Ci sono tante, troppe domande su questo caso che ancora devono trovare risposta: l’autopsia rivelò che poche ore prima della morte Jonbenét mangiò dell’ananas, che fu effettivamente ritrovata in cucina, dentro una ciotola, ma nessun famigliare si ricorda di aver dato alla bambina da mangiare il frutto.
La sua vagina, anche se non ci sono prove certe di evidenza sessuale e non fu ritrovata traccia di sperma, presentava delle ferite.
Il test del DNA ha escluso la pista della famiglia: ma allora, di chi è quello ritrovato sul corpo della piccola? Quale sarebbe la motivazione reale che ha spinto il killer a compiere un gesto così efferato?

Vorrei dedicare un articolo a parte sulle indagini eseguite su questo caso, che ancora non ha né una soluzione e può poggiarsi su ben poche certezze, fra cui il fatto che a JonBenét la vita nessun potrà più farla avere.

La tomba di Jobenét Ramsey nel cimitero di
Saint James Episcopal a Marietta, Georgia [autore sconosciuto, da Wikipedia]

Matilde Mussoni

Le immagini sono prese da Google e potrebbero essere soggette a Copyright

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