IL MISTERO DEL MACELLAIO DI CLEVELAND – IL MACELLAIO DI KINGSBURY RUN

«La mia ragazza e io stavamo andando a casa dopo aver fatto una passeggiata con il nostro cane Jack; era notte e stavamo passando sotto un ponte. Ci sentivamo al sicuro perché Jack era con noi, ma dopo aver fatto i suoi bisogni lo abbiamo visto tornare da noi con qualcosa in bocca. Gli ho detto di lasciarlo andare e così lui ha fatto. Quella che cadde dalla sua bocca era una mano umana, una mano lasciata dal macellaio…»

Cleveland, Ohio, 1935.

La Grande Depressione porta i cittadini meno abbienti a trasferirsi nelle sgangherate baraccopoli nella palude di Cleveland, diventando facili bersagli di un serial killer ancora oggi senza nome.

E’ il 23 settembre del 1935 quando due ragazzi stanno tornando da scuola. Uno dei due si ferma, impietrito, con gli occhi fissi su di un corpo disteso a terra tra l’erbaccia. E’ un giovane uomo completamente nudo, a parte un paio di calzini, evirato, decapitato e posizionato con le braccia sul petto e le gambe distese, come se fosse pronto per essere messo in una bara. Non c’è traccia della testa e l’assenza di sangue fa capire che la vittima è stata uccisa lontano da Kingsbury Run e in seguito trasportata lì. Poco distante dal corpo viene invece rinvenuta un’altra vittima: un uomo anziano, evirato anche lui, decapitato e posizionato nello stesso identico modo.

Iniziano gli scavi nella zona e le teste verranno ritrovate seppellite in luoghi diversi. Solo una delle due vittime verrà identificata: Edward Andrassy, un ex inserviente abituato a vivere ai margini della società.

Il corpo viene studiato dallo staff del Coroner Arthur Pearse e si scopre che la decapitazione è avvenuta con un semplice coltello, in maniera fredda e precisa, e che la vittima era cosciente e ha tentato di salvarsi fino in ultimo.

L’assassino potrebbe dunque essere un medico, un macellaio o qualcuno comunque dotato di conoscenze anatomiche.

Per quanto riguarda la seconda vittima, l’unica differenza rispetto a Edward, fu un tentativo da parte del killer di conservare il cadavere il più a lungo possibile. Nonostante il ritrovamento della testa, il corpo non verrà identificato e la polizia lo chiamerà semplicemente “John Doe I” (In America le vittime non identificate vengono chiamate John Doe per gli uomini e Jane Doe per le donne).

26 Gennaio 1936, 4 mesi dopo il ritrovamento dei primi due cadaveri.

Un cane abbaia per ore nel vicinato e una signora decide di uscire di casa per capire quale fosse il motivo. Trova il cane legato con una catena che tenta di raggiungere un cesto e un sacco di juta appoggiati al muro di una fabbrica abbandonata. La donna apre il cesto e all’interno trova numerose parti mozzate appartenenti a una giovane donna. Il corpo viene ricostruito, ma mancano all’appello la testa, il braccio sinistro e le gambe che verranno ritrovate poco distanti dalla cesta. Della testa nessuna traccia. Nonostante tutto, la donna viene identificata: si tratta di Florence Genevieve Polillo, una povera alcolizzata che si prostituisce per tirare avanti.

Il 5 giugno del 1936 viene ritrovato un nuovo corpo smembrato e ridotto nelle stesse condizioni di quelli precedenti. La scoperta viene da alcuni ragazzi che durante una manifestazione scoprono una cesta con all’interno una testa mozzata. E’ un giovane ragazzo, morto da pochi giorni, con evidenti segni di difesa. Il corpo viene ritrovato nelle vicinanze della stazione di Polizia, lavato e svuotato di ogni goccia di sangue. Il ragazzo non verrà mai identificato e prenderà il nome di “uomo tatuato” per la presenza di 6 tatuaggi o “John Doe II” per la polizia.

Passano due settimane e viene ritrovato un “John Doe III” ucciso con lo stesso modus operandi.

La popolazione è stremata e il nuovo sindaco di Cleveland chiama niente meno che Elliot Ness a indagare, l’uomo che ha arrestato Al Capone.

Ness crea una task force di almeno 20 detective, ma tutto è inutile. Verranno ritrovati almeno altri 7 cadaveri riconducibili al macellaio di Cleveland e la polizia brancola nel buio. La numerazione delle vittime si perde tra i cadaveri mutilati e decapitati; Jane Doe VI potrebbe essere stata uccisa almeno un anno prima del ritrovamento e un ragazzo crede si tratti di sua madre, Rose Wallace, ma la condizione del corpo rende l’identificazione dubbia.

Tra tutte le vittime ritrovate, quella certamente più importante fu la “Lady of the lake” (la dama del lago), ritrovata nel 1934 sulle rive del lago Erie. Le analogie con le vittime sono numerose e molti studiosi sono d’accordo nell’attribuire l’omicidio al macellaio di Cleveland. Se così fosse, vorrebbe dire che la sua attività è iniziata prima di quanto si pensasse e che la Lady of the lake è la vittima numero zero.

Nel frattempo Ness viene sostituito da Peter Merylo, un uomo basso, tarchiato e con un atteggiamento inusuale: svela importanti dettagli alla stampa col solo scopo di apparire in prima pagina, si comporta come se fosse il portavoce della polizia, si apposta in mutande di notte lungo la strada nella speranza che il killer lo preda di mira.

Sia Ness che Merylo non portano ai risultati sperati e anzi la situazione peggiora.

Tra la confusione, l’odio e i litigi, c’è un uomo, David Cowles, che si interessa del caso senza manifestazioni di superiorità. Cowles rispetta la legge, segue le regole e studia le scienze investigative. Analizza attentamente il caso e scopre un uomo, fermato anni prima ma poi rilasciato per insufficienza di prove, dal fisico massiccio e che fa il chirurgo. Si chiama Francis Sweeney e ha lavorato anche presso l’ospedale del campo durante la prima guerra mondiale specializzandosi in amputazioni d’urgenza. Sweeney è intelligente e gentile, ma dal 1934, dopo il ritrovamento della “Dama del lago” si trasforma in un alcolizzato aggressivo, bisessuale e abituato ad abbordare sconosciuti sia maschili che femminili. Sweeney dichiara di aver frequentato una clinica per la disintossicazione, ma Cowles scopre che le date ipotetiche degli omicidi coincidono con i giorni in cui Sweeney usciva dalla clinica. Decide quindi di convocarlo. Sweeney fallisce il test del poligrafo, ma la prova non è sufficiente per incastrarlo (Il poligrafo era appena stato inventato e non veniva accettato in tribunale).

A questo punto avviene un altro fatto, uno di questi eventi per cui la Storia si trasforma in leggenda: per un momento, un breve e veloce momento Francis E. Sweeney ed Elliot Ness  si ritrovano da soli nella stessa stanza.
E poi si sentono risuonare le urla spaventate di Ness.
Nessuno saprà mai cosa si siano detti in quel breve momento privato i due uomini, le fonti divergono e lo stesso Elliot Ness negli anni successivi darà versioni diverse.
L’ipotesi più verosimile è che il grande e gigantesco chirurgo chieda al Responsabile della Sicurezza se pensa di aver trovato il Macellaio di Cleveland e che domandi a Ness se abbia paura di lui,  che Ness gli risponda di essere convinto della sua colpevolezza e che non ha paura di lui . A quel punto, sempre secondo la leggenda Sweeney si alza, guarda negli occhi l’uomo di legge ed avvicinandosi lentamente a lui gli dica che in realtà  di paura a trovarsi solo con lui ne deve avere molta.

L’ Elliot Ness che esce da quella stanza è un uomo distrutto, non sarà mai più la stessa persona di prima. Morirà abbandonato da tutti, con la carriera rovinata e alcolizzato.

I Delitti del Macellaio cessarono ufficialmente nel 1938, anche se il caso non venne mai realmente chiuso ed è tutt’ora considerato “insolved”.  Nel 1947 si tornò a parlare del Macellaio di Cleveland in occasione della morte della Black Dahlia che presentava similitudini con le altre vittime.

Nelle foto potete vedere i calchi in gesso dei volti delle vittime non identificate esibiti al Museo della Polizia di Cleveland.

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