IL DELITTO DEL TROLLEY

(Grazie a Liliana Leloski Bertoni per la segnalazione).

22: 32 – Stazione di Lodi.

Le telecamere inquadrano Gianluca Civardi e Paolo Grassi, cappellino in testa, tre zaini e due trolley da trascinare, mentre fanno il biglietto per Piacenza delle 00:21.

Il giorno prima Gianluca aveva postato un video su Facebook del primo compleanno di una bambina. Chitarra e pallone le sue due passioni, mentre Paolo, chiamato Il Cobra, si circonda sempre di belle ragazze.

All’ 01:31 arrivano in via Nasalli Rocca. Si tolgono i vestiti e li buttano in un cassonetto. Una donna li vede, s’insospettisce e avverte la polizia. Quando li fermano trovano nella loro auto un telo di plastica, dei coltelli, uno storditore elettrico, passamontagna, pistola giocattolo e il computer portatile di un ex professore universitario milanese.

Ma la scoperta più sconcertante si trova all’interno delle valigie trasportate dai ragazzi: il cadavere di Adriano Manesco, 77 anni, origini Veronesi e ex docente di Estetica all’Università.

L’uomo è stato strangolato, ucciso con 20 fendenti, decapitato e fatto a pezzetti, le mani tagliate e i polpastrelli abrasi per impedirne il riconoscimento, eviscerato per nascondere gli odori nauseabondi. La testa è stata poi avvolta in un sacchetto nero e chiusa con del nastro così da sembrare normale spazzatura.

Un delitto efferato, terribile, mosso dal semplice desiderio di impossessarsi dei soldi del professore e del suo conto in banca. Un delitto studiato nei minimi dettagli e con la freddezza di un vero serial killer. Poteva essere perfetto; nessuno infatti si sarebbe accorto della mancanza del professore, almeno non nell’immediato. L’uomo viveva da solo, non aveva parenti, non partecipava a riunioni o incontri con gli ex allievi e amava viaggiare e visitare i paesi dell’Asia. Naturale quindi giustificare una sua assenza prolungata.

E’ stato ucciso a casa, poi l’appartamento è stato ripulito a fondo.

Gianluca e Paolo vengono fermati dalla Polizia e raccontano di essere stati invitati a casa del professore. A loro dire era anche presente un uomo di colore in casa. Ricordano a fatica perchè il professore gli avrebbe offerto del the contenente probabilmente della droga, e hanno perso i sensi. Poi l’uomo di colore avrebbe assassinato il professore per rubargli i soldi e sarebbe scappato.

Ma agli inquirenti la storia non convince. Non esiste nessun terzo uomo e i due ragazzi sono stati accusati di omicidio premeditato pluriaggravato dalla crudeltà, rapina aggravata e occultamento di cadavere.

«Chi ha ucciso Adriano Manesco ha agito con professionalità» diceva il pm Colonna. «Se voglio semplicemente uccidere qualcuno non porto con me una valigia con coltelli, seghetti, teli di plastica, fascette per immobilizzare e tutto il resto che abbiamo trovato ai due indagati. Il giorno del delitto si sono premurati, prima di partire in treno per Milano, di lasciare i loro telefoni cellulari accesi all’interno di un’auto vicino a un parco di Piacenza. Sapevano che gli eventuali tabulati avrebbero avvalorato la loro dichiarazione, poi effettivamente resa in questura, di aver trascorso quella giornata in quell’area verde di Piacenza. Prima hanno ucciso l’uomo, probabilmente per denaro, colpendolo con coltellate al petto dopo aver cercato di strozzarlo. Poi lo hanno smembrato, togliendo i visceri dall’addome e gettandoli a parte. Questo infatti avrebbe ritardato il processo di decomposizione del cadavere, posticipando l’eventuale ritrovamento e quindi anche le indagini. Infine hanno pulito tutto l’appartamento a regola d’arte. Una vicina di casa dell’appartamento in via Settembrini a Milano li nota però mentre vanno su e giù dalle scale con delle borse ingombranti».

Dopo l’arresto e la conseguente condanna all’ergastolo dei ragazzi, verranno riaperti due fascicoli di due vittime uccise con lo stesso modus operandi nel 2007 e 2011.

Grazie a Liliana Leloski Bertoni per la segnalazione.

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