SALVATO DALLA CAMPANELLA

Alla fine del 19esimo secolo dichiarare qualcuno morto non era una certezza, ma una supposizione. La paura di una sepoltura prematura aveva un nome: tafofobia. Da qui la nascita della camera mortuaria, un luogo dove il presunto, ma forse non del tutto, morto poteva essere tenuto sotto osservazione, almeno finchè l’unico segno certo della morte non fosse giunto: la decomposizione. Nei migliori obitori c’erano enormi decorazioni floreali per nascondere il fetore del corpo, tuttavia…perchè aspettare, se non era necessario?

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Col tempo nacquero sempre più tecniche per fornire un responso più rapido, ad esempio:

  • Conficcare uno spillo sotto l’unghia
  • Mettere uno scarabeo vivo nell’orecchio
  • Suonare un corno a distanza ravvicinata
  • Tagliuzzare con un rasoio la pianta dei piedi
  • Usare una speciale pinza per strappare i capezzoli
  • Infilare una matita nel naso
  • Utilizzare una macchina a manovella per tirare la lingua

Per chi invece disponeva dei mezzi necessari, c’era la possibilità di venire sepolti nella bara di sicurezza. Inventori intraprendenti proposero numerosi brevetti per questo prodotto mortuario in via di sviluppo.

Uno dei primi modelli prevedeva un lungo tubo che portava aria e luce all’interno della bara.

Una versione aggiornata prevedeva l’aggiunta di un campanello con dei fili legati alle caviglie e i polsi del presunto defunto. Se la campanella avesse suonato, il custode avrebbe avvisato i becchini che avrebbero liberato immediatamente la persona da quell’orrenda situazione.

Da qui l’espressione “salvato dalla campanella!”.

Fonte. Lore

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