IL CASO IRRISOLTO DELL’UOMO DI SOMERTON – IL CASO TAMAM SHUD

1 Dicembre 1948, spiaggia di Somerton, Sud dell’Australia.

Sono le 6:30 del mattino quando viene ritrovato lungo la spiaggia il cadavere di uomo, disteso sulla sabbia, con la testa adagiata sull’argine e i piedi incrociati, rivolti verso il mare. Il braccio sinistro era disteso, mentre il destro era piegato. Aveva una sigaretta intera dietro l’orecchio e un’altra sigaretta, fumata a metà, era sulla parte destra del colletto del cappotto, tenuta ferma dalla guancia dell’uomo. Nelle tasche vennero rinvenuti un biglietto dell’autobus usato, un biglietto ferroviario di seconda classe non usato, uno stretto pettine di alluminio americano, un mezzo pacchetto di gomme da masticare Juicy Fruit, un pacchetto di sigarette e uno di fiammiferi ma, cosa più importante, gli venne trovato un pezzetto di carta strappato da una pagina delle poesie persiane con scritto Tamam shud, che significa “finito” ,”concluso”.

Testimonianze contrastanti si susseguirono nei giorni successivi al ritrovamento: chi affermava di averlo visto muoversi, chi notò il braccio in un’altra posizione e chi lo vide nella stessa posizione e pensò fosse solo ubriaco.

Secondo il patologo l’uomo poteva essere uno sportivo, un ballerino o un corridore, vista la prestanza fisica e non aveva svolto lavori manuali in vita.

L’autopsia riportò quanto segue:

“Il cuore è di dimensioni normali, e normale in ogni altro particolare… nel cervello si distinguono facilmente piccoli vasi congestionati non comunemente osservati. La faringe è congestionata e l’esofago è ricoperto da uno sbiancamento degli strati superficiali della mucosa con un patch di ulcerazione posto al centro. Lo stomaco è profondamente congestionato… Vi è congestione nella seconda metà del duodeno. Nello stomaco è presente sangue mescolato con cibo. Entrambi i reni sono congestionati, e nei vasi del fegato vi è un’eccessiva quantità di sangue…. la milza è sorprendentemente grande… circa 3 volte la dimensione normale… al microscopio si rileva necrosi al centro dei lobuli epatici…. emorragia gastrica acuta, vasta congestione del fegato e della milza, e congestione del cervello. “

Per il patologo la morte era sopraggiunta, molto probabilmente, per ingestione di qualche sostanza velenosa:

“Sono piuttosto convinto che la sua morte non possa essere stata naturale… Il veleno che ho ipotizzato era un barbiturico o un ipnotico solubile”. 

Il corpo della vittima non fu mai identificato e il caso divenne di interesse nazionale. Venne imbalsamato e ne venne fatto un calco in gesso per la futura identificazione.

Il caso ebbe una svolta solo il 14 Gennaio del 1949 quando venne ritrovata una valigia marrone alla stazione con all’interno numerosi oggetti personali e tra cui un filo cerato arancione di marca Barbour non in commercio in Australia; lo stesso usato per riparare i pantaloni che la vittima indossava.

Vennero così elaborate numerose ipotesi:

  1. L’uomo si trovava alla stazione quella notte. Decise di farsi una doccia ai bagni , della stazione ma, scoprendoli chiusi, dovette recarsi a quelli cittadini, perdendo così mezz’ora e il treno. In questo modo si giustificherebbe il ritrovamento nella tasca del biglietto del treno non usato. Per ignote ragioni poi l’uomo è stato ucciso e portato sulla spiaggia. L’assenza di vomito e convulsione fa credere che sia stato ucciso altrove.
  2. La digitale e l’ouabaina sono due tipi di droga che non lasciano traccia e facilmente reperibili in quegli anni. L’uomo potrebbe averne assunta una dose letale e l’ultimo movimento visto la sera prima da un testimone poteva essere una convulsione antecedente la morte.
  3. Il pezzetto di carta ritrovato con la scritta “Tamam Shud” venne pubblicato sui giornali. Un uomo, che volle rimanere anonimo, apprese la notizia e fornì alla polizia la prima edizione del libro “Rubʿayyāt” che risultò compatibile con il pezzetto di carta. Sul retro del libro c’erano delle leggere annotazioni a matita, costituite da lettere maiuscole disposte su cinque righe, di cui la seconda riga barrata. Dato che la seconda riga è molto simile alla quarta, si è ipotizzato che sia barrata in quanto errata, il che porterebbe a supporre che le lettere costituiscano un codice segreto. Le scritte sono: WRGOABABD – MLIAOI – WTBIMPANETP – MLIABOAIAQC – ITTMTSAMSTGAB. Nessuno riuscì a decifrare il codice. 
  4. Sul retro del libro c’era annotato anche un numero telefonico appartenente ad un’ex infermiera ventisettenne che abitava in Moseley Street, Glenelg, circa 400 metri a nord di dove il corpo era stato rinvenuto. Vedendo il calco la donna avrebbe avuto una reazione molto forte, descritta come “completamente presa alla sprovvista, al punto da dare l’impressione di stare per svenire“, ma affermò sempre di non conoscere l’identità dell’uomo. Forse i due si conoscevano e quando la donna raccontò alla vittima di essersi sposata, lui decise di suicidarsi.

Nel 1949 l’uomo venne sepolto e l’identità rimase un mistero. Ad oggi il caso è ancora aperto; il calco in gesso e alcuni capelli sono conservati dalla polizia. La valigia è stata distrutta nel 1986.

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