JOACHIM KROLL – IL CANNIBALE NECROFILO

Joachim nasce il 17 aprile del 1933 a Hindeburg in Germania, ai confini con la Polonia, da una famiglia povera di minatori.
E’ il più debole e minuto di sette fratelli e soffrirà di enuresi notturna anche in tarda età.
A scuola le cose non vanno meglio: è un pessimo studente e totalizza un QI di appena 76: uno dei serial killer meno intelligenti della storia.
La seconda guerra mondiale gli porta via il padre e Joachim è costretto a vivere sotto il giogo delle sorelle.
Timido, nervoso e solitario si rifugia nella pornografia e nella masturbazione: il suo passatempo preferito consiste nello strangolare le bambole con una mano, mentre con l’altra si masturba.
Perde la sua amata mamma nel 1955 e questo sarà l’evento che decreterà il punto di rottura, il fattore scatenante.

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Colmo di odio, risentimento e vendetta l’8 febbraio del 1955, tre settimane dopo la morte della madre, dopo aver bevuto diverse birre, colpisce con un pugno Irmgard Strehl. La trascina in un fienile, la violenta più volte e la strangola. Ne amputa il corpo in più punti e lo lascia lì a marcire. Il crimine non verrà ricondotto a lui.
Circa un anno dopo adesca una dodicenne, la conduce in un vicolo, la tramortisce, la violenta e la strangola tra la spazzatura.
Il suo aspetto minuto, dall’aria gentile e amichevole, non insospettisce la polizia che indaga durante una pausa di quasi 3 anni dall’ultimo omicidio.

Il 26 luglio del 1959 la svolta: stordisce, violenta e strangola Manuela Knodt e ne mutila il cadavere. Ma questa volta si spinge oltre: asporta parti di cosce e natiche, le arrostisce e le mangia. Questo omicidio gli vale in soprannome di “cacciatore della Ruhr”.
Il cannibalismo diventa parte integrante del suo modus operandi.
Si verifica un altro triennio di inattività.
Nel 1962 torna a compiere una serie di altri omicidi tra cui quello di una dodicenne a cui viene amputata mano sinistra e avambraccio.
Nel 1965 il cannibale uccide con molteplici pugnalate al cuore Herman Schmitz, unica sua vittima di sesso maschile.
Una serie di altre brutalità precedono il passo falso di Kroll nel maggio del 1976, quando uccide la piccola Marion Ketter. Il quartiere dove viveva la piccola viene pattugliato e partono interrogatori a tappeto di tutti gli abitanti.
Un uomo riferisce che il solitario Joachim Kroll gli aveva consigliato di non usare lo scarico del bagno perché intasato di budella.
Un idraulico inviato dalla Polizia trova nelle tubature polmoni e intestino di un essere umano.
I militari quando fanno irruzione nella casa del serial killer che non oppone resistenza, trovano un pentolone con una piccola mano che bolliva insieme a carote e patate. Vengono rinvenuti pacchetti di carne umana congelata e una vasta collezione di bambole gonfiabili.

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Joachim confesserà di aver congelato le parti di carne da mangiare solo quando questa aveva un aspetto tenero e fresco.

Il processo dura 151 giorni. Kroll confessa di aver ucciso 14 persone, ammette che il cannibalismo era un capriccio e che continuò a farlo per risparmiare sulla spesa.
Nell’aprile 1982 venne condannato all’ergastolo.
Il 1 luglio del 1991 muore in carcere per attacco cardiaco all’età di 58 anni.

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