LA TERRIBILE STORIA DEL WAVERLY HILLS SANATORIUM

Tra il 1800 e il 1900 , l’America è stata letteralmente devastata da una malattia mortale conosciuta da molti come la “morte bianca”, la tubercolosi. Questa malattia, molto contagiosa, purtroppo mieteva numerosissime vittime dal momento che non esisteva alcuna cura. Tutta l’America ne fu colpita, ma in particolar modo una città, Louisville nel Kentucky, che ha avuto uno dei più alti tassi di mortalità.

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Nel 1910, sono stati avviati i lavori di costruzione di un nuovo ospedale, appositamente progettato per combattere la malattia, e l’attività nel sanatorio è iniziata nel 1924. La nuova struttura, nota come Waverly Hills aprì però solo due anni dopo, nel 1926. Fu da subito considerato l’ospedale per la cura della tubercolosi più avanzato del paese ma, ciononostate, il tasso di mortalità nel sanatorio era molto elevato, anche perchè a quel tempo i rimedi che si pensava fossero utili per combattere la malattia erano l’aria fresca, cibo nutriente e molto riposo. Per i casi più gravi, invece, si sottoponevano i polmoni dei pazienti all’esposizione alla luce ultravioletta per cercare di fermare la diffusione del batterio. Così i pazienti venivano posizionati sulle sedie davanti alle finestre aperte, in qualunque stagione e con qualsiasi tempo: caldo soffocante d’estate e freddo gelido d’inverno. Poi c’erano delle tecniche assai più cruente: palloncini sarebbero stati impiantati chirurgicamente nei polmoni e poi riempiti con aria per espanderli.

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Entro la fine del 1930, la tubercolosi aveva cominciato a diminuire in tutto il mondo e dal 1943 i nuovi farmaci l’avevano in gran parte debellata negli Stati Uniti. Nel 1961 così l’ospedale di Waverly Hills fu chiuso, ma venne riaperto dopo solo un anno come Woodhaven Geriatrics Sanitarium. Si trattava di un ospedale psichiatrico, in cui si praticavano largamente pratiche al limite della tortura, tra cui la “terapia” dell’elettroshock, somministrazioni quotidiane di “cure” a base di sevizie e aggressioni fisiche e vere e proprie torture fisiche.

Poi, drastici tagli di bilancio avutisi tra il 1960 e il 1970 portarono alla chiusura definitiva dell’ospedale, nel 1982.

Oggi, per i più coraggiosi, c’è la possibilità di visitare l’ospedale sia di giorno che di notte. Oltre alle stanze, la sala chirurgica, e la zona di degenza, è possibile visitare il “Tunnel della morte”. Si tratta di una linea ferroviaria sotterranea costruita per trasportare gli infermieri da casa all’ospedale. Negli anni, tuttavia, l’aumento incontrollato di morti ha portato l’ospedale a utilizzare questo spazio sotterraneo come fossa comune per i cadaveri.

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Un’altra zona da visitare è la stanza 502. Qui, nel lontano 1928, si suicidò impiccandosi un’infermiera di 29 anni. La donna era incinta, non sposata, ed è probabile che la gravidanza fosse la conseguenza di un abuso subito da parte di qualche medico. Nel 1932, sempre nella stanza 502, un’altra infermiera si suicidò gettandosi dalla finestra e, qualche mese dopo, un’altra si sparò un colpo di pistola in bocca. Sulle pareti è ancora oggi possibile vedere le tracce di sangue.

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Nella lavanderia, leggenda vuole, morì una bambina di 6 anni. La piccola, nel probabile tentativo di fuggire alle sevizie dei medici, si nascose nella lavatrice. L’infermiera “sbadatamente” l’attivò e la piccola morì nel cestello.

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Infine, nella cucina, se doveste percepire un chiaro odore di pane appena sfornato, è probabile che via sia il fantasma di un uomo in camice bianco.

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Fonte: Pensierospensierato.net

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