DELFINA E MARIA DE JESUS GONZALEZ

(Grazie a Celeste Zibella per la segnalazione)

Il “Bordello d’inferno” era un locale situato nella città di Guanajuato, a 200km da Città del Messico, e le proprietarie erano Delfina e Maria de Jesus Gonzalez Valenzuela dette “Las Poquianchis”.

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Non si sa molto della loro infanzia, né tantomeno di eventuali traumi subiti. Tutto ciò che sappiamo è che le due donne, dal 1950 al 1964, presero in gestione un locale dove, tramite annunci di lavoro, adescavano giovani ragazze per poi sfruttarle e ucciderle.

Le povera malcapitate, una volta entrate nel locale, venivano catturate, segregate per settimane in condizioni disumane, costrette a prostituirsi a tempo pieno e, per “sopportare” gli abusi e le torture, venivano obbligate ad assumere cocaina ed eroina.

Quando diventavano troppo malate o “danneggiate” dai continui stupri o dalle condizioni igieniche, oppure se non piacevano più ai clienti, venivano semplicemente uccise.

Non di rado capitava che le donne rimanessero incinta. Gli abusi continuavano anche durante la gravidanza e, se una donna riusciva a partorire, i piccoli venivano immediatamente uccisi. Talvolta capitava che se un cliente si presentava al locale con grosse somme di denaro, veniva brutalmente ucciso anche lui.

Le due donne avevano anche due complici: Carmen e Maria Luisa che collaboravano e aiutavano a gestire i crimini.

Intanto la polizia, allertata dalle numerosissime scomparse, cominciò ad interessarsi al caso. Delfina e Maria erano insospettabili donne cristiane devote e per molti anni riuscirono a farla franca.

La svolta la si ebbe solo nel 1964, quando la Polizia arrestò una certa Josefina Gutierrez, accusata di aver accoltellato una giovane ragazza e di essere la responsabile della sparizioni nell’area di Guanajuato. La giovane prostituta, con chiari segni di malnutrizione, per dimostrare la sua innocenza, fece i nomi di Delfina e Maria, le proprietarie del “Bordello d’Inferno”. Quando la polizia si recò nel locale trovò: una dozzina di ragazze incatenate e in gravi condizioni di salute, 80 cadaveri di giovani donne, 11 cadaveri di clienti e un numero imprecisato di feti morti.

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Nel gennaio del 1964, entrambe le donne furono riconosciute colpevoli di almeno 91 omicidi e condannate a 40 anni di carcere, il massimo della pena all’epoca. Le complici, Carmen e Maria Luisa, furono scagionate dagli omicidi ma condannate con una pena più lieve.

Durante la permanenza in galera, Delfina ebbe un incidente e morì dopo una lunga agonia, Carmen morì di cancro, Maria Luisa impazzì e morì nel carcere, mentre Maria de Jesus, dopo la condanna, fu liberata e di lei non si è più saputo nulla.

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