DANIEL CAMARGO BARBOSA – La bestia delle Ande – La Bestia di los Manglares – Il sadico di Chanquito

Intelligente, molto. Appassionato di basket, calcio e lettura. Ma anche in questo caso, per colpa dei genitori, Daniel Camargo Barbosa diventerà uno dei peggiori serial killer della Colombia.

Nato nel 1936 in un villaggio delle Ande, Daniel perde la madre alla nascita. Il padre, un uomo rozzo e violento, si risposa con una donna che non sarà in grado di rimanere incinta. La matrigna, con evidenti problemi psicologici, desiderava tanto avere una figlia e, vista l’impossibilità, decide di vestire Daniel come una femminuccia e di trattarlo come tale non solo in casa, ma anche a scuola e in pubblico.

In Daniel inizia a svilupparsi quel risentimento nei confronti delle donne e in particolare delle bambine.
Nonostante gli ottimi risultati a scuola, il padre decide comunque di mandarlo a lavorare per contribuire alla famiglia.

Il tempo passa tutto sommato in tranquillità e Daniel diventa un uomo magro, apparentemente innocuo e alto appena 1,65 m.

Ha però una ossessione: quella di deflorare una vergine.

Esperanza, una donna con cui Daniel conviveva, per ben cinque volte riesce a circuire delle ragazzine e a portarle nell’appartamento di Camargo, dove le droga e le violenta indisturbato.

È il 1964. La quinta vittima stuprata è appena una bambina, ma è determinata. Va dalla polizia e denuncia l’accaduto. Daniel ed Esperanza vengono arrestati e per il futuro serial killer si aprono le porte del carcere, dove sconterà una condanna a otto anni.

Passano gli anni e Daniel invece che redimersi, si convince sempre più che la pena che gli era stata comminata era troppo severa. Una volta uscito decide di non lasciare più testimoni.

Compra un carretto per vendere la sua merce e muoversi così liberamente.
Il 2 maggio 1974 vede una bambina di nove anni che attira la sua attenzione.
Con un raggiro si apparta con lei. La violenta, le ruba la verginità e la strangola per non lasciare testimoni.
Commette, però, un errore grossolano lasciando sul luogo del delitto le merci che offriva in vendita. Cerca di recuperarle il giorno dopo e viene fermato dalla polizia, che lo accusa del crimine.
Al processo, non c’è pietà per un criminale recidivo ed il giudice, visti i precedenti, condanna Camargo a venticinque anni.

Qui succede qualcosa di epico: Daniel sarà l’unico prigioniero a fuggire da una delle prigioni più terribili. Il penitenziario di Gorgona.

Gorgona è un’isola di circa 26 kmq, situata a 35km dalla terraferma.
Quest’isola dell’oceano Pacifico, fu scoperta nel 1542 da un esploratore spagnolo, Diego de Almagro, che la chiamò San Felipe. Tre anni dopo un gruppo di 170 soldati spagnoli la occuparono per recuperare le loro forze dopo una battaglia con gli Incas. Di questi 170 soldati, ben 87 morirono per i morsi dei serpenti presenti sull’isola.

I serpenti erano i veri padroni dell’isola, tanto che gli spagnoli decisero di chiamarla Gorgona, come la creatura della mitologia greca che aveva i serpenti al posto dei capelli. Alla fine degli anni ’50 le autorità colombiane decisero di convertire l’isola in un carcere di massima sicurezza, dal quale proprio a causa delle migliaia di serpenti presenti nell’area, era impossibile evadere. Nelle acque, inoltre, erano presenti numerosi squali.

La prigione di Gorgona fu aperta nel 1960 e funzionò fino al 1984. I prigionieri venivano reclusi in strettissime celle e non avevano nessun tipo di privacy, controllati continuamente dalle guardie, con le quali spesso si scontravano violentemente.
I prigionieri più deboli venivano sottomessi allo stesso trattamento che avevano riservato alle loro vittime, torturati, seviziati e violentati, in una colonia penale disegnata sul modello dei campi di concentramento nazisti.

Daniel Camargo Barbosa sopravvive, e non solo, ma sarà l’unico carcerato a riuscire a scappare dal penitenziario della Gorgona.
Per lungo tempo studia le correnti marine, le abitudini e gli orari delle guardie, fa tesoro dei racconti degli altri prigionieri che hanno tentato la fuga.

Il 24 settembre 1984 Camargo scappa.

È il giorno della Madonna della misericordia ed i controlli sono meno rigorosi. Riesce a nascondersi nella vegetazione e a costruire una zattera di fortuna con assi di legno tenute insieme dalle liane degli alberi tropicali e con questa affronta il mare.
Nessuno è mai riuscito nell’impresa e le autorità della Gorgona lo danno per morto, mentre i giornali riportano la trucida fine dello stupratore divorato dagli squali.
Sembra finita, invece l’incubo è appena iniziato.

Camargo è vivo e si trova in Ecuador. La sua presunta morte e l’aspetto consumato e provato dalle avversità della vita, lo rendono insospettabile agli occhi di chiunque. Ma Daniel, ossessionato dalla purezza e dalla verginità, ucciderà 71 bambine.
Il modus operandi è tanto semplice quanto efficace: si presenta, Bibbia alla mano, alle giovani ragazzine chiedendo loro di mostrargli dove si trova la Chiesa evangelica. Ottenute le indicazioni, al momento propizio, le minaccia con un coltello, le trascina negli arbusti e le violenta. Poi le strangola. Mentre lo fa, si eccita nel vedere il volto angelico delle piccole che si spegne, il loro pianto, le implorazioni e il pensiero di avere tra le dita il loro destino.
Memorizza tutto, ogni attimo, e una volta finito, porta con sè anelli, collanine, abbigliamento e ogni piccola cosa legata alla piccola.
Smembra i corpi a colpi di machete, si orina sulle mani per pulirsi dal sangue e si cambia camicia.

L’incubo finisce solo nel 1986 a Quito. Daniel ha appena ucciso una piccola di 10 anni. La polizia lo trova a vagabondare per la strada in stato confusionale e decide di fermarlo per un controllo di routine. Nella borsa troveranno i vestiti della piccola sporchi di sangue e Daniel verrà arrestato. Sarà lui a confessare tutto con la lucidità e la fermezza di chi sa di non aver commesso nessun male.

Successive indagine parlano di almeno 150 vittime ma, nonostante il numero elevato, Daniel, che ha studiato il codice processuale Ecuadoriano, sa che non possono condannarlo a più di 16 anni di carcere. E così sarà.

Il giudice lo condanna a 16 anni da scontare nella prigione di Quito.
Il 13 novembre del 1994 la sua cella è aperta ed entra Luis Masache Narvaez, un giovane 29enne fratello di una vittima. Prende Daniel per i capelli, lo costringe a inginocchiarsi e lo pugnala 8 volte. Infine, beve il suo sangue convinto che serva per liberarsi dallo spirito di Daniel che lo perseguita. Una precauzione di poco conto, perchè Masache continuerà a uccidere all’interno della prigione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.