THE ELEPHANT MAN

« Gli uomini hanno paura di ciò che non capiscono… »

E’ da tanto tempo che volevo raccontarvi la storia dell’uomo elefante, ma non ho mai trovato il tempo. Ne sono venuto a conoscenza grazie all’omonimo film diretto da David Lynch e che vi posso solo consigliare di guardare. Esiste anche il romanzo intitolato “The Elephant Man: a study in Human Dignity” di Frederick Treves.

(Per gli amanti di Dylan Dog, nel fumetto n.340 “Benvenuti a Wickedford”, Adrian viene paragonato da Dylan all’uomo elefante)

E questa è la storia di Joseph Carey Merrick.

Nato a Leicester il 5 agosto del 1862, Joseph divenne tristemente famoso nella società britannica dell’era Vittoriana, a causa della sua estrema deformità. La malattia cominciò a manifestarsi all’età di due anni, alcuni dicono 5 anni, e interessò tutto il corpo eccetto i genitali e il braccio sinistro. Quando era piccolo subì anche una brutta caduta e si ruppe la gamba sinistra: la famiglia, essendo povera, non poté pagare le cure mediche, così Joseph dovette rassegnarsi a vivere con la gamba storpia non solo per effetto della malattia, ma anche per la frattura mai risanata correttamente.

Alla morte della madre, quando lui aveva solo 11 anni, Joseph venne scacciato di casa dalla matrigna che odiava il suo aspetto e riuscì a sopravvivere vendendo lucido da scarpe per strada. Abbandonato, maltrattato dai bambini della zona e dagli adulti, Joseph passò la maggior parte del suo tempo come disoccupato, fino a quando trovò impiego nel circo di Sam Torr come fenomeno da baraccone. Nell’inverno del 1885 Joseph venne affidato a Tom Norman, un agente che accettò di curarsene prima di conoscerlo. Dopo averlo visto, terrorizzato e costernato dall’entità delle sue deformazioni, decise di metterlo in una vetrina nell’East End di Londra, nella speranza che non intimorisse gli spettatori. Contro ogni aspettativa, Norman riuscì ad ottenere un discreto successo e Joseph riuscì a mettere da parte qualche soldo.

Il negozio dove Joseph era costretto a vivere si trovava di fronte al London Hospital e veniva visitato anche dai medici della struttura. Tra questi ci fu il dottor Frederick Treves, l’unica persone che si mostrò buona e gentile con lui e che si offrì di visitarlo.

Da una prima valutazione, il dottor Treves descrisse Joseph come un “Imbecile”, cioè un ritardato mentale non in grado di esprimersi. Le circonferenze del corpo erano assolutamente incredibili: 91 centimetri la testa, 30 il polso destro e 13 una delle sue dita. La pelle era ricoperta da papillomi (escrescenze verrucose), la più grande delle quali era evidentemente infetta e odorava in modo sgradevole. Le deformità ossee riguardavano il braccio destro, il cranio ed entrambe le gambe. L’uomo faticava ad esprimersi comprensibilmente, ma riusciva a mangiare normalmente ed godeva di una buona salute generale.

Dopo qualche tempo, Joseph chiese al Dottor Treves di non eseguire più esami medici perchè lo facevano sentire “un animale in un mercato del bestiame“.

Nel frattempo, nel 1886 i Freak Show vennero dichiarati fuori legge e il negozio di Norman venne chiuso. Joseph e il gruppo di freak vennero abbandonati dal loro “manager” durante uno spettacolo a Bruxelles e Joseph venne derubato delle 50 sterline messe da parte (circa 6000 euro attuali).

In qualche modo Joseph riuscì a tornare a Londra, ma la malattia era peggiorata in modo devastante. Da solo e senza un posto dove andare, chiese aiuto ai passanti che inorriditi dal suo aspetto, lo scansavano terrorizzati. Infine incontrò un poliziotto il quale, con calma, riuscì a comprendere qualche sillaba, e al quale Joseph mostrò l’unico oggetto che fosse comprensibile da un altro essere umano: il biglietto da visita del Dottor Treves.

Venne condotto dal medico che constatò il terribile stato di salute. Nei 5 mesi successivi, la salute di Joseph migliorò e gli venne fornita una stanza dove alloggiare in modo permanente. Durante questo periodo il dottor Treves ebbe modo di conoscere meglio Joseph e capì che non era un ritardato mentale. Egli era sensibile e intelligente, e quando veniva lasciato solo o annoiato mostrava dei chiari segni di depressione.

Merrick inoltre non aveva mai conosciuto una donna, e Treves organizzò un incontro con una giovanissima vedova di nome Leila Maturin. L’incontro fu talmente emozionante che Joseph riuscì a sostenerlo per pochissimo tempo, ma ne fu piacevolmente scosso. Egli confidò a Treves che Leila fu l’unica donna che gli avesse mai sorriso, e l’unica che gli avesse stretto la mano. L’incontro servì a far conoscere altre donne a Joseph, il quale sognava di entrare in un istituto per ciechi in modo da parlare con donne che non venissero spaventate dalle sue deformità.

Negli anni a venire, Joseph divenne una celebrità nell’alta società Londinese. La principessa Alexandra di Galles volle incontrare “Elephant Man” e stringergli la mano. La donna gli diede inoltre una sua fotografia autografata, un regalo che Joseph conservò con particolare cura, quasi fosse un antico cimelio.

Gli ultimi anni di vita di Joseph furono certamente i più felici, ma le sue condizioni di salute iniziarono a peggiorare. Le deformità aumentavano e obbligavano Joseph a rimanere a letto per molto tempo.

Aveva però un sogno che confessò al dottor Treves: dormire come una persona normale. A causa del peso della testa infatti, per Joseph era impossibile stendersi altrimenti il peso lo avrebbe soffocato. Doveva pertanto dormire seduto con alcuni cuscini a reggergli la testa.

La notte dell’11 aprile del 1890, Joseph morì per asfissia. Venne trovato disteso sul letto, forse il primo ed unico tentativo di Joseph di sentirsi una persona normale.

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