CARMINE CALABRO

L’omicidio di Francine Elveson (ATTENZIONE, dettagli non adatti a persone sensibili)

(Scritta da Alessandro Bat Fedele)

1979, Bronx, siamo davanti al brutale assassinio di Francine Elveson, ventisei anni, insegnante in un centro per disabili. Timida e riservata, viveva nel condominio di Pelhalm Parkway House con in genitori. Come ogni mattina lascia l’appartamento alle sei e mezza per recarsi al lavoro. Circa due ore più tardi, un quindicenne che abita nello stesso stabile trova il portafoglio della donna sul pianerottolo delle scale. Non volendo far tardi a scuola decide di restituirlo al suo ritorno a casa, all’ora di pranzo. Quando nel primo pomeriggio il ragazzo bussa all’appartamento degli Elveson, la madre cerca di contattare il posto di lavoro di Francine scoprendo che quella mattina nessuna l’ha vista arrivare. Preoccupata inizia a perlustrare le scale con l’aiuto dell’altra figlia e di un vicino. Le ricerche durano poco. Sul pianerottolo dell’ultimo, Francine giace nuda e senza vita. È stata percossa con tanta violenza che riporta la frattura della mascella, del naso e degli zigomi. L’assassino l’ha strangolata con la tracolla della borsa. L’ha disposta a gambe e braccia allargate. L’autopsia rivela che dopo la morte le sono stati legati polsi e caviglie con la cintura e le calze di nylon. I capezzoli sono stati recisi e appoggiati sul torace. In testa le sono state appoggiate le mutandine, così da coprirle il viso. Sono stati trovati morsi sulle cosce e sulle ginocchia oltre a diverse escoriazioni superficiali inflitte con un temperino. L’assassino ha infilato un ombrello e una penna nella vagina della ragazza e ha collocato un pettine tra il pelo pubico. Su una coscia il killer, con la stessa penna, ha scritto “NON POTETE FERMARMI” e sullo stomaco “FOTTETEVI” e infine ha defecato di fianco al corpo di Francine, coprendo le feci con alcuni indumenti della vittima. La madre fa notare agli agenti di polizia la scomparsa di un ciondolo riproducente una lettera dell’alfabeto ebraico che Fracine portava sempre al collo. Durante le indagine, la polizia realizza che il corpo è stato posizionato in modo da assumere la stessa forma del monile.

Dopo un mese le indagini non vanno avanti di un passo ed entra in campo il profiler più celebre della storia; il suo nome è John Douglas.

Douglas riprende in mano tutti gli elementi a disposizione, e inizia a comporre una lista. La vittima è stata aggredita sul pianerottolo di casa, alle sette del mattino. La ragazza non ha opposto resistenza. Per ucciderla, l’assassino ha usato oggetti che le appartenevano. Dopo la morte, ha indugiato in atti ritualistici. Il luogo in cui il crimine è stato commesso fa pensare a un delitto non pianificato, anche in relazione al fatto che il criminale non ha portato con sé un’arma. L’assassino si trovava alle sette del mattino nello stabile, e a quell’ora i servizi pubblici ancora non funzionano. Potrebbe aver raggiunto l’edificio a piedi? In questo caso, abita nelle vicinanze. Ancora: ha avuto tempo a disposizione, e pervia dei rituali post mortem è assai improbabile che abbia una vita di relazione e sessuale matura. Raramente, poi, questo tipo di crimine è commesso ai danni di una vittima di etnia diversa da quella dell’assassino. Infine: il colpevole è forse in cura in un centro d’igiene mentale.

L’assassino e artefice di tale orrore si chiama Carmine Calabro, un uomo trentenne, scapolo, attore disoccupato che vive saltuariamente col padre vedovo, residente nel condominio sullo stesso piano degli Elveson. Carmine ha un alibi: è un paziente interno di un ospedale psichiatrico locale, dove viene sottoposto a cure antidepressive. La polizia scopre che la sera prima dell’omicidio il paziente lascia la struttura senza autorizzazione grazie a un sistema di sicurezza quasi inesistente. Tredici mesi dopo l’omicidio, Carmine viene arrestato e sottoposto alle rilevazioni dentali che coincidevano con i segni impressi sul corpo di Francine.

Viene condannato a venticinque anni di carcere durante i quali si dichiarerà sempre innocente e, a suo dire, ingiustamente condannato solo per i segni dei morsi. In conseguenza di questo si farà togliere tutti i denti per non essere “condannato nuovamente”.

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