ALBERT FISH

(Visto l’ultimo sondaggio e l’interesse mostrato per la storia di Fish, vittorioso per la seconda volta, vi pubblico qui di seguito la sua vita…buona lettura)

“Il Vampiro di Brooklyn”, così era soprannominato per le sue gesta Albert Fish, uno dei peggiori serial killer americani mai esistiti, che diffuse il terrore in tutti gli Stati Uniti d’America di inizio XX secolo, mutilando, torturando e mangiando le sue giovani vittime.

Pedofilo, cannibale e assolutamente senza alcuna pietà, oltre che fortemente instabile di mente, asserì che come un angelo aveva fermato la mano di Abramo un attimo prima che uccidesse suo figlio, così qualcuno avrebbe dovuto fermare lui; e se nessun angelo ancora ci aveva provato, era evidente che le sue azioni erano ben volute dal Signore, e che forse egli era un messia.

Albert Fish nasce come Hamilton Howard Fish il 19 maggio 1870 a Washington D.C (sotto il segno zodiacale del Toro), in una famiglia fortemente disagiata.

Della sua famiglia, uno zio paterno soffriva di una psicosi religiosa e morì in ospedale, un fratello fece la stessa fine, il fratello più giovane soffriva di idrocefalea e morì in poco tempo, un altro fratello era affetto da alcolismo cronico, una sorella aveva una sorta di malattia mentale. La madre soffriva di allucinazioni, mentre una zia paterna era completamente pazza.

Albert, com’era chiamato in casa, cresce quindi in un ambiente decisamente poco sano, e da qui hanno inizio le sue ossessioni per il peccato e per l’espiazione mediante il dolore.

La sua è un’infanzia “travagliata”, e dopo la morte del padre finisce in orfanotrofio, dove resterà per anni nell’attesa (vana) che qualcuno lo adotti. Una volta uscito dall’orfanotrofio riesce a mantenersi con lavoretti saltuari e nel 1898 sposa una ragazza di diciannove anni, dalla quale ha sei figli.

Esattamente diciannove anni dopo, la moglie lo lascia per un ragazzo più giovane, uno studente, e Fish rimane solo con i suoi figli.
Si pensa che egli abbia commesso il suo primo omicidio già nel 1910, prima del divorzio quindi, ma è solo in seguito all’abbandono della moglie che Albert Fish comincia la sua attività di serial killer ai danni di bambini.
Egli stesso ha ammesso di averne molestati più di quattrocento.

Il 25 maggio del 1928, un giovane diciottenne, Edward Budd, decise di inserire un’inserzione sul New York World, per cercare un’occupazione così da sopperire alla condizione di povertà in cui si trovava la sua famiglia. Il lunedì successivo all’inserzione domenicale, al cospetto della signora Delia Budd, apparve un uomo anziano, con i capelli grigi e dei lunghi baffi, che si presentò come Frank Howard.

Sabato 2 giugno si prospettava una stupenda giornata per il giovane Edward, ma l’uomo non si fece vedere. Mandò una lettera scritta a mano con la quale spiegava che aveva avuto degli impegni improvvisi.
Il giorno dopo, verso le undici di mattina, Frank Howard giunse a casa di Edward portando in dono un cesto di fragole e del formaggio. Delia Budd lo convinse a rimanere per pranzo, così suo marito, Albert Budd, avrebbe avuto l’opportunità di conoscerlo. Frank accettò l’invito e rimase a mangiare.

L’anziano signore fece un’ottima impressione all’intera famiglia, per i suoi modi gentili, per il suo linguaggio e il suo portamento. A un certo punto, entrò nella sala da pranzo la figlia della signora Budd, Grace, di 10 anni. Frank Howard si lasciò sfuggire qualche complimento, e le donò 50 centesimi per comprare le caramelle. La invitò poi ad andare con lui alla festa di compleanno del figlio di sua sorella, promettendo ai genitori che l’avrebbe riportata a casa alle nove di sera e che si sarebbe preso cura di lei. I Budd s’informarono sul luogo in cui la figlia sarebbe dovuta andare e si convinsero a lasciarla in custodia a Howard. Non ebbero più notizie di Grace. Frank Howard, in realtà, era Albert Fish.
Questo è forse l’episodio più famoso della sua carriera deviante, soprattutto per la lettera che successivamente egli mandò alla povera signora Budd.

Eccone un piccolo stralcio:

“Mia cara signora Budd,
Nel 1894 io e un mio amico decidemmo di andare in Cina e salpammo da San Francisco diretti a Hong Kong. A quel tempo esisteva molta carestia in Cina, c’era la fame e la povertà dilagava. Per mangiare qualsiasi cosa il prezzo variava da 1 a 3$. La gente soleva vendere i propri bambini sotto i 12 anni per comprarsi un po’ di cibo. Un ragazzo o una ragazza sotto i 14 anni non erano sicuri in strada. Tu potevi andare in un negozio a chiedere della carne, e specificatamente ti tagliavano la parte di un corpo di un bambino o una bambina che desideravi. Le parti del corpo più gustose erano persino maggiorate di prezzo.

Il mio amico John stette così a lungo che ci prese gusto nel mangiare carne umana. Quando tornò a New York rapì due ragazzi, uno di 7 e l’altro di 11 anni. Li portò nella sua abitazione, spogliò i loro corpi e li rinchiuse in un ripostiglio. In seguito bruciò tutto. Spesso li torturava giorno e notte, così che la loro carne diventasse buona e tenera.
Dapprima uccise il bambino di 11 anni, perchè aveva il sedere più grasso e sicuramente c’era molto da mangiare. Ogni parte del suo corpo fu cucinata e mangiata eccetto la testa, le ossa e gli intestini.

Fu arrostito, bollito, cotto alla griglia, fritto e cotto a stufato. Il più piccolo fece la stessa fine. A quel tempo ero il suo vicino di casa, mi aveva parlato del gusto di questa carne, ed ero tentato di provarla.
Quella domenica del 3 giugno 1928, vi chiamai e vi portai dei doni. Mangiammo il pranzo e Grace mi baciò. Fu in quel momento che mi venne voglia di mangiarla.
Col pretesto di portarla a una festa di compleanno, dopo aver chiesto il tuo permesso, la portai in un’abitazione vuota a WestChester che avevo già acquistato. Quando arrivammo, la bambina rimase fuori a raccogliere dei fiori, mentre io andai al piano di sopra per togliermi i vestiti. Non volevo sporcarmeli di sangue.

Quando fu tutto pronto, andai alla finestra e la chiamai. Mi nascosi nel ripostiglio mentre lei era in camera, uscii fuori e quando lei mi vide nudo cominciò a gridare e cercare di scappare. Io la presi e lei disse che avrebbe detto tutto a sua madre.
Prima la spogliai con difficoltà, continuava a tirarmi calci, mordere e sputare. Ho dovuto soffocarla per ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così da poter portare il cibo nelle mie stanze, cucinare e mangiare. Che dolce che era il suo tenero sedere arrostito. Mi ci sono voluti 9 giorni per mangiare interamente il suo corpo. Non l’ho violentata, volevo che morisse vergine.”

Fu proprio grazie a quella lettera che Albert Fish venne catturato.

Sulla lettera c’era un emblema particolare, piccolo ed esagonale con scritto N.Y.P.C.B.A. (New York Private Chaffeur’s Benevolent Association); con la collaborazione del presidente dell’associazione venne fatta una perizia grafologica su tutti i membri. Il giovane custode dell’edificio ammise di aver preso un paio di fogli di carta da lettera e delle buste. Aveva lasciato la cancelleria nella locanda in cui abitava al numero 200 East della 52esima strada. La locandiera fu scioccata quando le fu data la descrizione di Frank Howard, e affermò che l’uomo aveva vissuto lì per ben due mesi e che passava ancora regolarmente dalla locanda a ritirare le lettere che un suo figlio gli recapitava a quell’indirizzo.
Fu semplice in seguito rimanere in attesa che arrivasse una lettera, e attendere che Fish andasse a richiederla.
Era il tredici dicembre del 1934.

In carcere, Fish descrisse con dovizia di particolari molti degli omicidi da lui perpetrati, come quello di Francis MacDonnell, rapito nel giugno del 1924 mentre giocava nel giardino di casa. Il suo corpo fu trovato in un bosco: era stato picchiato violentemente e strangolato con le sue stesse bretelle, dopo essere stato denudato. Non provando alcun rimorso, Fish descrisse come avesse prelevato dal suo corpo le orecchie e il naso, per mangiarle, e di come le avesse gustate una volta arrivato a casa, cocendole in pentola con carote, cipolle, sale e pepe, e arricchendo il tutto con un po’ di bacon.

Fish soffriva anche di una grave forma di masochismo. Raccontò che gli piaceva farsi picchiare, a volte dai suoi stessi figli. Era solito conficcarsi aghi nello scroto e nella zona circostante l’ano, che a volte non riusciva più a tirar via. Nel suo corpo furono trovati ben ventinove aghi di varia lunghezza.
Durante il processo si cercò di dimostrare la sua infermità mentale, ma egli fu ugualmente condannato a morte mediante sedia elettrica.
Il sedici gennaio del 1936 la pena fu eseguita.
Albert Fish aiutò i suoi carcerieri a stringere le fibbie della sedia, ed esclamò che la scossa suprema era l’unica cosa che non avesse ancora provato.

Fonte: http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=AlbertFish

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