LUIGI CHIATTI – IL MOSTRO DI FOLIGNO

“[…] Ho notato un bambino, scalzo, che se ne stava sotto un albero di noci al quale era appoggiata la bicicletta […]. Ho spento il motore, sono sceso e mi sono fermato accanto all’automobile a guardarlo, scrutando intorno se qualcuno potesse vedere. […] Non mi sono avvicinato al bambino, ma mi sono limitato a chiedergli se la strada proseguisse e dove portasse. Lui mi ha risposto e allora gli ho chiesto, con calma, senza insistere troppo, di avvicinarsi. Dopo aver esitato un po’, mi è venuto vicino e allora l’ho invitato a sedersi al posto guida. […] Il bambino ha aderito ai miei inviti spontaneamente. Mi ha chiesto dove lo stessi portando e gli ho risposto che saremmo andati lì vicino. […] L’ho accompagnato in camera mia, tenendolo per mano. Arrivati nella stanza, che si trova al primo piano ho chiuso la porta, ma non a chiave. A questo punto Simone ha cominciato a dirmi di portarlo a casa. Io ero incerto sul da farsi. Volevo essergli amico. […] Io l’ho invitato a togliersi i vestiti. Senza opporre resistenza. Simone si è tolto la maglietta e i pantaloni restando con le mutandine. L’ho fatto sedere sulla sponda del letto e l’ho invitato a togliersi anche quelle. L’ho aiutato senza usare alcun tipo di violenza. Io ero vestito. A quel punto quella fame di contatto fisico di cui ho parlato prima è cresciuta in me, tanto da non poterla dominare.”

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Antonio Rossi, vero nome di Luigi, nacque il 27 Febbraio del 1968 e, dopo l’abbandono della madre che non poteva mantenerlo, fu trasferito nell’orfanotrofio vicino a Narni. Nel 1972 venne adottato dal medico Ermanno Chiatti e la moglie Giacoma Ponti, residenti a Foligno. Il nome fu poi cambiato in Luigi Chiatti.

Nel pomeriggio di domenica 4 ottobre 1992, Simone Allegretti, un bambino di 4 anni, scomparve nella campagna fra Foligno e Bevagna; il suo corpo senza vita venne ritrovato due giorni dopo lungo una scarpata, non molto lontano da dove era scomparso. Poco prima del ritrovamento del cadavere, in una cabina telefonica davanti alla Stazione ferroviaria, in pieno centro di Foligno, venne trovato un biglietto che rivendicava l’omicidio e forniva dettagli precisi su dove si trovasse il corpo e sull’abbigliamento della vittima. Il biglietto inoltre asseriva la volontà dell’omicida di colpire ancora.

La questura di Perugia attivò un numero verde e sull’assassino fu emessa una taglia. Il 13 ottobre un uomo chiamò il numero verde più volte identificandosi come il Mostro di Foligno. Grazie a queste telefonate la sua utenza venne rintracciata, portando all’identificazione di Stefano Spilotros, un giovane agente immobiliare lombardo. A fronte di alcune incongruenze e testimonianze di amici e parenti dello Spilotros, che affermavano che quella domenica Spilotros si trovava con loro a Rodano, in provincia di Milano, venne disposta un’ulteriore autopsia sul corpo della vittima che escluse la sua colpevolezza, rivelandolo poi solo un mitomane. Il forte clima di isteria creatosi attorno alla vicenda creò altre situazioni analoghe: un giovane operaio della provincia di Macerata si impiccò lasciando un biglietto con scritto “Sono io il mostro, perdonatemi”.

Il 7 agosto 1993 il vero assassino tornò a colpire e il cadavere del tredicenne Lorenzo Paolucci fu ritrovato poco dopo il delitto a poche decine di metri dalla villetta abitata da Luigi Chiatti. Le tracce portavano dritte all’abitazione dei Chiatti dove Luigi venne arrestato. Il giovane confessò quasi subito l’omicidio, attribuendosi anche quello di Simone Allegretti.

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Il 1º dicembre 1994 cominciò il processo a carico di Luigi Chiatti, accusato dell’omicidio di Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci. Il 28 dicembre dello stesso anno, Luigi Chiatti venne condannato a due ergastoli.

L’11 aprile 1996 la corte d’Assise d’Appello di Perugia riformò la sentenza di primo grado, dichiarando Luigi Chiatti semi-infermo di mente e condannandolo a 30 anni di reclusione; il 4 marzo 1997, infine, la Corte suprema di cassazione confermò la sentenza d’appello, rendendo quindi definitiva la condanna inflitta in quella sede. Tra le testimonianze portate dalla difesa, si ebbe quella di un compagno di orfanotrofio di Chiatti che affermò che egli stesso e Chiatti erano stati al tempo vittime di abusi sessuali da parte di un sacerdote.

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Sconto’ la pena nel carcere di Prato dove chiese due volte dei permessi premio, ma gli furono rifiutati. Girò voce che nel giugno 2009 fosse uscito per qualche ora dal carcere, ma gli avvocati smentirono la notizia. 

Il 3 settembre 2015, 18 anni dopo, Luigi Chiatti fu trasferito al Rems (tipologia di struttura che dal 2015 ha sostituito i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari) in Sardegna.

Al termine di questo periodo al Rems, la pericolosità sociale di Chiatti dovrà essere nuovamente valutata e la sua permanenza potrà essere prorogata. “Teoricamente potrebbe succedere anche a vita”, ha spiegato l’avvocato Guido Bacino. Nel 2015 il tribunale di Firenze accertò che in Chiatti “non è stato riscontrato alcun minimo atteggiamento di rimorso o di dolore per i fatti commessi”. La sua permanenza nella struttura è stata pertanto prolungata di altri 2 anni.

Fonte: Wikipedia

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