SIMONE PIANETTI – Il giustiziere della Val Brembana

(Grazie a Loredana Roggero per la segnalazione)

Simone nacque il 7 febbraio 1858 nella Val Brembana, in provincia di Bergamo. Di carattere aggressivo e sanguigno, tentò di uccidere il padre per questioni legate all’eredità. Successivamente, come molti altri coetanei, emigrò a New York. Riuscì fin da subito a sbarcare il lunario aprendo una società di importazione vino e frutta con l’amico Antonio Ferrari. Tuttavia, con il successo arrivarono anche i primi problemi con la mafia locale, la Mano Nera, che esigeva un pagamento in cambio di protezione. Di rado ci si metteva contro la mafia, ma Pianetti decise di denunciare comunque la cosa alla polizia. Furono arrestati una decina di esponenti del clan, ma a caro costo. L’amico Antonio Ferrari verrà trovato morto poco dopo. La stessa vita di Pianetti era rischio e così dovette abbandonare la città e far ritorno a Bergamo sotto mentite spoglie.

Inizialmente fu molto difficile riabituarsi a un ambiente completamente differente rispetto all’America, ma non aveva molta scelta. Sposò Carlotta Marina, con la quale ebbe sette figli, e aprì una taverna che gli fruttò un discreto successo.

Dopo i primi tempi in cui gli affari andavano a gonfie vele, Pianetti venne messo al centro di maldicenze in cui veniva bollato come libertino, anarchico e anticlericale. Seguì un vero e proprio boicottaggio nei confronti della sua locanda, con gli avventori che venivano messi in guardia dalle autorità politiche ed ecclesiastiche del paese: alla lunga venne obbligato ad abbandonare l’attività per mancanza di clienti.

Con i soldi rimanenti decise di trasferirsi con la famiglia nel vicino comune di San Giovanni Bianco, al fine di evitare le persone che l’avevano in antipatia. Qui aprì un mulino elettrico, un’opera all’avanguardia per quei tempi. Dopo un periodo iniziale in cui le cose sembravano andare per il meglio, cominciò a essere additato, con la sua farina, come portatore di maledizioni e malattie (tanto che il suo prodotto veniva chiamato la farina del Diavolo), situazione che lo obbligò ad abbandonare nuovamente l’attività mandandolo definitivamente sul lastrico.

Dopo aver toccato il fondo, cominciò a prendere in considerazione numerose soluzioni. La prima, quella del suicidio, venne più volte manifestata ad amici, ma venne anche rapidamente scartata, mentre cominciò a farsi spazio quella della vendetta nei confronti di chi lo aveva costretto in quella situazione.

La mattina del 13 luglio 1914 uscì di buon’ora dalla sua casa, imbracciò il suo fucile a tre canne e si diresse verso la piccola valle di Sentino dove, dopo un appostamento di un paio d’ore in un cespuglio, uccise il Dottor Domenico Morali. Poi fu il turno dell’aiutante del Sindaco e di sua figlia, perchè il Sindaco era assente quella mattina. Salì quindi nella parte alta del paese dove uccise il calzolaio, il parroco e, infine, Caterina Milesi che gli doveva dei soldi da lungo tempo. Tutte persone che negli anni avevano alimentato le dicerie contro di lui. Poi fuggì attraverso i boschi che conosceva benissimo. Il 14 Luglio Pianetti fu avvistato da un gruppo composto da sette militari, con i quali ebbe uno scontro a fuoco, senza conseguenze fisiche per alcuno, e riuscì a fuggire.

Nel frattempo l’opinione pubblica si divideva tra chi difendeva il povero Pianetti e chi lo considerava nient’altro che un assassino:

«Qui tutti sapevano che il Pianetti era perseguitato… Chi vuol vivere tranquillo deve essere ossequiante al parroco del luogo… Il parroco è il feudatario ed i paesani si dividono in vassalli e valvassori a seconda della loro astuzia e del loro stato economico… Al Pianetti ne avevano fatte tante che non poteva più frenarsi»
(Il Secolo, 20 luglio 1914)

I giornali stavano trasformando Pianetti nel liberatore Robin Hood. Nonostante la taglia di 5 mila lire, nessuno riuscirà più a trovarlo.

Secondo alcune ipotesi, la latitanza è stata possibile grazie alla complicità dei carbonai e dei pastori che lo vedevano come un giustiziere. Inoltre, l’incombere della prima guerra mondiale distolse l’attenzione dal fuggiasco che così non fu mai trovato. Pare sia ritornato in America con documenti falsi ma, secondo altri, fuggì in Svizzera dove morì.

Fonte. Wikipedia

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