GENNADIJ MODESTOVICH MICHASEVIC – LO STRANGOLATORE DI VITEBSK

Modestovich nacque il 7 Aprile del 1947 in Bielorussia e della sua infanzia si sa poco.

Tutto ebbe inizio una fredda sera del 14 maggio del 1971 quando Modestovich, 24enne, si stava recando alla stazione dei bus per tornare a Polotsk dai genitori. La ragazza lo aveva lasciato da poco per sposarsi con un altro uomo e nella sua mente il pensiero di farla finita era più che mai vivo. Decise di cercare un posto per impiccarsi quando casualmente incontrò Lyudmila Andaralova. La stuprò e la strangolò con le mani fino alla morte: questa era la vendetta contro il genere femminile causa di tutti i suoi mali.

Il 29 ottobre del 1971 Modestovich si avvicinò a una donna e, mentre le chiedeva l’ora, le mise una corda al collo; lei la bloccò, ma Modestovich le tappò il naso e la bocca con l’altra mano. Le urla della donna attirarono alcuni studenti che impedirono a Modestovich di compiere l’omicidio e lo misero in fuga.

Il 30 ottobre 1971, uccise per la seconda volta. Il cadavere della donna venne trovato a 12 metri dalla strada sterrata, in un campo di abeti, appoggiato ad un tronco: la vittima era stata soffocata con una sciarpa infilata con forza in gola. Il 15 aprile e il 30 luglio 1972 strangolò altre due donne nei pressi della stazione di Luchesa, alla periferia di Vitebsk.

Nel 1973 Modestovich iniziò a lavorare per un’azienda chiamata “Disna” e interruppe la sua furia omicida per 1 anno.

Il 17 maggio 1975 incontrò la sua vittima più giovane in un villaggio di Duy. La soffocò e la massacrò con una forbice nei pressi di una campagna. I beni delle vittime venivano poi nascosti in luoghi isolati e coperti con terra, erba e foglie. L’inverno avrebbe poi fatto il resto.

Nel frattempo Modestovich conduceva una seconda vita: lavorava come operaio metallurgico, era sposato e con due figli, non fumava e non beveva, ed era interessato alla politica.

Il 2 luglio del 1976, poco dopo il suo matrimonio, imbavagliò e soffocò sia con le mani che con la tracolla di una borsa un’altra vittima; nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1976 ne violentò e strangolò un’altra ancora; il 22 ottobre e il 1º novembre 1976, altre due. Tra gli oggetti rubati, oltre alle borse, si impossessò di due anelli nuziali d’oro: uno lo diede alla moglie, completamente ignara del comportamento del marito, e l’altro lo impiegò per fabbricare una protesi dentaria, che serviva sempre alla moglie.

Nonostante la quantità di omicidi e i ritmi serrati del serial killer, la polizia brancolava nel buio. L’unico indizio fino ad ora ottenuto fu la macchina posseduta dal killer: una Zaporozhets rossa. Controllarono più di 200.000 immatricolazioni, ma Modestovich, che seguiva con attenzione il caso, se ne liberò in fretta.

Tra il 1983 e il 1985 uccise 12 donne e una notte, in preda agli incubi, tentò di soffocare anche la moglie. L’incidente non destò comunque alcun sospetto nella moglie. Per gli omicidi vennero accusate ed arrestate numerose persone, tra queste: Oleg Adamov, un giovane pilota, che venne condannato a 15 anni di reclusione e tentò il suicidio; altre 14 vennero arrestate e costrette a confessare sotto tortura; due vennero condannate e giustiziate tramite fucilazione.

Modestovich venne catturato solo il 9 Dicembre del 1985 e ad incastrarlo fu la sua superbia: inviava lettere anonime ai giornali per sviare le indagini della polizia. Raccontava di essere un “Patriota di Vitebsk” con il compito di uccidere, per vendetta, le donne ritenute “volgari e adultere”. Lo stesso messaggio venne ritrovato nella bocca di due vittime. Tutte le lettere erano scritte a mano quindi la polizia richiese una perizia calligrafica su oltre 556.000 campioni e 312.000 passaporti. Il presunto killer portava il nome di: Modestovich Gennadij.

Venne arrestato davanti alla moglie “si tratta di un errore” disse “uscirò presto”. Durante il tragitto si fermò ad urinare 15 volte e una volta raggiunta la stazione di Polizia rimase impassibile. Dopo ore di interrogatorio, confessò l’omicidio di 43 donne. Portò la polizia sul luogo degli omicidi, li condusse dove si trovavano 5 cadaveri non ancora rinvenuti e fornì alcuni beni delle vittime.

Condannato a morte tramite fucilazione, la sentenza fu eseguita nel 1987, quando aveva 40 anni.

Le 14 persone condannate vennero scagionate, compreso Adamov, mentre il procuratore che lo condannò scontò 4 anni per abuso d’ufficio.

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