IL TERRIBILE OMICIDIO DI DARLENE PRIORIELLO

(ATTENZIONE, ATTENZIONE, ATTENZIONE, sono presenti immagini molto forti del delitto che potrebbero urtare la sensibilità del lettore. E’ presente inoltre parte del racconto dell’omicida)

(Grazie a Anna Pomiato per la segnalazione)

Questione di attimi…

Quella sera Darlene poteva scegliere: finire di guardare il programma in tv insieme al suo ragazzo o uscire di casa prima e prendere il bus per tornare a casa sua. Scelse di restare ancora un po’ da lui, infondo non era poi così tardi.

La polizia racconta di aver sfondato la porta di casa di un certo David Dobson, un ragazzo di 17 anni, accusato dell’omicidio di Darlene “Dolly” Prioriello, una ragazza di 16 anni, e di averlo trovato intento a mangiare burro di arachidi e un sandwich con marmellata. Non solo sembrava rilassato e per niente preoccupato, ma si versò anche un altro bicchiere di latte e finì con tutta calma il suo sandwich.

Darlene era stata trovata con il cranio distrutto, uccisa tramite soffocamento e stuprata; il suo corpo nascosto dietro una fabbrica a Mississauga.

<< Ho incontrato Darlene solo due volte in tutta la sua vita: la prima dopo una festa me la sono trovata sul marciapiede di fianco a me. Ci siamo guardati e mi sono presentato. Lei mi ha risposto “So già il tuo nome”. Poi si è presentata lei e io le ho risposto: “Conosco già il tuo nome”. Mi ha sorriso ed è andata via. La seconda volta stavo lavorando al supermercato. Era Natale ed erano le 22.30. Stava nevicando, me lo ricordo bene. Sono andato alla fermata del bus dove c’era lei ad aspettare. Poi si è avvicinata e mi ha chiesto se avevo una sigaretta. “Non fumo”, fu la mia risposta. “Nemmeno io” disse lei. Si voltò e se ne andò sorridendo. Quella fu l’ultima volta che la vidi.>>

Darlene era una ragazza popolare, ma timida. Quella sera si era recata dal suo fidanzato per guardare la tv insieme. Restò un po’ di più e poi uscì per prendere il bus verso le 23. Ma per quella strada passò Dobson, un ragazzo del posto noto per essere uno scansafatiche, un perdente, uno che è stato buttato fuori dalla scuola e che si è ritrovato a pulire i bagni e a lavare i pavimenti. Il suo aspetto lo fa sembrare molto più grande di quanto sia in realtà. Dopo l’omicidio inviò una lettera con i dettagli dell’omicidio intitolata: “Cacth me, if you can” (Prendetemi se ci riuscite).

La lettera riporta quanto segue:

“Attenzione Ispettore Jim Wingate, questa lettera riporta i dettagli della morte di Darlene Prioriello, 16 anni. Questa è una descrizione dettagliata di quello che successe quella notte del 6 Maggio 1982, ore 23:20. Alle 23:05 ho preso su in auto Darlene sulla Dixie Road. Le ho chiesto dove stava andando. Mi ha risposto da Dixie e Bloor. Le ho detto che andavo da quella parte. Così lei è salita sui sedili posteriori. Si sentiva al sicuro. Abbiamo raggiunto le villette a schiera, ho fatto un giro dell’isolato e sono andato dritto verso lo stop. Ho girato al semaforo a destra e poi a sinistra. Le mi ha detto che andava bene, che potevo lasciarla lì. L’ho ignorata e ho continuato a guidare attraversando ogni semaforo senza fermarmi così che non potesse saltare giù. Poi sono arrivato alla fabbrica. Mi sono fermato nei pressi di un catasto di legna, l’ho guardata e mi sono scagliato su di lei nei sedile posteriori. Urlava! Le ho detto di stare zitta, infondo tutto ciò che volevo era un po’ di sesso. Si calmò. Mi chiese una sigaretta, ma non fumavo. Le ho infilato una mano sotto la maglia e il reggiseno. Rimase a bocca aperta. Allora le sollevai la maglietta e cominciai a leccarla. Poi le chiesi di togliersi i pantaloni, lo fece. Tolsi i miei. Le allargai le gambe e le chiesi se era vergine. Mi rispose di no. Cercai il buco e glielo infilai. Mi disse che non voleva restare incinta. Le venni dentro lo stesso. Poi ci siamo rimessi i jeans. Mi chiese se poteva stare davanti al ritorno. Le risposi ok, ma la accompagnai mentre usciva dall’auto per salire davanti per evitare che fuggisse. Ma prima l’ho portata dalla parte del guidatore dicendole che avevo un regalo per lei. Mi allungai fin sotto il mio sedile da dove tirai fuori un piccolo mattone. Lei urlò terrorizzata: no no no no!. Questo è l’unico modo per non rimanere incinta, le dissi. Così la colpii sulla testa ma non cadde. La buttai a terra, le tappai la bocca e le continuavo a dire: shh shh zitta, fai silenzio. Così ripresi il mattone e la colpii di nuovo. Lo lasciai sulla sua faccia e cominciai a strangolarla…”

La lettera prosegue con altre descrizioni brutali: Un grosso mattone posizionato sul viso, il seno bucato con una spilla, le ha urinato sul viso sulla parte che restava del volto non schiacciato dal mattone.

Ha concluso la lettera dicendo che ucciderà una giovane ragazza ogni anno il giorno dell’anniversario di Darlene.

Dopo l’omicidio Dobson si recò a casa e dormì come un bambino. La mattina seguente si recò dove aveva lasciato il corpo e quando scoprì che nessuno lo aveva ancora trovato, decise di scrivere al giornale e alla fabbrica, firmandosi Fred, e dando la sua parola d’onore che in quel luogo avrebbero trovato il corpo di una ragazza. Mentre lui guardava attraverso la finestra di una casa abbandonata, vide arrivare gli agenti che trovarono il corpo.

Dobson passò 3 settimane nel tentativo di trovare il numero di telefono dei genitori di Darlene per chiamarli e farli soffrire ancora di più. Ma la sua sbruffonaggine e il suo ego gli costarono caro: la polizia rintracciò le chiamate e lo arrestò.

Dobson verrà condannato all’ergastolo.

Come tutti i racconti, esistono sempre due versioni: quella dell’assassino e quella della vittima che non potrà raccontarlo. Dalle ricostruzioni in aula, tuttavia, si capì fin da subito che Dobson era infatuato di Darlene e che il rifiuto di lei lo portò a commettere il crimine.

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