GINO GIROLIMONI – Il presunto mostro di Roma

Siamo nella Roma di inizio novecento quando il fotografo Girolimoni viene accusato dello stupro di 7 bambine e dell’omicidio di 5 di loro. Un’accusa infamante seguita da una campagna mediatica così diffamatoria da far divenire il suo nome sinonimo di pedofilia, depravazione.

Ma è stato tutto un errore giudiziario.

Girolimoni nasce a Roma nel 1889 e lavora come fotografo e come mediatori per gli operai che subiscono infortuni sul lavoro. Tra il 1924 e il 1927 cominciano una serie di rapimenti, stupri e omicidi che vedono come prima vittima la piccola Emma Giacomini, di quattro anni. I giornali sollecitano la cattura del colpevole, mentre lo stesso Benito Mussolini, visto il clamore del caso e per non far sfigurare il regime, decide di convocare Arturo Bocchini, capo della polizia. Gli omicidi, tuttavia continuano. In particolare, il secondo caso, quello di Bianca Carlieri, solleva per tutto il mese di giugno un’ondata di indignazione nell’intero paese. La notizia scompare per poco tempo solo dopo la sparizione del deputato socialista Giacomo Matteotti.

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Numerose le persone accusate, ma l’attenzione alla fine si rivolge al fotografo Gino Girolimoni. Una bambina di 13 anni, che lavora come cameriera, descrive con minuzia di particolari un uomo che ogni tanto le rivolge la parola. Il padrone ne annota la targa e riferisce il tutto alla polizia che poi risale a Girolimoni. La notizia del suo arresto fa scalpore e sui giornali impazzano titoloni che annunciano la cattura de “il mostro di Roma”. Alcuni scrivono che sono state raccolte “prove irrefutabili” e che i criminalisti sono d’accordo nel ravvisare nei tratti somatici dell’arrestato i segni caratteristici del criminale.

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Nonostante i 4 mesi di isolamento, le prove fabbricate per accusarlo, e i tentativi, forse anche violenti, di farlo confessare, alla fine Girolimoni viene scarcerato, dopo 11 mesi di prigione, per assenza di prove e perchè estraneo ai fatti.

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Il proscioglimento, tuttavia, passa sotto il silenzio e la notizia non occupa le pagine principali dei giornali. La sua vita è irrimediabilmente distrutta e Girolimoni non ottiene nemmeno un indennizzo per l’ingiusta accusa.

Perde il lavoro e sopravvive riparando biciclette e facendo il ciabattino. Muore poverissimo nel 1961.

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