TED BUNDY – Storia + foto

Theodore Robert Bundy

Killer delle studentesse

Intelligente, affascinante e seducente, ma anche freddo e calcolatore, Ted Bundy fu questo e molto altro. Un killer camaleontico e spietato, colpevole di aver ucciso almeno 30-35 giovani donne negli Stati Uniti tra il 1974 e il 1978.

Talvolta ritornava sulla scena del crimine per avere rapporti sessuali con i cadaveri in decomposizione, almeno finché la putrefazione non era tale da rendere questi atti impraticabili. Ha decapitato almeno 12 vittime, conservandone le teste nel suo appartamento come trofeo. In alcune occasioni ha semplicemente fatto irruzione nelle abitazioni delle vittime bastonandole mentre dormivano.

Ma facciamo un passo indietro…

Ted Bundy nacque il 24 novembre del 1946 e fin da subito non si mostrò particolarmente legato alla madre o al patrigno, bensì al nonno, definito come un uomo violento e con un grande interesse per la pornografia.
All’università, nel 1964, conobbe Stephanie, una ragazza benestante che rappresentò per Ted il primo vero amore.
I due si frequentarono per un periodo, ma Stephanie decise di interrompere la relazione in quanto riteneva Ted “un uomo privo di scopi nella vita”.
Fu così che Ted decise di impegnarsi nel Partito Repubblicano, si trasformò da studente mediocre a studente modello,
si laureò all’Università di Washington e ottenne la borsa di studio per legge nello Utah.
Durante i suoi viaggi per il Partito Ted incontrò nuovamente Stephanie la quale, vista la nuova immagine di successo, si innamorò e decise di riprendere la relazione con Ted.

Nel 1974, nonostante la relazione funzionasse molto bene, Ted smise improvvisamente di cercare Stephanie e diventò insensibile. Non rispondeva alle chiamate e non diede mai una spiegazione a Stephanie sul perchè l’avesse lasciata.
Ted era riuscito a far innamorare Stephanie e lasciarla così come fece lei anni addietro.

La storia con Stephanie lasciò comunque un segno in Ted e fu così che il 4 gennaio del 1974 una finestra aperta gli permise di entrare nella stanza di Joni Lentz.
La ragazza verrà trovata in una pozza di sangue, violentata, con ferite profonde alla testa e al viso e con una delle aste dell’intelaiatura del letto conficcata nella vagina. La ragazza verrà portata in ospedale solo 24 ore dopo. Joni si sveglierà dopo un lungo stato di coma.
La colpa di Jeni? Il fisico snello, i capelli neri con la riga in mezzo, evocavano l’immagine e il ricordo di Stephanie.

Seguirono moltre altre vittime in vari Stati così da non poter collegare gli omicidi ad un unico killer.
La prima vera svolta ci fu con la vittima Janice Ott che era stata vista vicino al lago da una coppia che faceva pic nic.
Le dichiarazioni della coppia aiuteranno a creare un primo identikit e un nome.
Le indagini sembrano condurre a Ted Bundy, tuttavia la polizia scartò immediatamente l’ipotesi in quanto ritennero impossibile che uno studente di legge impegnato nel Partito Repubblicano potesse essere implicato.
Seguirono altri omicidi: tutte le donne vennero trovate nude, strangolate, sodomizzate, picchiate e con oggetti
estranei nella vagina. In tutti i casi adescava le donne travestendosi da poliziotto o chiedeva aiuto fingendo di essersi rotto un braccio o utilizzando altri espedienti.
Alcune donne però sopravvissero tra cui Carol Da Ronch: Ted, spacciandosi per un poliziotto e riuscendo a farla salire sulla sua Volkswagen Maggiolino, tentò di stordirla, ma la ragazza riuscì a scappare dopo una violenta colluttazione.

Verrà arrestato alla guida di un’auto rubata dopo essere fuggito almeno 3 volte alla polizia e l’FBI. Dopo una violenta colluttazione con un poliziotto, viene arrestato e le ricerche dell’FBI dimostreranno, senza alcun ombra di dubbio, che il colpevole di tutti gli omicidi era proprio Ted Bundy.

Verrà condannato alla sedia elettrica e, dopo due rinvii, verrà folgorato per 10 minuti con una scarica da 2000 Volt.

Nell’immagine potete vedere il corpo dopo la sedia elettrica.

“Si prenda cura di se stesso, figliolo. Glielo dico sul serio, si prenda cura di se stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Lei è un uomo giovane e brillante, avrebbe potuto essere un buon avvocato. Avrei voluto vederla in azione, ma lei si è presentato dalla parte sbagliata. Si prenda cura di lei. Non ho nessun malanimo contro di lei. Voglio solo che lo sappia. Si prenda cura di se stesso” – Il giudice Edward Cowart alla fine della lettura della sentenza di condanna.

 

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