L’OMICIDIO DI TRAVIS ALEXANDER

(ATTENZIONE, ATTENZIONE, ATTENZIONE – FOTO MOLTO FORTI della scena del crimine non adatte alle persone sensibili)

Quando all’inizio del 2008 Alexander Travis chiese all’azienda per cui lavorava di sostituire Jodi Arias come accompagnatrice per un convegno, lei non la prese molto bene.

Travis era il suo uomo! Un ragazzo di 31 anni della California con un’infanzia difficile. I genitori erano entrambi tossicodipendenti e lui, insieme ai suoi 7 fratelli, venne mandato a vivere dai nonni materni. Iniziò a partecipare agli incontri della Chiesa di Gesù Cristo e ne divenne un assiduo frequentatore e motivatore.

Nel febbraio del 2007 conobbe, durante una conferenza a Las Vegas, Jodi Arias, una ragazza di 27 anni dall’atteggiamento aggressivo e preoccupante. Per poter vivere con lui dovette convertirsi e farsi battezzare nella Chiesa LDS nel Sud della California e, solo successivamente, potè trasferirsi da lui. Il rapporto durò circa 1 anno e mezza prima che Travis, stufo dei continui litigi e della gelosia di Arias, decidesse di interromperlo.

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Il 9 Giugno del 2008 il corpo di Travis fu ritrovato dai suoi amici con 27-29 coltellate, la gola completamente tagliata quasi da staccarne la testa, e un colpo di pistola alla nuca. La vena giugulare era stata recisa provocando una rapidissima ed copiosa perdita di sangue e la trachea era tagliata di netto. Le mani presentavano ferite da difesa. Il corpo era riverso nella doccia in un lago di sangue. A seguito delle numerose ferite, il medico legale non riuscì ad affermare con certezza se il colpo di pistola fosse post o pre morte; riuscì però a datare il decesso a 5 giorni prima, il 4 Giugno 2008.

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Della pistola ritrovata sul luogo del delitto, una Colt automatica calibro 25, ne fu denunciato il furto da Arias in Aprile; secondo la testimonianza della ragazza, qualcuno si era intrufolato in casa sua e aveva rubato diversi oggetti, tra cui la pistola.

La mattina dopo l’omicidio, il 5 giugno, Arias si recò come consuetudine a lavoro. Il capo notò l’assenza di Travis, il cambio di colore di capelli di Arias da biondo a castano e diverse ferite da taglio sulle mani della ragazza.

“Mi sono tagliata con il bicchiere rotto di un Margarita”- disse lei.

Il 7 giugno Arias riconsegnò la macchina presa a noleggio dove vennero registrati circa 4500km di percorrenza e “strane” macchie rosse sui sedili di fronte. L’auto venne ripulita prima che la scientifica potesse analizzarle. Vennero registrate anche numerose chiamate senza risposta dal telefono di Arias a quello di Travis, forse un modo per depistare la polizia.

Quando gli amici di Travis trovarono il corpo fecero il nome di Arias alla polizia. Ultimamente Travis si sentiva seguito, minacciato, controllato, il suo account di Facebook era stato violato e le gomme dell’auto lacerate.

Durante le indagini nella casa di Travis, venne ritrovata una macchina fotografica nella lavatrice. Il lavaggio l’aveva danneggiata, ma i dati erano ancora recuperabili. All’interno c’erano foto dei due ragazzi in pose sessuali scattate alle 13:40 del 4 giugno. L’ultima foto di Travis da vivo era delle 17:29 e si trovava in doccia. L’ultima foto scattata presumibilmente dopo l’omicidio mostrava un corpo disteso a terra con sangue ovunque. L’impronta di un palmo insanguinato presentava il DNA di Travis e Arias.

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Il 9 giugno 2008 Arias venne accusata di omicidio di primo grado dal Gran Jury di Maricopa County, in Arizona. Le prime versioni della ragazza furono discordanti: Dapprima affermò di aver smesso di frequentare Travis in Marzo e di non aver nulla a che vedere con l’omicidio; poi dichiarò di essere stata assalita da due ladri che si sono intrufolati in casa e avevano ucciso Travis; infine, dichiarò di averlo ucciso per legittima difesa dopo numerosi episodi di violenza domestica.

Il processo si aprì solo nel Dicembre del 2012 e venne chiesta la pena di morte dall’accusa. La difesa puntò sulla legittima difesa: Arias dichiarò di essere stata abusata, di aver dovuto sopportare sesso orale e anale contro il suo volere anche se le faceva male, e che Travis un giorno portò dei ragazzini e delle ragazzine per fare sesso tutti insieme, ma Arias si rifiutò e lo convinse a desistere. Secondo la difesa, la situazione di abusi che Arias doveva sopportare le aveva provocato un forte stress psicologico, un disordino post traumatico con fenomeni di amnesia e una personalità borderline.

“Cosa successe in quel momento? Una relazione, una relazione tra due persone basata sul caos. Non c’è niente in quel bagno che faccia pensare a una premeditazione. Può essere possibile che dopo tutto quello che successe in quella relazione, qualcosa si spezzasse prima o poi? E infine, se la Signorina Arias fosse colpevole di qualcosa, allora sarebbe solo quello di avergli tagliato la gola e niente più” (Difesa)

“Non esistono prove che lui abbia mai alzato una mano su di lei, mai. Questo non è solo una gola tagliata. Semplicemente, non voleva lasciarlo andar via” (Accusa)

Nel maggio 2013, Arias fu trovata colpevole di omicidio di primo grado. I giurati furono concordi nel condannare Arias di omicidio di primo grado con l’aggravante della premeditazione. A questo punto bisognava decidere se fosse idonea alla pena di morte.

L’accusa tentò di dimostrare come l’omicidio fosse stato: “Crudele, atroce e depravato”

L’avvocato della difesa, che chiese più volte di lasciare il caso, sostenne che: “L’adrenalina nel corpo di Travis potrebbe aver limitato la sofferenza delle ferite inferte”.

Dopo aver mostrato le foto della scena del crimine alla giuria e aver osservato due minuti di silenzio, Arias venne giudicata idonea alla pena di morte.

A processo Arias si presentò in aula con una T-Shirt con la scritta “sopravvissuta” e dichiarò che avrebbe preferito la pena di morte per non arrecare ulteriore dolore ai suoi familiari. Chiese che i suoi vestiti venissero donati alle donne vittime di abusi domestici e i suoi capelli all’associazione Lock of Love.

Alla fine del processo il giudice dichiarerà: “Non credo che lei sia un buon testimone (riferendosi ad Arias). Le abbiamo dato la presunzione di non colpevolezza, giusto? Ma ci sono così tante storie contraddittorie. Siamo tutti esausti da questo processo e sarebbe tremendo se un giorno scoprissimo di aver condannato a morte una donna per sbaglio. Ritengo che l’ergastolo senza condizionale sua una pena giusta per questo omicidio”.

Arias sta attualmente scontando la sua pena.

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