DAVID BERKOWITZ- IL FIGLIO DI SAM – IL KILLER DELLA CALIBRO 44

«Per quanto mi ricordi la mia infanzia non è stata come quella di un qualsiasi bambino normale. Tutto è iniziato quando avevo circa cinque o sei anni. Ero completamente fuori controllo. Mi scatenavo per tutta la casa, a volte gettando oggetti dalla finestra. Una tremenda forza si era impossessata di me, e mi spingeva a distruggere tutto ciò che mi circondava, e a far male anche a me stesso. Altre volte restavo in totale silenzio. Mi chiudevo al buio e ci stavo delle ore intere. Quando sedevo sul davanzale dondolando le mie gambe nel vuoto (stavamo al sesto piano), mio padre correva nella stanza e mi allontanava da lì, perché non provassi a suicidarmi. Poteva succedere che urlavo senza alcun motivo. Delle notti sentivo una forza maligna dentro di me, così scappavo di casa e iniziavo a girare per le strade buie, attraversavo il vicinato come un gatto randagio, e poi tornavo salendo dalla scala antincendio: i miei genitori non l’hanno mai saputo. Ero tormentato, i miei genitori mi vedevano come una persona tormentata, e per questo piangevo. La scuola mi mandò da uno psicologo per bambini, ma la terapia non ebbe effetto.»

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David nasce nel 1953. E’ un bambino violento, solitario e iperattivo. Il cancro gli porta via la madre quando lui ha solo 14 anni e il padre, con la seconda moglie, decide di abbandonarlo nel Bronx e fuggire in California.
Nel 1974 David scopre di essere stato adottato e che il suo vero nome è Richard David Falco. Incontrerà la vera madre che gli racconterà la serie di eventi che hanno portato alla sua adozione.
David ne rimarrà turbato e, dopo poco tempo, preferirà non visitare più la madre.
Dal 1975 la svolta: inizia a interessarsi di satanismo e occultismo, stregoneria e demoni. Inizia a guardare una quantità enorme di film horror e rimane colpito da Rosemary’s baby. Inizia a leggere la Bibbia di Satana di Anton LaVey e si rinchiude nel suo appartamento senza uscire per quasi un mese. Le pareti saranno imbrattate di frasi tra cui:

«In questo buco vive The Wicked King. Uccidere per il mio Maestro. Io trasformo i bambini in assassini.»

Alla fine capisce che l’unico modo per liberarsi dei suoi demoni è dargli ascolto e uccidere una persona, la vittima designata.
Prende un coltello, esce di casa, si guarda attorno in cerca di giovani donne, ma i suoi demoni non danno l’ordine di procedere. Alla fine, vede una donna uscire da un supermercato. I demoni urlano «Dev’essere sacrificata!». David si avvicina da dietro tenendo stretto il suo coltello e la pugnala alla schiena, due volte. La donna urla e scappa. David non ha compiuto il lavoro. Più tardi incontra una ragazzina di 15 anni, la pugnala ripetutamente ferendola gravemente, ma sopravvive.

Nel 1976 David si trasferisce nel Bronx in una casa bifamiliare a Yonkers, posseduta da Jack e Nann Cassara (Tenete a mente questi nomi). Firma un contratto d’affitto per due anni, e lascia 200 dollari di deposito.
Dopo tre mesi lascia la casa, senza riprendersi i 200 dollari di deposito.

David è deluso e sfoga la sua frustrazione appiccando quasi 1400 incendi solo in un anno (secondo la sua testimonianza). Anche i suoi demoni sono delusi e lo tormentano giorno e notte attraverso il guaito dei cani:

«Tornavo a casa da Coligni Avenue, erano circa le sei e trenta del mattino. Iniziò lì, la tortura. Li sentivo tutta la notte ululare. Mi facevano urlare. Urlavo loro di smetterla. Ma niente. I demoni non si fermano mai. Non potevo dormire. Non avevo forza per combattere. Riuscivo a malapena a guidare. Avevo bisogno di dormire… I demoni non volevano lasciarmi un secondo di pace.»

Per David i cani avevano una gerarchia:

. General Jack Cosmo – il generale di tutti i cani
. Sam Carr – il demone Sam che lavorava per Jack Cosmo

David era il figlio di Sam Carr e la causa di tutti gli omicidi saranno le richieste di Sam e Jack Cosmo.

I primi a finire nel mirino di David sono Carl Denaro e Rosemary Keenan. I due sono in auto a parlare quando improvvisamente la sagoma di un uomo si avvicina all’auto. Estrae la pistola e spara 5 colpi ferendo alla testa Carl. Rosemary riesce a scappare con l’auto e portare Carl in ospedale. Si salverà grazie a una placca metallica in sostituzione delle ossa del cranio fratturate, ma non sarà più come prima.

Un mese dopo è il turno di Joanne e Donna, due ragazze di 16 anni. Un uomo con passo veloce si avvicina a loro e chiede: “sapete dove….” e spara addosso le due ragazze. Donna rimane lievemente ferita, ma Joanne rimarrà paraplegica per il resto della vita.

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Ancora nessuna vittima però e i Demoni si stanno arrabbiando.

Finalmente per David, il 30 Gennaio 1977, si presenta l’opportunità per rendere felice Sam. Trova una coppia, Christine e John, in auto. Si avvicina e spara numerosi colpi alla testa di Christine mandando in frantumi il vetro. John cercherà di salvare la ragazza, ma morirà poco dopo.

Il 18 marzo 1977 è il turno di Virginia Voskerichian, 19 anni. David le si avvicina da dietro, le punta la pistola alla nuca, la ragazza si gira e, in un ultimo disperato tentativo di salvarsi, porta i libri che tiene in mano davanti al volto. Il proiettile li trapassa come fosse burro e colpisce la ragazza in pieno volto, uccidendola all’istante.

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Viene creata una task force per catturare David. Fino ad ora, l’unica prova che collega tutti gli omicidi sono i proiettile rinvenuti appartenenti a una calibro .44.

Il 17 aprile vengono uccisi altri due ragazzi in auto sempre con lo stesso modus operandi. Questo volta però, David lascia una lettera indirizzata al capitano Joe Borrelli che seguiva il caso:

“Salve, Capitano Joe Borrelli,
Sono veramente ferito dal fatto che pensiate che io odio le donne. Non è vero. Però io sono un mostro. Il sono Il Figlio di Sam. Sono un piccolo monello. Quando il padre Sam beve, diventa malvagio. Picchia la sua famiglia. Delle volte mi porta sul retro della casa. Altre mi chiude a chiave nel garage. Sam ama bere il sangue […] Tornerò, Tornerò! Da interpretare come bang, bang, bang, bang… ugh!!
Vostro nell’assassinio, Mr. Mostro”.

David è inarrestabile. Cercando di emulare il suo idolo Jack lo Squartatore, scrive numerose lettere alla polizia e una lettera anche a Jack Cassara (il proprietario dell’appartamento dei 200 dollari, ricordate?!), che si rivelerà il fatale errore:

«Ciao Jack, ho saputo che sei scivolato giù dal tetto di casa tua. Volevo solo dirti che mi dispiace, ma sono sicuro che presto ti sentirai meglio, più forte e sano di prima: per favore, fai più attenzione la prossima volta. Fino al momento in cui ti rinchiuderai per lungo tempo, facci sapere se Nann ha bisogno di qualcosa. Sinceramente, Sam e Francis Carr.»

Ora, Jack Cassara non è mai caduto dal tetto e non conosce di certo Sam e Francis Carr. Decide allora di rintracciare i due e si incontrano la sera. Dai racconti emerge che anche la famiglia Carr ha ricevuto delle lettere che parlavano del loro cane, un pastore tedesco, che hanno ritrovato morto il giorno dopo con un colpo di pistola. Anche altri cani sono stati trovati morti nel vicinato, uccisi sempre con un colpo di pistola. Le due famiglie stanno per lasciarsi quando il figlio dei Cassara ricorda un dettaglio particolare:

“Ricordo di un tizio, David Berkovitz. Non è mai tornato a prendersi i duecento dollari che aveva depositato da noi. Ah, c’è dell’altro, si lamentava continuamente del nostro cane.”

Le dichiarazioni dei Cassara e Carr metteranno David nella lista dei sospettati, anche se la polizia prende la cosa poco seriamente e, soprattutto, lentamente. Nel tempo in cui la polizia trova l’appartamento di David, vengono ammazzate altre 3 persone, mentre una vittima si salva ma perde un occhio e l’utilizzo dell’altro rimane del 20%.

I cittadini sono terrorizzati, la polizia e il comandante sono sotto i riflettori. Decidono allora di recarsi all’abitazione di David.
La ford Galaxy di David è lì fuori dalla palazzina, mentre la polizia attende che esca dal suo appartamento.

Eccolo, un uomo corpulento con i capelli scuri si avvicina all’auto ed entra. La polizia si avventa sull’auto intimandogli di uscire:

L’uomo obbedisce, ridendo:

«Ora che ti ho preso» disse il comandante.
«Lo sai» risponde tranquillamente l’uomo.
«No, non lo so. Dimmelo tu.»
Ancora ridendo, l’uomo risponde: «Sono Sam. David Berkowitz.»

David confesserà tutto e verrà condannato a 364 anni di prigione e sta attualmente scontando la sua pena.

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“… Non sto cercando la libertà. Non ci credo. Ho accettato la mia sentenza e la mia punizione. E ammetto di meritare di restare in carcere per il resto della mia vita. Non cerco la vostra pietà, vi mostro solo come mi sento e in cosa credo […] spero che ciò che ho scritto possa portarvi un po’di conforto, e tranquillizzarvi. Grazie, che Dio possa benedirvi.»

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