L’OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO

Molti di voi ricorderanno il caso di cronaca nera avvenuto a Brembate nel 2010.

Come spesso accade, tendiamo a concentrarci sui dettagli del delitto trascurando il lavoro della polizia scientifica che permette, in molti casi, di catturare il colpevole. Il metodo di indagine nel delitto di Brembate ha dell’incredibile.

Sono le 18:44 di venerdì 26 Novembre 2010. La tredicenne Yara Gambirasio viene vista per l’ultima volta all’interno del centro sportivo di Brembate. Tutte le telecamere all’esterno sono fuori uso. Alle 18:47 il suo telefono aggancia la cella di Mapello, a 3 Km di distanza, mentre casa sua dista solo 700 m. La ragazza viene dichiarata scomparsa e hanno inizio le ricerche.

Il 5 Dicembre 2010 viene fermato ed indagato l’operaio marocchino Mohammed Fikri a bordo di una nave diretta a Tangeri. Sul posto di lavoro i cani hanno rilevato le ultime tracce di Yara e un’intercettazione telefonica nella sua lingua sembra incastrarlo. Poco dopo si rivela priva di valore a causa di una traduzione errata e il viaggio a Tangeri era programmato da tempo.

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Il corpo della piccola Yara viene ritrovato solo dopo 3 mesi, il 26 febbraio 2011, in un campo aperto a Chignolo d’Isola, a 10 Km da Brembate.
Vengono rilevati numerosi colpi di spranga sul corpo, un trauma cranico, una profonda ferita al collo e almeno sei ferite da arma da taglio sul corpo. Nei mesi seguenti si ipotizza che la morte sia sopraggiunta in un momento successivo all’aggressione, a causa del freddo e dell’indebolimento dovuto alle lesioni. Sul corpo non appaiono segni di violenza carnale.

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Il 16 giugno 2014 viene arrestato un muratore di nome Massimo Giuseppe Bossetti, sposato e padre di 3 figli.

Ma come ha fatto la polizia scientifica ad arrivare a lui?

  • Viene ritrovata sull’intimo e sui leggins della ragazza una traccia di DNA, presumibilmente del colpevole.
  • La traccia viene associata al profilo “Ignoto 1” e appartiene a un uomo.
  • Successivamente si scopre che un frequentatore di una discoteca vicina presenta un profilo genetico parzialmente identico (solo l’aplotipo Y) a quello di “Ignoto 1”.
  • Percorrendo il ramo familiare del sospetto e cercando un profilo genetico sempre più simile, gli agenti risalgono a Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno deceduto nel 1999.
  • Grazie a una traccia genetica salivare trovata su un vecchio francobollo della patente di Guerinoni, si riesce a confermare che si tratta del padre di “Ignoto 1”. Per averne la certezze al 100%, viene riesumato il corpo.
  • Ora resta da trovare la madre di “Ignoto 1”.
  • Dopo numerosi controlli su amici e parenti, si scopre che il defunto Guerinoni aveva avuto una relazione extramatrimoniale con una tale Ester Arzufi e che la donna rimase incinta.
  • Uno dei due figli era Massimo Giuseppe Bossetti.
  • Per confermare il suo DNA, una sera Bossetti viene fermato dalla polizia che con la scusa di un alcol test, preleva il suo DNA.
  • Bossetti è “Ignoto 1”
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A questo punto si apre il processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

La difesa di Bossetti si poggia su 5 elementi:

  • La mancanza del DNA mitocondriale a completare il profilo genetico.
  • Una seconda traccia di DNA mitocondriale minoritario non appartenente né a Bossetti né a Yara. “Ignoto 2”
  • Il Dna dell’uomo potrebbe essere finito per caso su Yara da alcuni strumenti di lavoro rubatigli e sporchi del suo sangue a causa di epistassi (sangue dal naso) di cui soffre regolarmente.
  • La moglie lo colloca a casa la sera del delitto
  • Il DNA rinvenuto sarebbe contaminato

L’accusa dichiara invece che nessuna prova è stata contaminata, “la probabilità di individuare un altro soggetto con lo stesso profilo genotipico equivale a un soggetto ogni 3700 miliardi di miliardi di miliardi di individui e, inoltre, il suo profilo è stato confermato da 24 marcatori, quando ne basterebbero solamente 15. (Marcatore: sequenza di DNA)

Il 17 luglio 2017 la Corte d’Appello di Brescia conferma la sentenza del primo grado di giudizio, giudicando Bossetti colpevole e condannandolo all’ergastolo.
Il 12 ottobre 2018 la Corte di Cassazione conferma la condanna all’ergastolo di Bossetti.

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Fonte: Wikipedia

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