TAMARA SAMSONOVA

“Aspettavo da oltre 10 anni di ritrovarmi qui. Ho fatto tutto deliberatamente, con questa morte ho chiuso il capitolo. E’ lei che decide, vostro onore, io merito di essere punita”.

Tamara nasce a San Pietroburgo il 5 febbraio del 1947. Ribattezzata Granny The Ripper – la nonnina squartatrice, sarà colpevole di 11 omicidi, ma la polizia pensa possano essere 14, in un periodo di 20 anni.

Non si sa molto della sua vita se non che lavorava come assistente per gli anziani in un ospedale della città. Una persona ben voluta, premurosa e dolce, ma che nascondeva un lato oscuro e mostruoso, forse dovuto a una forma di schizofrenia.

Le indagini ebbero inizio dopo il ritrovamento di un corpo avvolto in una tenda da bagno in un parco; era rimasto soltanto il busto, mentre delle braccia, gambe e testa non c’era traccia. Grazie alle telecamere di sorveglianza la polizia è riuscita a risalire al colpevole. Giunti all’abitazione della signora, all’interno trovarono un seghetto ancora macchiato di sangue e un diario scritto in 3 lingue: russo, tedesco e inglese.

“Ho ucciso il mio inquilino Volodya, tagliato a pezzi nel bagno con un coltello e quindi ho messo i pezzi del suo corpo in una busta di plastica per poi disfarmene”.

Tra le vittime, anche Valentina Ulanova, amica della donna, uccisa dopo una lite su alcune tazzine da tè da lavare. Dopo l’arresto, Tamara confesserà di averla fatta a pezzi quando era ancora viva.

Il modus operandi per ogni vittima era sempre lo stesso: offriva un alloggio a sconosciuti, amici o parenti, poi li drogava per renderli inoffensivi, li uccideva, ne smembrava i corpi e mangiava alcune parti. Poi si liberava dei resti.

Verrà arrestata il 29 luglio del 2015 e inviata a vita in un istituto psichiatrico.

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