DANILO RESTIVO E L’OMICIDIO DI ELISA CLAPS

Elisa Claps, sedicenne al momento della sua scomparsa nel 1993, era una studentessa al terzo anno di liceo classico di Potenza. La mattina del 12 settembre 1993 Elisa esce di casa per recarsi a una funzione religiosa nella vicina chiesa insieme ad un’amica, promettendo al fratello maggiore, Gildo (ex campione regionale di nuoto), di rientrare entro le 13 per raggiungere insieme la famiglia nella casa di campagna dei Claps, a Tito, e pranzare tutti insieme; invece di lei si perderà ogni traccia.

Secondo le testimonianze, la giovane aveva in realtà concordato con l’amica in questione di recarsi presso la chiesa della Santissima Trinità, sita nel centro di Potenza, per incontrare un amico che doveva consegnarle un regalo per festeggiare la promozione agli esami di riparazione[. Fu scoperto in seguito che la persona incontrata da Elisa è Danilo Restivo, che risulterà anche essere l’ultimo ad aver visto la ragazza: il giovane viene sospettato dagli inquirenti di avere un ruolo importante nella scomparsa della ragazza per l’incapacità di ricostruire i suoi spostamenti dopo l’incontro.

Infatti alcune ore dopo la sparizione di Elisa, Restivo si presenta con gli abiti insanguinati al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino per farsi medicare un taglio alla mano, raccontando ai medici d’essersi fatto male in seguito ad una caduta nel cantiere delle scale mobili vicino alla chiesa della Santissima Trinità. La ferita, tuttavia, sembra essere provocata da una lama. I vestiti che il giovane indossava quella domenica appaiono vistosamente insanguinati, ma non vengono sequestrati immediatamente, e lo stesso si rende irreperibile per i due giorni successivi con la scusa di dover sostenere un esame universitario a Napoli.

Restivo afferma di aver parlato con Elisa per qualche minuto, chiedendole consiglio su come comportarsi con una comune amica della quale s’era innamorato e che, inoltre, Elisa gli avrebbe confidato d’avere paura a causa di un individuo che l’aveva importunata mentre stava entrando in chiesa; dopodiché, secondo il racconto di Restivo, la ragazza si sarebbe allontanata mentre lui s’era trattenuto a pregare.

Il giovane Restivo è noto per l’abitudine di importunare le ragazze delle quali si invaghisce e alle quali spesso fa telefonate mute seguite dalla colonna sonora del film Profondo rosso o dalla nota melodia Per Elisa di Ludwig van Beethoven. Un’altra abitudine decisamente insolita di Restivo è quella di tagliare di nascosto ciocche di capelli a giovani donne con un paio di forbici che porta sempre con sé. Alcune amiche di Elisa dichiararono che Restivo aveva tentato di corteggiarla senza successo e che era abitudine del giovane cercare di ottenere appuntamenti dalle ragazze da cui era attratto con la scusa di offrire piccoli doni, diventando poi aggressivo e violento quando le ragazze che gli interessavano rifiutavano i suoi approcci.

Quando apprende che la giovane aveva avuto un appuntamento con Restivo, la madre di Elisa focalizza la sua attenzione contro il ragazzo, dichiarando che, con ogni probabilità, Danilo ha ucciso Elisa e ne ha occultato il corpo. La donna perciò chiede ripetutamente agli inquirenti d’indagare a fondo su Restivo, ma senza esito, fino a quando, quasi diciassette anni dopo, i resti della giovane vengono ritrovati nel sottotetto della chiesa dove Elisa s’era incontrata con Restivo e dentro la quale i familiari di Elisa avevano chiesto fin dall’inizio d’effettuare un’accurata perquisizione.

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Come detto in precedenza, il 17 marzo 2010, i resti di Elisa Claps vengono ritrovati occultati in fondo al sottotetto della chiesa potentina della Santissima Trinità (la stessa dove Elisa si era recata il giorno della scomparsa), sembrerebbe scoperti per caso da alcuni operai durante lavori di ristrutturazione per infiltrazioni d’acqua[; oltre ai resti umani, vengono trovati anche un orologio, gli occhiali, gli orecchini, i sandali e quel che resta dei vestiti della giovane. Il reggiseno appare tagliato ed i jeans sono aperti, suggerendo che la ragazza abbia subito un’aggressione a sfondo sessuale prima di essere uccisa[.

Il ritrovamento verrà giudicato dai familiari una messa in scena, ritenendo loro che fosse avvenuto in precedenza e che fosse stato tenuto nascosto dal parroco della chiesa, don Mimì Sabia: la madre di Elisa ha dichiarato di sospettare del religioso, poi deceduto, perché non le avrebbe mai permesso di «vedere l’interno della chiesa», e il fratello della scomparsa ha chiesto al vescovo di Potenza di «dire finalmente la verità su quanto accaduto».

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Particolare scalpore è derivato anche dal fatto che, appurata la circostanza del ritrovamento del cadavere da parte del viceparroco alcuni mesi prima della sua segnalazione, questi abbia affermato di aver taciuto il fatto poiché «quel giorno il nostro Arcivescovo era impegnato in un convegno, riprovai al telefono senza dire di cosa si trattasse ma non riuscii a mettermi in contatto. Decisi così che gli avrei parlato l’indomani. Ma la cosa poi mi scivolò di mente.». Maggiori dettagli su come si sia giunti alla scoperta trapeleranno solo in seguito, quando – a gennaio 2013 – si chiuderanno le indagini della magistratura sulle due donne delle pulizie che avevano avvertito il parroco della scoperta fatta nel sottotetto, e che hanno rilasciato dichiarazioni discordanti[.

Il 19 maggio 2010, Danilo Restivo, già coinvolto a suo tempo nel caso sulla sparizione di Elisa Claps e successivamente trasferitosi in Inghilterra, viene fermato dalla Polizia del Dorset, con l’accusa di omicidio volontario con riferimento al brutale assassinio del 2002 ai danni dell’allora sua vicina di casa, la sarta Heather Barnett. Da tempo era tenuto sotto controllo e pedinato dalla polizia locale, che lo aveva anche ripreso mentre in una zona boschiva – armato di uno stiletto – pedinava con atteggiamento sospetto donne inglesi. Alla data del 28 maggio 2010 i risultati dell’autopsia sui resti del corpo sono ancora secretati. Gli inquirenti hanno comunque comunicato che Elisa Claps è stata uccisa con 13 colpi di un’arma da taglio e a punta[.

Il 29 giugno 2010 alcune foto contenute nella perizia medico legale filtrano alla stampa[. Il 6 luglio 2010 Vincenzo Pascali, direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, riferisce ai consulenti delle parti che dalle tracce di sperma trovate sul materasso posto vicino al cadavere sono stati estratti due codici genetici – diversi tra loro – e su uno strofinaccio sequestrato nei locali del centro culturale Newman (che ha sede nella canonica, sotto al sottotetto) si è riusciti ad estrarre un terzo codice genetico sovrapponibile ad uno di quelli estratto dal materasso. Pertanto, sarebbe così possibile risalire a due individui di sesso maschile che hanno utilizzato tale materasso come alcova.

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Il 12 settembre 2010, a Potenza, si tiene una manifestazione a ricordo di Elisa Claps, da parte dell’associazione Libera, con centinaia di cittadini che scendono in piazza per chiedere giustizia. Il fratello Gildo ricorda che nel 1996 nel sottotetto della chiesa della Trinità – per la durata di circa un anno – si tennero dei lavori durante i quali l’impresa appaltatrice “incernierò dei cassettoni proprio in corrispondenza del cadavere di mia sorella. Ridicolo pensare che nessuno abbia mai visto niente”; e sostiene che nel 2008 qualcuno deve aver rimosso del materiale che copriva il corpo. Pertanto chiede conto di ciò al vescovo ritenendo che o sapesse, oppure non fosse capace di controllare gli uomini della sua Diocesi, concludendo con l’opinione: “Il ritrovamento è stato solo una messinscena”.

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Il 25 ottobre 2010 vengono rese note alcune risultanze aggiuntive: i clasti (sassolini) provenienti dal sottotetto e presenti nel solco del tacco di Elisa Claps dimostrano che Elisa arrivò viva, camminando, nel sottotetto e che poi vi fu uccisa; Elisa sarebbe stata colpita con una forbice di medie dimensioni e da una lama tagliente; l’aggressore si accanì tagliando, probabilmente rivoltandone anche il corpo, per un tempo relativamente lungo dopo l’aggressione, con Elisa moribonda o già morta; il bottone rosso trovato vicino al suo cadavere potrebbe essere appartenuto con molta probabilità a un abito cardinalizio; i fori presenti nel tavolato posto sotto le tegole, in corrispondenza del luogo di ritrovamento del cadavere, risultano praticati con un cacciavite spaccato, di piccole dimensioni, e fanno pensare a operazioni condotte senza metodo per creare frettolosamente una feritoia nel sottotetto allo scopo di far disperdere i miasmi.

Il 30 giugno 2011 Danilo Restivo viene condannato all’ergastolo dalla Crown Court (tribunale) di Winchester per l’assassinio di Heather Barnett, uccisa il 12 novembre 2002 a Charminster, un villaggio del Dorset nei pressi di Bournemouth. Nel pronunciare la sentenza – in cui si afferma che senza ombra di dubbio Restivo ha ucciso anche Elisa Claps – il giudice Michael Bowes ha inoltre detto a Restivo: “Lei non uscirà mai di prigione […]. Lei è recidivo. È un assassino freddo, depravato e calcolatore […] che ha ucciso Heather come ha fatto con Elisa [Claps, n.d.r.] […]. Ha sistemato il corpo di Heather come fece con quello di Elisa. Le ha tagliato i capelli, proprio come Elisa […]. Merita di stare in prigione per tutta la vita[.

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L’8 novembre 2011, presso il Tribunale di Salerno, ha inizio il processo di primo grado a Danilo Restivo, con rito abbreviato. Nel corso della prima udienza i PM, facendo notare che i reati più gravi a carico di Restivo – che avrebbero potuto far scattare l’ergastolo – sono tutti prescritti, avanzano la richiesta di 30 anni di reclusione, ossia il massimo possibile, unitamente all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e tre anni di libertà vigilata al termine dell’espiazione della pena[. L’11 novembre 2011 Restivo viene condannato a 30 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata per tre anni a fine pena, oltre al versamento di € 700.000 alla famiglia Claps a titolo di risarcimento[.

Il processo di appello, iniziato a Salerno il 20 marzo 2013 e celebrato in presenza di Restivo (dall’11 marzo 2013 estradato temporaneamente in Italia[), si conclude il 24 aprile 2013 con la conferma della condanna a trent’anni per Restivo, il quale sconterà la pena dell’ergastolo in Inghilterra. Il 23 ottobre 2014 la Corte di Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 30 anni inflitta nei confronti di Restivo nei precedenti gradi di giudizio.

L’11 novembre 2011 l’avvocato della famiglia Claps, prima della lettura della sentenza, ha sottolineato come per l’omicidio di Elisa, Danilo Restivo non avrà l’ergastolo “per colpa della Chiesa che, in questi 18 anni, ha permesso che siano stati prescritti i reati concorrenti” di violenza sessuale e occultamento di cadavere[. Lo stesso GUP Boccassini in primo grado aveva scritto nella sua sentenza di “condotte di inquinamento probatorio imputabili a famigliari e terzi”, di omissioni gravi.

Fonte articolo: Wikipedia

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