L’OMICIDIO DI DEE DEE BLANCHARD

(Grazie a Matilde Defrancesco, Martina Barbuti e Vanessa Tonkovic per la segnalazione)

14 Giugno 2015, Springfield.

Un post su facebook attirò l’attenzione dei vicini di casa Blanchard che chiamarono immediatamente la polizia:

“La stronza è morta”.

Fecero irruzione in casa dove trovarono la donna uccisa nel suo letto. Non trovarono invece la figlia Gypsy Rose e il suo fidanzato conosciuto su internet Nicholas Godejohn. L’attenzione degli investigatori si concentrò sul ragazzo; d’altronde la famiglia Blanchard, in particolare la figlia, era nota alla comunità e al grande pubblico: Gypsy infatti soffriva fin dalla più tenera età di leucemia, asma, distrofia muscolare, un ritardo mentale dovuto alla nascita prematura (aveva la capacità di un bambino di 7 anni) e le era stato inserito un tubo per l’alimentazione. La mamma Dee Dee pubblicizzò la cosa sulle reti locali e nazionali chiedendo aiuti economici per far fronte alle spese per i farmaci e gli interventi chirurgici.

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Poiché i farmaci e la sedia a rotelle sulla quale la figlia era costretta a stare si trovavano ancora in casa, la polizia pensò a un omicidio con sequestro di persona. Ma la verità era un’altra.

Rintracciata la figlia, Gypsy cominciò a raccontare la sua storia di abusi subiti dalla madre: la madre le rasava la testa per farla sembrare un paziente chemioterapico, portava sempre con sé la bombola dell’ossigeno e la obbligava a respirare con quella in pubblico, l’alimentò con un integratore per bambini tramite una sonda alimentare fino ai 20 anni, le fece trattare le ghiandole salivari con il botox e poi, per evitare che sbavasse, gliele fece togliere del tutto. Dai racconti di Gypsy pare che la madre le somministrasse anestetico per intorpidire le gengive e la bocca. Molti denti le furono estratti a causa di una scarsa igiene e dei farmaci assunti. Se in pubblico parlava o diceva qualcosa che facesse dubitare dei suoi problemi, la madre le stringeva con violenza la mano e, una volta a casa, la picchiava selvaggiamente.

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Fornì alla polizia le cartelle cliniche dove i medici dichiaravano di non aver riscontrato alcuna delle malattie segnalate dalla madre. Dee Dee aveva fatto in modo che la figlia si facesse passare per una minorenne (la documentazione era andata persa in seguito all’uragano Katrina) e fingesse di essere disabile e malata cronica, sottoponendola a interventi chirurgici e farmaci non necessari e controllandola tramite abusi fisici e psicologici. Così facendo, negli anni, la madre Dee Dee aveva accumulato denaro, ricevuto da donazioni private e pubbliche, ottenuto visite mediche gratuite, biglietti per viaggi e concerti, addirittura una casa con una rampa per sedia a rotelle e una vasca idromassaggio. Nel 2015 Gypsy fu anche premiata dalla Oley Foundation che si batte per i diritti di chi deve vivere con il tubo di alimentazione.

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Quella della madre Dee Dee è una malattia chiamata Sindrome di Munchausen per procura: un disturbo mentale in cui un genitore o tutore arrecano un danno fisico al figlio per farlo credere malato e attirare l’attenzione e comprensione su di sé.

L’idea dell’omicidio nacque nella mente di Gypsy dopo aver conosciuto nel 2012 un ragazzo su internet di nome Godejohn, un giovane con disturbi psichiatrici.

Era giugno del 2015. Godejohn si appostò all’interno della casa Blanchard attendendo il ritorno della madre e della figlia dall’ennesima visita medica. I due ragazzi attesero che la madre andasse a letto a dormire e poi Gypsy fece entrare in camera da letto Godejohn che pugnalò la donna varie volte con un coltello da cucina. Fecero poi sesso, rubarono tutti i soldi che trovarono e scapparono in direzione Wisconsis. Durante il viaggio alcune telecamere ripresero la ragazza che camminava autonomamente e i due furono arrestati una volta raggiunto il Wisconsis.

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A processo Gypsy verrà condannata a 10 anni per omicidio di secondo grado e considerato ciò che aveva subito.

Godejohn fu condannato all’ergastolo per omicidio di primo grado, anche se molti ritennero che fosse stato abilmente manipolato da Gypsy.

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La serie tv la potete trovare su Hulu e si chiama “The Act”

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