PIETRO MASO

(Grazie a Mario Anto Negri Monticone per la segnalazione)

Nato a San Bonifacio e poi trasferitosi a Montecchia di Crosara, entrambi a Verona, Pietro è il terzo ed ultimo figlio di Antonio Maso (56 anni), agricoltore, e Rosa Tessari (48 anni).

La vita procedeva nella più totale normalità fino a quando Pietro decise di abbandonare la scuola al terzo anno di istituto e vivere le giornate crogiolandosi nell’ozio e nei piaceri materiali: si circonda di belle ragazze, vestiti firmati e profumi costosi, coccolato dalle sorelle e dai genitori che lo viziano come meglio possono.

Tra i suoi amici e complici compaiono Giorgio Carbognin, 18 anni, Paolo Cavazza, 18 anni, e Damiano Burato, 17 anni. Mentre Giorgio desiderava stare con Pietro perchè affascinato da lui – egli stesso dichiarerà:

«da quando ho incontrato Pietro Maso la mia vita è cambiata totalmente, è diventata entusiasmante» –

gli altri due seguono Pietro solo per guadagnare soldi facili.

Siamo nel 1990 quando nella mente di Pietro inizia a prendere forma l’omicidio del’intera famiglia per poi intascarsi l’eredità. In realtà ci furono diversi tentativi che andarono a vuoto:

Il primo lo sventò la madre quando scoprì due bombole di gas in taverna. A fianco vi erano delle luci psichedeliche e un timer impostato alle 21:30, mentre il camino era otturato da vestiti. Il piano prevedeva che le bombole, a cui Pietro aveva rimosso la sicura, riempissero la stanza di gas. Il timer avrebbe acceso le luci che, surriscaldandosi, avrebbero emesso scintille e fatto esplodere la casa con la famiglia all’interno. Il piano non funzionò perchè Pietro aveva tolto la sicura ma non aveva aperto le valvole. Alla richiesta di spiegazioni da parte dei genitori, Pietro si limitò ad affermare che servivano per una festa.

Il secondo tentativo avvenne dopo che la madre di Pietro, Rosa, trovò diverse banconote nei pantaloni di Pietro. Gli chiese spiegazioni e lui raccontò che erano i soldi dello stipendio. Rosa però sapeva che il figlio era stato licenziato, quindi si fece accompagnare dal datore di lavoro per avere conferma. Durante il tragitto, Giorgio Carbognin seduto nei sedili posteriori e armato di schiaccia bistecche, avrebbe dovuto colpire la donna sul capo e ucciderla ma non ne ebbe il coraggio.

Il terzo tentativo vede nuovamente Giorgio rinunciatario.

Il quarto e ultimo tentativo sarà portato a termine.

Il progetto di uccidere i genitori di Pietro nacque da un prestito fatto dalla banca a Giorgio (24 milioni di lire) affinchè si potesse comprare la Lancia Delta Integrale. I genitori di Giorgio si opposero, ma prima di restituire i soldi alla banca, decise insieme a Pietro di usarli in ristoranti di lusso, discoteche, bar e gioielli.

Al momento della restituzione, Pietro staccò un assegno dal conto intestato alla madre falsificandone la firma. A questo punto non si poteva tornare indietro. Pietro doveva uccidere i genitori prima che scoprissero l’ammanco di 24 milioni di lire.

E’ la notte tra il 17 e 18 aprile 1991. Pietro sa che i genitori sono a un incontro dei neo-catecumenali e non torneranno prima delle 23.

Alle 23:10 l’auto entra in garage. Antonio, il padre di Pietro, si accorge che manca la luce e sale le scale per raggiungere il contatore. Qui viene colpito da Pietro e Damiano con un tubo di ferro e una pentola. Rosa viene aggredita da Paolo e Giorgio con un bloccasterzo e un’altra pentola. La madre di Pietro non muore immediatamente e quindi Pietro la raggiunge e cerca di soffocarla mettendole in gola del cotone e chiudendole la faccia in un sacchetto di nylon. 53 minuti dopo i due muoiono. Antonio con la gola schiacciata dal piede di Paolo.

A delitto compiuto, la scena viene ripulita e Pietro si dirige in discoteca per crearsi un alibi. Al suo ritorno, la finta scoperta e la chiamata, da parte dei vicini, alla polizia.

Dapprima, come si auguravano i ragazzi, viene battuta la pista di un omicidio a scopo di rapina, ma ci si accorge ben presto che si trattava di un furto simulato. Un carabiniere anziano sospettava di un particolare: i cassetti erano stati trovati aperti e il contenuto gettato intorno alla stanza, quando un ladro, di solito, usa aprirli, limitarsi a cercarvi denaro e roba di valore e poi richiuderli. Questo e altri aspetti deviano gli inquirenti verso la pista più atroce, cioè che l’assassino sia appunto il figlio, il cui atteggiamento, tra l’altro, non pare simile allo choc, alla rabbia e alla disperazione che colpisce chi apprende di aver perso entrambi i genitori.

Le stesse sorelle, Nadia e Laura, ne sono chiaramente stupite e loro malgrado incominciarono a insospettirsi, allorché Laura si accorse dell’uscita di 24 milioni dal conto della madre e trovò, lo stesso giorno, la firma falsa di Rosa Tessari e la scritta della cifra per esteso sulla rubrica telefonica di casa; Pietro le rivelò dell’assegno intestato a Giorgio Carbognin e aggiunse che era stata la loro madre a firmarlo, ma non seppe spiegare il perché di quelle scritte di prova sulla rubrica.

Queste e altre incongruenze vennero fuori di ora in ora, così come le contraddizioni di Pietro durante i numerosi interrogatori. Stanco e pressato dagli inquirenti, il ragazzo confessò a tarda sera del 19 aprile, due giorni dopo il delitto. A ruota, anche i tre amici ammisero le loro responsabilità.

Accusati di duplice omicidio premeditato pluriaggravato verranno condannati a:

  • 30 anni e due mesi per Pietro
  • 26 anni a Paolo e Giorgio
  • Damiano 13 perchè minorenne

Il termine della pena, grazie all’indulto, era previsto per il 2015, ma nel 2016 Pietro verrà ricoverato in una clinica psichiatrica per turbe mentali e dipendenza da cocaina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.