WESTLEY ALLAN DODD

“Dovete impiccarmi o ucciderò ancora”

Westley, nato il 3 luglio 1961, fu un serial killer Americano definito come il “peggior serial killer della storia”.

Westley è il primogenito di tre figli ed è sempre stato un bambino tranquillo, beneducato e, da ragazzo, non ha mai fatto uso di droghe, alcol o fumo. 
In famiglia non era presente quella violenza fisica tipica di molti futuri serial killer, fatta eccezione per qualche sporadico litigio, ma Westley si sentiva comunque trascurato e abbandonato, specialmente dopo la nascita delle due sorelle.

Descrive la sua famiglia come «fredda e priva di affettività»: la madre si lascia andare a qualche sberla di troppo, mentre il padre è distante e per niente affettuoso.
All’età di 9 anni, vede i cugini che comparano i loro genitali e chiede anche lui di partecipare alla “gara”. 
Poi racconta di quella volta che la madre e la zia lo costrinsero a togliersi i vestiti di scuola e a restare nudo davanti a loro facendolo sentire enormemente umiliato. 

A 11 anni, scopre i film dedicati allo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento nazisti e ne rimane morbosamente affascinato. Inizia a mostrare turbe nella sfera sessuale già all’età di 13 anni, anche se non sembra sia mai stato abusato sessualmente. 
Si metteva completamente nudo davanti alla finestra della sua camera da letto per farsi vedere dai bambini che transitavano per strada e, nonostante le segnalazioni fatte alla polizia dai vicini, si mise a girare in bicicletta per il quartiere cercando bambini di dieci anni o più piccoli; quando ne incontrava uno, gli gridava per attirare la sua attenzione e si mostrava nudo. Preferiva i maschietti, perché riteneva che ci fosse meno rischio che lo denunciassero. A 14 anni, s’infilava degli spilli dentro il pene e si faceva sanguinare l’ano infilandosi a fondo un bastoncino. Quando i suoi genitori divorziarono, dall’esibizionismo passò alla molestia vera e propria degli altri bambini.

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Con la madre si spostava spesso da una casa a un’altra, senza integrarsi in nessuna comunità. Le prime vittime delle sue molestie furono i suoi stessi cugini. Già a 14 anni, molesto’ la cugina di otto anni in un bagno, qualche ora dopo fu il turno del fratellino di lei, sei anni di età, e, dopo qualche settimana, un altro cugino maschio. In seguito, Dodd molesto’ i figli di una donna frequentata dal padre. Quando non ha a disposizione i cugini, cerca di creare delle situazioni in cui possa stare a contatto con dei bambini: stringe amicizia con i ragazzi del quartiere e si propone come baby-sitter. A 16 anni, diventa baby-sitter fisso per una famiglia e prende l’abitudine di molestare i bambini mentre dormono. Non aveva bisogno di usare la forza con le sue vittime, perché riusciva ad essere seduttivo, approfittando della normale curiosità dei bambini, e organizzava tutta una serie di giochi che richiedevano contatto fisico. Ai bambini più turbati, diceva che avrebbe insegnato loro qualcosa di divertente che facevano gli adulti e che era perfettamente normale.

Gli arresti non lo fanno recedere da questo comportamento. A 15 anni, aveva subito il primo arresto per condotta indecente, ma, invece di essere perseguito legalmente, gli viene consigliata una consulenza. Questo percorso si ripeterà negli anni, nei quali Westley frequenterà sporadicamente diverse sedute di terapie e consulenza, senza alcun risultato apprezzabile. Quando i bambini che molesta abitualmente, si trasferiscono in un altro luogo, Dodd, che nel frattempo ha compiuto 18 anni e sente un disperato bisogno di procurarsi nuove vittime, comincia ad adescare bambini estranei, realizzando che con questo tipo di vittime deve fare ricorso alla forza. Dodd ha trascorso tutta l’adolescenza in maniera estremamente solitaria, con pochissimi contatti sociali, ed è spaventato dalla vicinanza delle ragazze. Quando gli altri ragazzi della sua età iniziano ad andare ai balli liceali con le prime fidanzate, lui se ne resta chiuso in casa, rinchiuso nella sua stanza a pensare a come adescare dei bambini. Nel settembre 1981, si arruola in Marina e, qualche settimana prima dell’arruolamento, tenta di rapire una coppia di bambine, che scappano e lo denunciano, ma la polizia non lo arresta. Dodd viene stanziato in una base di sommergibili nello Stato di Washington e inizia a molestare i bambini che si trovano alla base, facendo anche delle spedizioni a Seattle dove avvicina i bambini nei bagni dei cinematografi. Comincia a offrire del denaro ai piccoli per pagare le loro prestazioni sessuali, li porta in zone boschive isolate e ordina loro di togliersi i pantaloni. È arrestato subito dopo aver adescato un ragazzo e, trascorsi diciannove giorni in carcere, deve subire il congedo con disonore e gli viene prescritta una terapia. Nessun tipo di trattamento, però, riesce a tenerlo lontano dai bambini e, nel maggio 1984, viene arrestato per aver molestato un bambino di dieci anni.

Il modus operandi era semplice: Westley trovava lavoro in luoghi ad alta frequentazione di bambini (ristoranti, cinema ecc), prendeva di mira il bambino che lo eccitava di più, seguiva la famiglia fino a casa e, infine, alla prima occasione lo molestava.

Nel 1987 però, nella testa di Westley inizia a nascere il desiderio di uccidere un bambino. Dodd sceglie il primo bambino da uccidere, uno di otto anni che ha conosciuto mentre lavora come guardia in un cantiere edile. Progetta di portare il bambino in una zona boschiva isolata dove ucciderlo, ma la “vittima predestinata” riesce ad allontanarsi e la madre del bambino si rivolge alla polizia. Anche in questo caso, Dodd se la cava con 118 giorni di prigione, nonostante gli psicologi lo descrivano come «un soggetto estremamente pericoloso».

Si trasferisce in Canada, a Vancouver, e nel 1989 violenta e uccide con coltellate ripetute due bambini di 10 e 11 anni in un parco. 

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Il duplice omicidio non lo soddisfa particolarmente perché deve fare in fretta quindi, dopo due mesi, rapisce un altro bambino di 4 anni in un parco di Portland (Oregon) e lo porta in una baracca isolata dove lo tortura per due giorni, lo violenta e lo uccide strangolandolo lentamente e impiccandolo in un armadio per fargli delle fotografie.

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Il 13 novembre Dodd è al cinema; si accorge di un bambino di 6 anni e, nella confusione, lo rapisce. Ma il bambino inizia a scalciare e urlare per liberarsi attirando le attenzioni dei dipendenti del cinema. Una volta raggiunta l’auto, Dodd decide di lasciare il bambino e fuggire con l’auto. Nel frattempo, il compagno della madre del bambino si mette all’inseguimento Dodd. Per un caso fortuito, l’auto di Dodd va in panne e, una volta raggiunto, il ragazzo si offre di aiutarlo a ripararla. Dodd, ignaro di tutto, viene colpito alla testa e sviene. Quando si risveglia, si troverà nelle mani della polizia e, inspiegabilmente, confessa tutto, anche i 3 omicidi.

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“Mi sono divertito a violentare, torturare e uccidere quei bambini. Mi ha dato una forte emozione sessuale, ma sono una persona pericolosa e dovete impiccarmi o ucciderò ancora”.

Condannato a morte, a quel tempo, in America, c’era la possibilità di scegliere di che morte morire e lui scelse l’impiccagione:

“Non c’ è nulla da fare per gente come me, lo stato deve difendersi, la pena di morte è giusta e necessaria. Merito la morte. Sapevo quello che stavo facendo”.

E’ stato impiccato il 5 gennaio del 1993.

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