Dar’ja Nikolaevna Saltykova: L’Orchessa

La contessa Erzsébet Báthory è ben nota ai piú, una figura storica resa famosa dalle sue gesta sanguinarie, purtroppo però non è stata l’unica nobildonna con la passione per torture e omicidi nel corso della storia:
Anche la russa aristocratica Darya Nikolayevna Saltykova si è guadagnata un soprannome che poco lascia all’immaginazione;

“Saltychikha” ossia “L’orchessa” era il nome che tra il 1756 e il 1762 faceva tremare i servi della gleba di Mosca, essendo loro le vittime predilette della furia e del sadismo di questa ricca proprietaria terriera.
Giovanissima sposò Gleb Alekseevich Saltykova, capitano di reggimento della guardia reale, ebbero due figli e tutto sembrava perfetto; Darya era descritta come una donna pia e devota, che amava aiutare i bisognosi, ma l’idillio andò in frantumi alla morte del marito quando lei aveva solo 25 anni, e oltre alla vita perfetta andò in frantumi anche la sua sanità mentale: ereditò infatti, vastissime proprietà, ville, terreni e migliaia di servi della gleba, e su questi ultimi iniziò a sfogare i suoi sempre più frequenti scoppi d’ira, le sue punizioni iniziarono a diventare severe e crudeli.


Il colpo di grazia che le fece totalmente perdere il controllo arrivò poco dopo, ed ebbe a che fare con un uomo (Nikolay Tyutchev ) che conobbe qualche anno dopo la morte del marito e con il quale intrecciò una relazione amorosa, inconsapevole che Nikolay si era infatuato di una donna più giovane che aveva poi sposato in segreto. Cieca dalla rabbia Darya cercò più volte di assassinare i due amanti: Prima incaricò i suoi servi di dare fuoco alla residenza dell’uomo ma questi si rifiutarono, in seguito organizzò un agguato per i due innamorati, ma questi vennero prontamente avvisati, decidendo di scappare in un’altra regione della Russia, dove le grinfie dell’amante respinta non sarebbero arrivate.
Privata della sua vendetta, Darya riversò il suo rancore verso tutte le donne, in questo caso le sue serve che le ricordavano quella ragazza che le aveva “strappato” il suo amore; Infatti più erano giovani e belle o in procinto di sposarsi e più era certo che avrebbero fatto una brutta fine:
Con la scusa che i lavori non venivano eseguiti secondo suo gusto, le fanciulle venivano bastonate selvaggiamente, frustate, trascinate per i capelli fino a strapparglieli e le teste ripetutamente sbattute contro pareti e pavimenti. Gradualmente l’entità delle ferite inferte aumentò e le torture s’affinarono : Immergeva la testa delle vittime in bacinelle di ghiaccio, o acqua bollente, bruciava i capelli, gli ustionava le orecchie con bigodini o ferri roventi, rompeva loro le ossa usando un grosso martello, le scuoiava a poco a poco, poiché il tutto era atto a non provocare istantaneamente la morte per poter così prolungare le sue sevizie a lungo anche se, quando si stufava ordinava ai suoi servi di continuare mentre lei semplicemente si godeva lo spettacolo.
Non risparmiava nemmeno bambine (due delle vittime avevano 10 e 12 anni) e donne incinte: dopo averle torturate fino a procurargli l’aborto, le gettava fuori di casa nel gelido inverno russo lasciandole morire assiderate e di stenti.
Le morti venivano fatte passare come “incidenti domestici” ma i corpi erano talmente mutilati (la quasi totalità dei cadaveri non aveva neppure capelli sulla testa poiché l’Orchessa si divertiva anche a strapparglieli con le mani) e martoriati che i preti si rifiutavano di richiedere i certificati di morte e dare loro i sacramenti, così venivano gettati in fosse comuni nelle vicinanze della villa.


Vennero presentate ben 21 denunce che non ebbero seguito per via del rango e delle conoscenze della Saltykova, ma nel 1762 due servi, Ilyin Sakhvely e Ermolay Martynov, che avevano perso tre mogli a causa della loro padrona, fuggirono e dopo una serie di rocambolesche avventure riuscirono a far pervenire a Caterina II una richiesta scritta, nella speranza che finalmente qualcuno fermasse la furia omicida di Darya.
Caterina II rimase inorridita e dopo una prima perplessità sul da farsi decise che come aveva promesso sarebbe stata una “madre per tutti i russi”, così aprì un procedimento contro la nobildonna, ma il caso una volta arrivato al Collegio di Giustizia di Mosca, mise in seria difficoltà i funzionari: Se da un lato la richiesta non poteva essere ignorata poiché arrivata dall’Imperatrice stessa, dall’altro non c’era un funzionario dell’alta amministrazione che non avesse legami di parentela o amicizia con la Saltykova, si decise infine di affidare il caso ad un funzionario (Stepan Volkov) non nobile e che non conoscesse l’imputata.


Durante il processo durato sei anni, emersero i tantissimi permessi (ovviamente fasulli) rilasciati a serve e contadine per tornare ai loro villaggi, in cui però le stesse non erano mai arrivate. Il tasso di mortalità delle donne, inoltre, superava di gran lunga quello degli uomini (“solo” tre vittime erano uomini).
Emersero 138 nomi di cui :
-50 erano state ufficialmente dichiarate “morte per malattia “

72 scomparse
-16 morti sospette
Venne richiesto il permesso di torturare l’Orchessa e persino i suoi stessi servi per verificare la veridicità delle loro affermazioni, ma l’imperatrice negò il permesso di usare qualsiasi tipo di tortura, e confiscò il denaro della donna (affidandolo temporaneamente ad un “custode”) al fine di evitare che venissero elargite tangenti durante il processo.
Infine, dopo tre anni, fu ritenuta colpevole di 75 omicidi ma solo di 38 fu possibile rinvenire o riconoscere i cadaveri.

Ritratto di Dar’ja Nikolayevna Saltykova (a destra) con sua sorella


Caterina II decise di infliggere una pena esemplare: le tolsero definitivamente tutte le ricchezze, le proprietà ed i titoli nobiliari, pubblica gogna della durata di un’ora, in cui l’aguzzina era legata ad una colonna della piazza Rossa con il capo scoperto ed un cartello al collo recante la scritta “ Ho torturato e ucciso” ( si dice che nessuno osò mai scagliarle una pietra o un insulto, si limitavano a guardarla incuriositi ed intimoriti), infine fu condannata alla reclusione a vita in una stanza minuscola e senza finestre appositamente costruita per lei sotto ad un monastero di Mosca, completamente al buio e incatenata.

Dopo 11 anni di prigionia e isolamento, decisero di spostarla in una cella con una piccola finestra dalla quale poter sentire le liturgie, ma dopo 11 anni di buio totale tutta quella luce fu per lei un terribile shock.

Morí a 71 anni, e venne seppellita nella parte antica del cimitero di Mosca, nel mausoleo di famiglia.





Monastero Donskoy di Mosca, luogo di sepoltura della Saltychikha.

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