Etan Patz: il primo bambino la cui foto fu stampata sui cartoni del latte

Articolo di Miss Coraline

Etan Patz era un bambino di 6 anni che, la mattina del 25 Maggio 1979, scomparve nel nulla a New York, nel quartiere di SoHo a Manhattan.
Quel giorno i genitori di Etan, Stanley e Julie Patz, permisero per la prima volta al piccolo di recarsi da solo fino allo scuolabus. Doveva camminare per due isolati per raggiungere la fermata a West Broadway in Spring Street. Indossava un cappello blu, una maglietta blu, blue jeans, e scarpe blu. Aveva in tasca un dollaro che gli avevano dato i genitori per comprarsi una bevanda da gustare durante il tragitto. Non raggiunse mai la fermata dell’autobus. Quando non ritornò a casa, alla fine della giornata di scuola, la madre chiamò la polizia. Inizialmente, gli investigatori considerarono i Patz come potenziali sospettati ma determinarono poi che non avevano nessun coinvolgimento nella vicenda.
La sera iniziarono le ricerche approfondite, usando quasi 100 poliziotti e una squadra di segugi. Le ricerche continuarono per settimane. I vicini e la polizia riempirono la città con poster di Etan, ma ottennero poche piste.
Stan Patz, il padre di Etan, era un fotografo professionista e aveva una collezione di foto che aveva fatto al figlio. Il volto del piccolo fu stampato su innumerevoli poster e volantini. Etan fu il primo bambino la cui immagine fu stampata sui cartoni del latte. Il suo volto fu proiettato anche sugli schermi di Times Square.
Le ricerche del bambino andarono avanti per tanti anni, ma nessuna pista seguita dalla polizia sembrava essere quella giusta, nessuna chiamata di riscatto arrivò ai genitori che rimasero notte e giorno attaccati al telefono: nessuno sembrava aver più visto Etan dalla mattina del 25 Maggio 1979.
Nel 1985, dopo esser stato incaricato del caso Patz, il procuratore Stuart R. GraBois identificò Jose Antonio Ramos come un possibile sospettato. L’uomo era stato precedentemente condannato per abuso di minore e detenuto in Pennsylvania. Alcuni bambini avevano accusato Ramos di aver cercato di attirarli in una caditoia, nella zona in cui viveva nel 1982. Quando la polizia perlustrò il luogo, trovò fotografie di Ramos e di bambini che somigliavano a Etan. La prima volta che fu interrogato da GraBois, Ramos dichiarò che il giorno in cui Etan scomparve, aveva portato un ragazzo nel suo appartamento con l’intenzione di stuprarlo ma che alla fine lo aveva lasciato andare. Disse che era sicuro al 90 per cento che si trattasse del bambino comparso, in seguito, in televisione ma non usò mai il nome “Etan”. Le autorità non trovarono mai prove a suo carico.
Stanley e Julie Patz, iniziarono così un’azione legale contro Ramos. Ogni anno, nell’anniversario del compleanno di Etan e della sua scomparsa, i Patz inviavano a Ramos una copia del poster di loro figlio, sempre con lo stesso messaggio: “Cosa hai fatto al mio piccolo Etan?”
Ramos negò di aver ucciso Etan. In seguito fu rinchiuso per 20 anni in carcere, nello State Correctinal Institution a Dallas, per aver molestato nuovamente un bambino. Venne rilasciato il 7 novembre 2012. Poco dopo la sua scarcerazione fu arrestato nuovamente per aver violentato e ucciso brutalmente la piccola Megan Law di 7 anni.
Nel 2001 Etan Patz fu dichiarato legalmente morto.
Il 24 maggio 2012, Il sovrintendente della polizia di New York Raymond Kelly annunciò che un detenuto si era autoaccusato della scomparsa del piccolo Patz.
L’uomo fu identificato con il nome di Pedro Hernandez di 51 anni che confessò di aver strangolato Etan. Hernandez all’epoca diciottenne, era impiegato come commesso in un minimarket nel maggio del 1979 a Soho. Etan entrò nel negozio con un dollaro in tasca, per acquistare una soda da bere a pranzo. Fu allora che l’uomo lo aggredì e trascino’ nel seminterrato del negozio per abusarne sessualmente. Soffocò Etan e più tardi, lo stesso giorno, si sbarazzò dei resti del corpicino gettandoli nell’immondizia.
Dichiarazioni fatte nel maggio 2012 dalla sorella di Hernandez, Nina, e da Tomas Rivera, leader di un gruppo cristiano nella Chiesa cattolica St. Anthony of Padua a Camden, New Jersey, indicavano che Hernandez aveva pubblicamente confessato di aver ucciso Etan in presenza dei fedeli della parrocchia. Secondo la sorella, era un “segreto di famiglia confessato in chiesa.” Un grand jury di New York condannò Hernandez il 14 novembre 2012, per omicidio di secondo grado e rapimento.
L’avvocato difensore di Hernandez affermò che all’uomo era stato diagnosticato un disturbo schizofrenico di personalità, che include allucinazioni. L’avvocato ha anche detto che il suo cliente aveva un QI di circa 70, “ai limiti della seminfermità mentale.”
Il 12 dicembre 2012, Hernandez ritrattò, dichiarandosi non colpevole per i due capi d’imputazione: omicidio e rapimento. Harvey Fishbein, difensore di Pedro Hernandez, presentò una mozione dicendo che “la confessione di Hernandez era falsa, piena di dichiarazioni dubbie e fatta dopo quasi sette ore di interrogatorio della polizia” sostenendo che avesse solo immaginato di uccidere. Tuttavia, il giudice della Corte Suprema di Manhattan Maxwell Wiley decretò che le prove erano “legalmente sufficienti per supportare le accuse” e che il caso poteva proseguire. Il primo processo si concluse con l’annullamento: la giuria non riuscì ad avere un verdetto univoco.
Al secondo processo però la confessione di Hernandez fu molto precisa e particolareggiata. L’accusa chiamò a deporre in aula diversi familiari dell’uomo che raccontarono come Hernandez avesse confessato anche a loro, più volte nel corso degli anni, di aver «ucciso un bambino a New York».
Il caso del piccolo Etan scosse profondamente l’America, tanto da trasformarlo nel più famoso «Bambino scomparso» nella storia della città di New York. E la sua scomparsa inaugurò quella che possiamo chiamare «l’era dell’ansietà» tra i genitori americani (fino allora era normale lasciare andare i figli a scuola da soli anche in una città come Manhattan) dando vita al movimento «Missing Children» la cui effige viene ancora stampata sui cartoni del latte.

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