VASILI KOMAROFF – IL LUPO DI MOSCA

Vasili Komaroff, noto anche come Vasily Petrov Terentievich, nacque nel 1877 a Vicebsk, un città Bielorussa. I genitori erano alcolisti e violenti e lui, all’età di 15 anni, divenne già un’alcolista cronico. Uno dei 5 fratelli finì in prigione per aver ucciso una persona mentre era ubriaco.

A 28 anni si sposò e a 30 anni rapinò un magazzino. Venne arrestato e condannato a 1 anno di galera. La moglie morì di colera e Vasili decise di trasferirsi a Riga dove conobbe Sofia e con la quale ebbe due figli.

Nel 1915, quando la Prima guerra mondiale era iniziata da un anno e le truppe tedesche erano arrivate nel Mar Baltico, si trasferì nuovamente nella regione del Volga. Dopo la Rivoluzione d’ottobre del 1917 Vasili entrò nell’Armata Rossa e imparò a leggere. Fece carriera militare e diventò un comandante di plotone; in almeno un’occasione prese il comando di un plotone di fucilazione per prigionieri nemici. Nel 1919, durante una battaglia, fu catturato dai volontari dell’esercito del generale Anton Ivanovič Denikin, ma riuscì a fuggire.

Per evitare un processo da parte del tribunale militare rivoluzionario (e una sicura condanna a morte), cambiò nome in “Vasili Ivanovich Komaroff”. Nel 1920, dopo la guerra civile, Komaroff si trasferì al numero 26 del distretto di Shabolovki (o Shabolovka), vicino al centro di Mosca. Lì affittò un cavallo e una carrozza e diventò un tassista. Compì anche diversi furti e fece sparire la merce rubata vendendola al mercato.

Il primo delitto non era stato progettato. Aveva invitato a casa sua un contadino che aveva intenzione di comperare un cavallo con del grano. Vasili gli offrì da bere e lo fece involontariamente ubriacare. Quando seppe che voleva comprarsi un cavallo per rivenderlo, pensò che fosse uno speculatore e gli venne un attacco d’ira: andò in giardino, prese un martello e gli spaccò il cranio. Il corpo lo nascose in una casa diroccata nelle vicinanze. Il tutto durò circa mezz’ora. Da quel momento in poi pensò di continuare a uccidere; nel 1922 smise di nascondere i cadaveri in case abbandonate o in alcune buche e sfruttò la sua professione di tassista per scaricarli in giro.

Il suo modus operandi, identico per tutti gli omicidi, era il seguente: Vasili attirava a sé la vittima con la scusa di fargli visitare la sua scuderia di cavalli; arrivata al suo allevamento, la faceva ubriacare (solitamente con vodka) e la strangolava con una corda; altre volte la massacrava a martellate.

Il sangue lo faceva colare dal cranio spaccato in un sacco o in una ciotola; adottò questo metodo dopo che i vestiti della prima vittima si erano macchiati. Generalmente tutte le vittime erano di sesso maschile. Nel 1921 compì almeno 17 omicidi; dal 1922 alla metà del 1923 ne compì almeno altri 12. Il movente degli omicidi era fondamentalmente economico: Vasili infatti derubava le sue vittime. Otteneva circa 80 centesimi a cadavere; in totale con 33 omicidi fece soltanto 26 dollari e 40 centesimi.

La moglie Sofia gli fece da complice nell’occultamento dei corpi: nell’inverno del 1922 scoprì i delitti del marito, ma alla fine ne rimase coinvolta.

La polizia si interessò al caso solo all’inizio del 1923, a seguito dell’ennesimo ritrovamento. Scoprì che tutte le vittime sparivano con regolarità ogni mercoledì e venerdì nella zona del mercato, luogo dove Vasili le abbordava. La polizia continuò le indagini e si insospettì di Komarov: aveva scoperto (forse tramite dei testimoni preoccupati) che le persone che andavano a vedere i suoi cavalli non tornavano più indietro. Casualmente sparivano di mercoledì e venerdì pomeriggio. I corpi venivano trovati giovedì e sabato, il giorno dopo la visita alla scuderia. Vasili inoltre abitava nel distretto di Shabolovki, dove avvenivano le sparizioni e i ritrovamenti: scattò la prima ipotesi che il killer fosse lui. I corpi venivano poi ritrovati in vari luoghi: quindi scattò la seconda ipotesi che il killer fosse uno dei tanti tassisti di Mosca. Sulla testa di un cadavere fu poi ritrovato un pannolino fresco, che forse serviva ad assorbire il sangue: quindi scattò la terza ipotesi che avesse avuto un figlio da poco. Per coincidenza, Komarov possedeva tutte queste caratteristiche: avevano trovato la pista giusta.

Poco tempo dopo (17 marzo) gli agenti andarono in casa sua con la finta accusa di contrabbando di liquore per sottoporlo ad un interrogatorio: durante la perquisizione di una stalla trovarono un cadavere avvolto in un sacco nascosto sotto al fieno. Vasili, vistosi scoperto e preso dal panico, saltò da una finestra e tentò la fuga sebbene l’edificio fosse circondato dalle forze dell’ordine. Durante i controlli di casa sua, fu trovato nell’armadio un corpo ancora caldo con la testa sfracellata.
Fu arrestato un giorno dopo la fuga a Nikolski, villaggio a pochi chilometri da Mosca. In carcere confessò con indifferenza (e a tratti felicità) 33 omicidi. La polizia ne aveva già scoperti 21, a cui lo collegò; altri 11 cadaveri vennero trovati il giorno successivo nel fiume Moscova e nelle discariche. Iniziò così il processo, che vide coinvolta anche la moglie.

Vasili provò a suicidarsi in cella per tre volte, senza mai riuscirci. Chiese alle autorità un processo veloce e confidò nell’inevitabile pena morte.

L’8 giugno Vasili e la moglie vennero condannati a morte tramite fucilazione.

(Fonte. Wikipedia.org)

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