CHANGELING: LA TERRIBILE MORTE DI BRIDGET CLEARY

Non chiamateci gnomi, ne’ fate. Non vogliamo più essere chiamati così. Una volta era la parola perfetta per designare una grande varietà di creature, ma oggi ha troppi significati […] Se volete darmi un nome, io sono come loro, un folletto. O meglio, sono un Changeling. Noi rubiamo i bambini e ne prendiamo il posto. Il folletto diventa bambino, e il bambino folletto…” (Keith Donohue, Il bambino che non era vero)

CHANGELING

Il Changeling, antica figura presente nella mitologia di molti paesi europei, era una creatura fantastica che anche in Irlanda era molto temuta e diffusa. Si credeva che le fate, attratte dai bambini umani che erano belli e sani a differenza dei loro, spesso malati e deformi, avessero la terribile abitudine di scambiare i neonati: si prendevano il bambino umano lasciando nella culla un sostituto del loro mondo, il changeling. I genitori si ritrovavano così, al posto del loro figlioletto rubato dalle fate, un essere brutto, rugoso, dalla pelle avvizzita e verdastra e con capelli indomabili oppure, meno mostruosamente, con tratti facciali inusuali e labbra dalla forma strana. Il Chageling, oltre ad avere un aspetto raccapricciante, piangeva sempre, urlava, strillava, mangiava moltissimo ma soprattutto attirava la sfortuna sulla famiglia che lo accoglieva; molto impacciato nei movimenti, egli si distingueva dai bambini normali per la sua ottima capacità di suonare gli strumenti musicali e per la maggiore intelligenza. Questo aspetto dell’essere impacciato ma “più intelligente dei bambini normali” fa pensare che i bambini che si credeva essere stati scambiati potessero in realtà essere stati affetti da autismo.

Secondo le credenze popolari, i changeling potevano rapire anche le belle donne, le stesse mogli, ritenute dai mariti, troppo forti, indipendenti, capaci di eccellere dove l’uomo non riusciva.

Questa è la terribile storia di Bridget Cleary.

Bridget viveva insieme al marito in una modesta abitazione. A differenza delle vicine, Bridget si considerava una donna moderna, interessata alla moda e in grado di svolgere il proprio lavoro di sarta. Grazie alla macchina da cucire “Singer”, una delle prime semiautomatiche, riusciva a svolgere le proprie mansioni rapidamente e, insieme alla vendita delle uova, riuscì a guadagnare discretamente, certamente più del marito.

Nell’Irlanda del 1800 esistevano delle zone chiamate “I Cerchi delle fate” (che poi erano i resti dei forti dell’età del ferro).

       

La gente credeva che fossero portali per il mondo dei Changeling e che le vittime umane venissero portati qui. Anche chi si fosse avvicinato troppo ai Cerchi poteva essere catturato da un Changeling e sostituito.

Se una donna, o un bambino, si ammalava o era irrequieto l’unica spiegazione possibile era che un changeling avesse preso il suo posto.

C’erano una serie di rimedi e stratagemmi per costringere un changeling ad andarsene, così come per svelare la sua reale identità. La prova per capire di aver davanti proprio una di queste creature occorreva preparare una camomilla e versarla in un guscio d’uovo: a quel punto il mostruoso neonato avrebbe dovuto esclamare:

In tanti anni della mia esistenza ne ho viste di cose, ma mai versare della camomilla in un guscio d’uovo” e poi tornare al suo mondo fatato, rimandando indietro il bambino rapito.

Per scacciarlo invece era necessario costringerlo a dire la sua vera età o fargli bere del thè fatto di digitale purpurea, una potente medicina per il cuore usata ancora oggi che può causare la morte. La storia ci racconta di una mamma che uccise con un’ascia il proprio figlio perchè convinta fosse un changeling. Oggi sappiamo che il piccolo soffriva molto probabilmente di epilessia.

C’erano anche una serie di cose che le neomamme erano invitate a fare come prevenzione contro gli scambi di bambini, come per esempio il mettere nei pressi delle culla degli oggetti di ferro, poiché le fate temono tale metallo, oppure un crocefisso benedetto sopra la culla; ancora, bruciare strisce di pelle nella stanza, dare da bere alla neomamma e al neonato latte di mucca alla quale era stata data da mangiare un’erba chiamata mota, accendere quante più luci possibili sulle finestre o accanto alle porte oppure non far uscire di casa la mamma ed il suo bambino.

C’erano anche modi alquanto raccapriccianti per accertare la vera identità del bambino: un cesto veniva appeso ad un ramo di nocciolo sopra il fuoco, e in questo cesto veniva posto il sospetto changeling. Si attendeva, mentre le fiamme scaldavano il paniere, e se il bambino al suo interno avesse urlato di dolore allora sarebbe stato sicuramente un changeling.

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La mamma di Bridget era morta da poco e lei sperava di vederla ancora una volta. Quel giorno si recò ai Cerchi delle fate, contro il volere del marito, e poco dopo un forte ed improvviso temporale la obbligò a tornare a casa. Quando arrivò era in preda a tremori e febbre, tossiva e faceva fatica a parlare.

Venne chiamato il Dottore del posto che le diagnosticò una forte bronchite. Michael, il marito, però non era convinto. Lui sapeva che non era la prima volta che la moglie si recava ai Cerchi delle fate. Molto probabilmente, pensò, era stata scambiata con un Changeling. Bridget da tempo non era più la donna semplice che aveva sposato. Era forte, intraprendente, indipendente, curava il suo aspetto e rispondeva al marito.

Era sicuramente un changeling!

Venne chiamato a casa un guaritore che diede a Michael un misto di erbe e urine, chiamato “9 in 1”. All’ottavo giorno Bridget si sentiva meglio, ma quando chiese a Michael di uscire un po’ di casa, egli capì che il changeling era ancora presente e si stava prendendo gioco di lui.

Prese la donna, la scaraventò a terra facendole sbattere la testa sul camino, le buttò addosso l’olio per le candele e le diede fuoco. Poi si recò ai Cerchi nell’attesa che la sua Bridget tornasse, ma non tornò mai più.

 

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