ED GEIN: NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER. Analisi della sua psiche

Edward Theodore Gein (1906-1984) è sicuramente uno dei serial killer più famosi degli Stati Uniti e la sua vicenda ha ispirato il celeberrimo film di Alfred Hitchcock Psycho e, molti anni dopo, la saga horror di The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta), nonostante sia stato condannato soltanto per due omicidi (anche se la polizia ritiene che abbia ucciso almeno altre due donne e, forse, qualcuna in più).

Le vittime erano donne di mezza età, delle quali mutilava i corpi e li sezionava; la sua ossessione era quella di crearsi un “vestito” per travestirsi da donna con la pelle delle vittime. Fin dall’infanzia, era insicuro della sua mascolinità e mostrava un atteggiamento ambiguo; nell’adolescenza, immaginava di castrarsi da solo e, spesso, fantasticava di sottoporsi a un’operazione chirurgica per cambiare sesso. Non ebbe mai un rapporto sessuale normale, né relazioni sentimentali di alcun genere. Gein mostra di non avere nessuno schema di comportamento sessuale adeguato. È attirato dall’oggetto femminile, ma a livello istintivo, dato che, durante l’adolescenza, non ha potuto ricevere molti stimoli che gli permettessero di formare un’adeguata identità sessuale; era assolutamente incapace di stabilire una relazione con un oggetto vivente. Il suo legame con i cadaveri era completo: Gein amava disporre in tutta la casa i corpi mutilati, che si procurava tramite gli omicidi, oppure disseppellendoli dal cimitero. Era in grado di raggiungere l’orgasmo solo contemplando i resti delle donne morte e, oltre alla necrofilia, in lui era presente una componente feticista estremamente marcata: Gein utilizzava tutte le parti del corpo femminile come feticci.

Ed Gein presenta un comportamento scoordinato e completamente staccato dalla realtà, caratteristica che si riscontra di frequente negli assassini seriali necrofili: il loro morboso attaccamento al mondo dei morti è una conseguenza diretta della loro incapacità di stabilire un contatto e delle relazioni con la realtà che li circonda. Il caso Gein è molto interessante da analizzare, in quanto mostra delle peculiarità tutte sue, rispetto alla maggior parte degli assassini seriali necrofili. Il suo feticismo, che è correlato alla necrofilia, non ha un punto di fissazione ben determinato (cioè, i piedi, i capelli, i seni ecc.): Gein “adora” il corpo femminile nella sua interezza, anche se, paradossalmente, il suo unico desiderio è quello di smembrarlo. Molti serial killer, prima di sezionare il cadavere, vivono per alcuni giorni una specie di relazione amorosa con il cadavere stesso: lo lavano, lo mettono nel letto vicino a loro, lo accarezzano e si masturbano, a volte praticano anche il coito. Gein non fa niente di tutto questo; il suo stare completa­mente chiuso all’interno della famiglia prima e il suo vivere del tutto isolato alla morte dei genitori e del fratello dopo, ha fatto in modo che non apprendesse nessun modello di comportamento relazionale, in generale, e sessuale, in parti­colare. Non ha avuto i normali stimoli (soprattutto legati al­l’esplorazione del sesso) che ogni adolescente dovrebbe avere. Un’educazione opprimente e repressiva ai massimi li­velli ha procurato il blocco di qualunque tipo di formazione sessuale e, una volta morti i genitori-guardiani, anche il controllore interno di Gein (il rigido Super-lo) va in pezzi e tutta la libido e le tensioni erotiche contenute e represse durante gli anni esplodono improvvisamente, senza che, però, possano essere canalizzate in forme normali di sfogo sessuale.

Mancando i modelli di riferimento appropriati, queste energie vengono orientate nel campo delle per­versioni, delle parafilie: nel caso specifico, il soggetto si orienta verso la necrofilia e il feticismo. Per Gein, comunque, il cadavere, nella sua unità di corpo umano, rimane un oggetto che incute timore e la paura è troppo grande per essere sopportata. Il suo sviluppo è rimasto ancorato ad una fase precocissima, quella del bambino piccolo che affronta l’esplorazione del mondo circostante, partendo dai suoi elementi costitutivi più semplici, cioè i singoli oggetti che trova a portata di mano. Edward Gein si comporta esattamente allo stesso modo: scompone i cadaveri in tanti pezzi, come fossero dei giocattoli smontabili, e li seziona. Il bambino prova alcune delle sue prime eccitazioni sessuali con la manipolazione degli oggetti, proprio come Gein sperimenta il piacere, l’orgasmo, manipolando gli or­gani interni del cadavere. In questo caso, la regressione si spinge oltre il periodo infantile per arrivare alla vita prenatale: Gein apre i corpi delle donne, perché desidera tornare nel ventre materno, considerato come luogo di pace, privo di conflitti.

Gein, e con lui molti altri assassini seriali necrofili, ­recupera la sensazione di calore benefico provato nel ventre materno, tramite il contatto con gli organi ancora caldi delle sue vittime. L’unico stimolo forte che ha ricevuto durante l’infanzia e l’adolescenza è venuto dalla madre, una donna autoritaria, con la quale una parte (inconscia) di lui si è identificata. Un’altra parte ha cercato di assumere il ruolo maschile che gli spettava per natura, ma il modello paterno – un uomo violento, abbrutito dall’alcool – non era il miglior esempio da seguire. Mancando di altri punti di riferimento, di altri modelli maschili da seguire e con i quali identificarsi, quello materno è rimasto il più forte: quando Gein usa la pelle di una donna per “vestirsi”, in realtà non fa altro che trasferire a livello cosciente un suo desiderio inconscio, cioè quello di diventare sua madre. Il problema di molti assassini seriali è proprio quello di non riuscire a risolvere il conflitto fondamentale fra la loro identità di genere, cioè come essi si percepiscono sessualmente, e il ruolo di genere, cioè come gli altri percepiscono il loro essere.

Fonte: I serial killer – Ruben de Luca

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