IL MISTERO DELL’OMICIDIO DI BARBARA E PATRICIA GRIMES

Chicago, 1956. Al cinema proiettavano il film Love Me Tender del leggendario Elvis Presley e Barbara e Patricia non potevano certo mancare. Attorno alle 21:30, un’amica di Patricia dichiarò di averle viste comprare i popcorn per poi entrare allo spettacolo successivo. Non vide nulla di strano in loro, anzi erano contente e felici di poter vedere il loro idolo.

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Alle 23:45 le due ragazze non erano ancora rientrate a casa e la madre, preoccupata, mandò il fratello a cercarle alla fermata del bus. Alle 2:15 di notte ancora niente, così la madre ne denunciò la scomparsa.

Come spesso accade in America, la cosa viene presa alla leggera e considerata dagli agenti come una fuga adolescenziale. Forse erano dirette a Nashville per vedere Elvis in persona o, forse, ne volevano solo imitare lo stile di vita.

Il 19 gennaio 1957, un comunicato fu rilasciato da Graceland nel quale Presley chiedeva alle ragazze di ritornare a casa:

“Se siete delle vere fan di Elvis, tornerete a casa e farete sparire le preoccupazioni di vostra madre.”

Prima del ritrovamento dei cadaveri furono numerosi gli avvistamenti, sia dentro che fuori la città:

  • Alcuni dichiararono di averle viste uscire dopo la proiezione del film.
  • Due ragazzi dichiararono di averle viste alle 23:30 mentre stavano ridacchiando e saltellando di ritorno dal cinema.
  • Un guardiano raccontò che le sorelle Grimes gli chiesero informazioni per tornare a casa.
  • Qualcuno dichiarò di averle viste il 30 Dicembre, due giorni dopo la scomparsa, ubriache e barcollanti, accompagnate da un certo Bennie Bedwell, poi sospettato.
  • C’è chi dichiarò di averle viste il 1 Gennaio alla fermata di un bus, chi le vide il 3 Gennaio e chi dichiarò di aver ricevuto 2 chiamate da una probabile Patricia il 14 Gennaio

Grazie alle piogge, il 22 Gennaio del 1957, i due corpi nudi delle ragazze ricomparvero dietro un guard rail. Barbara giaceva sulla sinistra con le gambe leggermente protratte verso il corpo. Patricia Grimes era stesa sulla schiena, coprendo la testa della sorella. Si ritenne che probabilmente erano state gettate lì da una macchina di passaggio.

Dalle analisi dei residui del loro ultimo pasto, entrambe le sorelle erano morte entro le 5 ore successive dall’ultima volta che furono viste al cinema, probabilmente la sera del 28 dicembre o la prima mattina del 29. Cionostante, Harry Glos, allora investigatore capo presso l’ufficio del coroner della Contea di Cook , non era d’accordo con l’ora della morte. Mostrò un sottile strato di ghiaccio trovato sul corpo delle ragazze ad indicare che erano state vive almeno fino al 7 gennaio, dal momento che solo dopo quel giorno aveva nevicato sufficientemente da reagire con i loro corpi ancora caldi e creare lo strato di ghiaccio.

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Non c’era nessuna evidente ferita mortale sul corpo di nessuna delle due ragazze, ne altro che indicasse che erano ubriache, drogate o fossero state avvelenate. Nonostante fossero molto puliti, i cadaveri avevano varie ferite e morsi di roditore, inclusi tre fori sul petto di Barbara che potevano essere stai provocati da un punteruolo da ghiaccio. Fu in seguito rivelato dalle autorità che Barbara aveva probabilmente avuto un rapporto sessuale attorno all’ora della morte, ma non furono trovate prove di violenza sessuale. Nei certificati di morte delle ragazze la causa della morte fu indicata come uno “shock secondario” derivante dall’esposizione a basse temperature, complessivamente la causa fu indicata come “omicidio”.

Il primo sospettato fu Bennie Bedwell un ragazzo vagabondo e analfabeta di 21 anni con un aspetto molto simile a quello di Elvis Presley. Accusato dell’omicidio, confessò alla polizia di aver incontrato le ragazze, di averle frequentate per 7 giorni e, il giorno dell’omicidio, le fece ubriacare e mangiare hot dog. Fallito il tentativo di avere un rapporto sessuale con loro, decise di ucciderle.

L’analisi dello stomaco delle ragazze però scagionava Bennie che in seguito dichiarò di essere stato costretto dalla polizia a confessare il crimine.

Successivamente venne accusato Max Fleig, un 17enne che si sottopose volontariamente al test del poligrafo. Fallì. Ma poichè la legge vietava di sottoporre un minorenne a quell’esame, venne scagionato e le accuse ritirate. Max venne condannato per l’omicidio di una ragazza qualche anno più tardi.

Ad oggi il caso rimane irrisolto.

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