ANDREJ ROMANOVIC CIKATILO – Il Mostro di Rostov, Lo squartatore rosso o Cittadino X

Evilenko è un film del 2004 ispirato al romanzo “Il comunista che mangiava i bambini”, ispirato a sua volta dalla vita di Andrei Chikatilo.

Nato il 16 ottobre 1936 in un villaggio dell’Ucraina, Chikatilo visse in un’epoca in cui il cannibalismo era diffuso e milioni di persone morivano di stenti per le condizioni di vita terribili.

La giovinezza di Andrei è colma di miseria e un’impotenza sessuale così grave da essere motivo di scherno agli occhi dei compagni di scuola. L’episodio a cui si dà la responsabilità maggiore della sua follia è quello capitato al fratello maggiore Stepan, morto durante una grave carestia nel 1930, prima ucciso e poi mangiato dalla folla affamata per evitare la stessa sorte.

All’età di 19 anni le difficoltà ad avere rapporti sessuali con le donne e il conseguente schernimento non farà altro che peggiorare una condizione mentale già instabile.

Nel 1971, con non poche difficoltà, riesce a laurearsi in lettere e a ottenere il posto di insegnante. Tuttavia, tre anni dopo, durante una lezione in piscina con la scolaresca, afferra una quindicenne e inizia ad accarezzarla con insistenza fermandosi solo quando le urla della giovane attirano i presenti. Solo due settimane più tardi trattiene con una scusa oltre l’orario scolastico una studentessa di 14 anni e inizia a picchiarla con un righello finché non raggiunge il piacere.
Perderà il posto di lavoro e il professore, membro attivo del Partito Comunista, verrà etichettato come maniaco.

Sarà l’inizio degli omicidi.

È una fredda sera d’inverno del 1978 e mancano pochi giorni a Natale quando Lena Zakotnova di nove anni sta tornando a casa da scuola infagottata nel suo cappotto rosso.
Lungo la strada incontra un signore gentile che le offre una vera rarità: gomme da masticare importate. Tentata, si lascia convincere e lo segue fiduciosa. Lena non tornerà più a casa. Andrei Chikatilo la conduce in una baracca abbandonata. La spinge per terra e le strappa i vestiti, le monta a cavallo strusciandosi, ma non basta, come non bastano le dita a penetrarla. La vista del sangue lo eccita e ne vuole sempre di più. La sevizia e la accoltella per il piacere di farlo, poi la strangola.

Adesso sa come raggiunge l’orgasmo: la dominazione, la mutilazione, l’agonia delle sue vittime e il terrore della lama del suo coltello impresso nello sguardo. Un particolare degli omicidi era il ferimento agli occhi della vittima convinto che così mantengano impressa l’ultima immagine della loro vita trucidata.

Col passare del tempo e soprattutto dei morti, affina la sua tecnica abbastanza da permettergli di mantenere in vita più a lungo le prede per soddisfare le proprie voglie. Con il coltello provoca ferite superficiali per vederle lottare e piangere di più, poi mangia gli organi genitali. Preferisce farlo mentre loro sono ancora vive, mentre gli strappa a morsi i capezzoli, il naso e la punta della lingua prima di recidere gli occhi.
Dai corpi delle femmine asporta il seno a colpi di coltello, distrugge l’utero e l’addome, ai maschi mutila il pene, lo scroto e l’ano. Oltre naturalmente a cibarsi di alcune parti.

La furia omicida accelera al punto tale che la polizia scopre un cadavere al giorno.

Verrà creato un profilo psicologico del criminale e la prima prova concreta fu il gruppo sanguigno AB ritrovato nello sperma sulle vittime.
Un giorno, per casualità, alla fermata della stazione Chikatilo viene fermato dalla polizia. Nella borsa trovano un tubetto di vaselina, una corda, asciugamani sporchi e un coltello da cucina. È abbastanza per credere che sia lui la persona ricercata e poter mettere la parola fine dietro una vicenda drammatica, ma qualcosa va storto. Il test del DNA lo scagiona: non combacia con quello presente nello sperma trovato sui corpi delle vittime.

Chikatilo torna a piede libero.

Verrà arrestato solo nel 1990 dopo aver ucciso oltre 53 vittime così ripartite: 21 bambini, 14 bambine e 18 giovani donne.

Resta il mistero della differenza tra lo sperma ritrovato e il sangue che contiene le proteine geneticamente determinate e il DNA. Infatti al momento del primo arresto Chikatilo risultò appartenere al gruppo sanguigno A, mentre dalle analisi del seme maschile il ricercato doveva essere del gruppo AB.
La scienza spiega la cosa come una rara mutazione genetica che può portare a una divergenza tra le proteine e il DNA stesso: Chikatilo era uno di questi casi.

Verrà condannato a morte e ucciso con un colpo di pistola di fronte al boia.

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