LO STRANGOLATORE DI HONOLULU – IL PRIMO SERIAL KILLER DELLE HAWAII

29 Maggio 1985, Waikiki, Hawaii.

Vivki Gail venne ritrovata su un argine della Keehi Lagoon con addosso una tuta gialla. Le mani le erano state legate dietro la schiena, ed era stata stuprata e strangolata. La sera prima era uscita per andare in un night club con gli amici. Verso mezzanotte si fece accompagnare da un taxista all’hotel Shorebird ed egli fu l’ultimo a vedere la donna viva. Il marito disse alla polizia che sospettava che la sua morte fosse collegata al lavoro che svolgeva, lavorando a un negozio di noleggio che trattava anche film pornografici, dove due donne erano state accoltellate l’anno prima.

Meno di un anno dopo, il 14 gennaio 1986, la 17enne Regina Sakamoto venne ritrovata nelle vicinanze del Keehi Lagoon con addosso una top blu e una maglia bianca. Il modus operandi era lo stesso: nuda, con le mani legate dietro, stuprata e strangolata.

La terza vittima fu Denise Hughes, 21 anni, una segretaria per una compagnia telefonica che si recava a lavoro in bus. Il 30 gennaio non si presentò al lavoro e fu trovata morta nel torrente Moanalua da tre pescatori il 1 febbraio. Il suo corpo in decomposizione fu trovato con un vestito blu, avvolto in un telone dello stesso colore, con le mani legate. Era stata stuprata e strangolata. Dopo la scoperta del terzo cadavere, fu costituita una taskforce per la caccia al serial killer il 5 febbraio.

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La quarta vittima fu Louise Medeiros, 25 anni. Stesso modus operandi e nessuna traccia che potesse aiutare la polizia. Vennero impiegate donne poliziotto attorno a Keehi Lagoon nella speranza che il serial killer facesse un passo falso.

La quinta e ultima vittima fu Linda Pesce, 36 anni. Un uomo di 43 anni caucasico riferì alla polizia che un sensitivo gli disse che c’era un cadavere a Sand island. La polizia perlustrò la zona e trovò il cadavere della donna, nuda e con le mani legate.

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L’uomo venne immediatamente fermato e interrogato. L’ex moglie e la ragazza con cui si frequentava a quel tempo raccontarono alla polizia di aver fatto attività di bondage (attività sessuale in cui si immobilizza il partner) su richiesta dell’uomo. Cedettero al rapporto sessuale con le mani legate dietro la schiena. La ragazza raccontò inoltre che nelle sere in cui litigavano, lui usciva di casa e scompariva fino al giorno dopo. Le sere corrispondevano con le notti degli omicidi.

Un’altra donna raccontò alla polizia di aver visto la vittima Linda Pesce in compagnia di un uomo. Dopo averle mostrato alcune foto di uomini, la donna scelse proprio quella del sospettato.

Tuttavia, le prove erano circostanziali, la macchina della verità fallì e la donna non volle fare da testimone perchè era sicura che l’uomo l’avesse vista.

Nonostante la ricompensa da 25mila dollari, nessuno si fece avanti e il sospettato fu rilasciato. Andò a vivere nell’entroterra, non si verificarono più omicidi e il caso venne abbandonato.

Nel 2005 il sospettato morì in California o in Tennessee.

Fonte. wikipedia.it

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