VLADO TANESKI: IL MOSTRO DI KICEVO

Kicevo, Macedonia, Novembre 2004. Il cadavere di Mitra Siljanovska viene ritrovato in una discarica locale. Il corpo era stato fatto a pezzi molti mesi prima e infilato in alcuni sacchetti di plastica.

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Due uomini vennero accusati dalla Polizia macedone dell’omicidio, e successivamente arrestati. Al processo che li vide imputati fu sempre presente come corrispondente anche un certo Vlado Taneski, l’insospettabile serial killer. La sentenza fu rapida e implacabile: colpevoli. I due, che si erano sempre professati innocenti, vennero condannati all’ergastolo.

Dovettero passare più di tre anni prima che il Mostro di Kicevo tornasse a fare notizia. Nel febbraio 2008 i pezzi di Ljubica Licovska, 65 anni, vennero infatti ritrovati in un campo nelle vicinanze di Kicevo.

Gli esami sul cadavere della donna non lasciarono dubbi: la mano dietro quest’omicidio era la stessa responsabile della morte della Siljanovska. Entrambe le donne erano state picchiate, violentate e strangolate con del cavo telefonico.

Il Mostro tornò poi a colpire almeno una terza volta nel maggio 2008. Venne infatti ritrovato in un immondezzaio ciò che restava del corpo di Zivana Temelkovska, 60 anni. Anch’essa fatta a pezzi e infilata in sacchetti di plastica. Le analisi della scientifica diedero una sola risposta: l’omicida era il Mostro di Kicevo. L’incubo continuava.

Taneski avrebbe potuto continuare a uccidere per anni se non avesse contribuito lui stesso a farsi catturare.

Forse spinto dalla voglia (inconscia o meno) di essere catturato di cui cadono spesso vittima i serial killer, o forse desideroso di vantarsi delle proprie azioni per trarne godimento personale e accrescere l’autostima, Taneski nei suoi articoli di cronaca era sempre stato generoso di particolari sui fatti riguardanti le morti legate al Mostro di Kiceno. Fin troppo.
Lo zelante giornalista aveva infatti rivelato fatti e circostanze che la polizia non aveva mai fatto trapelare e che soltanto l’omicida seriale avrebbe potuto conoscere. Questi particolari erano davanti agli occhi di decine di migliaia di persone, scritte sui giornali per cui il cronista lavorava.
La Polizia concentrò le indagini su di lui, arrivando a perquisirgli sia l’abitazione che la villetta estiva e a prelevargli campioni di DNA.

Le prove lo inchiodarono subito come “reporter serial killer”.
Il suo DNA era perfettamente compatibile con le tracce che l’omicida seriale aveva lasciato di sè sui corpi delle vittime, e in una delle sue abitazioni vennero ritrovare le scarpe delle donne uccise.

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“Siamo tutti sotto shock. lo conosco come un uomo straordinariamente tranquillo e non posso credere che sia capace di fare cose del genere” è stato il commento del suo ultimo direttore subito dopo l’arresto del fidato giornalista.

Due figli, divorziato, pochi amici, la vita di Vlado Taneski era tristemente simile a quella di milioni di uomini attaccati al loro lavoro e consumati da esso.
Un particolare la rendeva un poco diversa dalle altre: il rapporto tormentato dell’uomo con la madre, recentemente scomparsa.
Una relazione difficile e pesante, che forse nel tempo ha consumato i freni inibitori di Taneski, liberando il mostro che covava dentro di lui fin dai tempi dell’infanzia.
L’uomo, secondo gli investigatori, sceglieva le sue vittime seguendo uno schema ben preciso: “selezionava” solo donne che assomigliassero all’ingombrante e oppressiva mamma.
Signore anziane, scarsamente istruite, che avevano lavorato (o lavoravano) come donne delle pulizie, residenti a Kicevo.
Esattamente come sua madre.

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Il giornalista killer non confessò mai i tre omicidi nè fece in tempo ad attribuirsene altri (si sospetta sia colpevole di altri omicidi).
Due giorni dopo il suo arresto e incarceramento venne infatti ritrovato morto nella sua cella, con la “testa immersa in un secchio pieno d’acqua”.
La Polizia parla ufficialmente di “suicidio”, ma il dubbio che Vlado Taneski (così come altri serial killer prima di lui) sia stato ucciso da un compagno di prigione (o da qualche secondino) serpeggia tra molti, poliziotti compresi.

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I due uomini incarcerati ingiustamente per l’omicidio di Mitra Siljanovska sono stati completamente scagionati e risarciti dallo stato per i tre anni passati in prigione.

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Fonte: Latelanera.com

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