GERTRUDE BANISZEWSKI

Madre tortura
(ATTENZIONE, LE TORTURE RIPORTATE SONO MOLTO FORTI)
Gertrude Baniszewski (1929 – 1990), nota anche come Gertrude Wright o Madre tortura, diventò famosa per le torture, con conseguente morte, che inflisse a Sylvia Likens, una ragazza che aveva preso in casa sua. Quando fu condannata per omicidio di primo grado nel 1965, il caso fu definito “il peggiore dei crimini perpetrati nei confronti di un singolo individuo nella storia indiana”.
Gertrude Van Fossan nasce nel 1929 ed è la terza di sei figli. 
All’età di 18 anni si sposa con Giovanni Baniszewski, un uomo burbero, spesso instabile e violento, da cui avrà sei figli.

Il matrimonio, per niente felice, giunge all’inevitabile divorzio. Per un paio di anni Gertrude si occupò dei figli e del lavoro, ma poi nel 1966, a 37 anni, iniziò a frequentare un ragazzo 23enne di nome Dennis Lee Wright, con il quale andò a vivere. Dalla loro relazione nacque il settimo figlio della donna, Dennis Jr., oltre ad aver subito 6 aborti spontanei.
Purtroppo per Gertrude, Wright non aveva alcuna intenzione di avere figli e poco dopo la nascita del bambino l’uomo scappò e fece perdere le sue tracce. La Baniszewski, con 7 figli a carico, perse il lavoro e si trovò in un periodo piuttosto difficile.

Nel luglio del 1965, Lester e Betty Likens, giostrai di mestiere, vennero a conoscenza delle difficoltà economiche della Baniszewski e le chiesero di prendere le loro due figlie, Sylvia e Jenny, per fargli da baby-sitter, in cambio di 20 dollari a settimana. 
Quando il primo pagamento promesso tardò ad arrivare, la Baniszewski cominciò a picchiare, torturare e umiliare le ragazze, in particolare Sylvia. 
Iniziò così un’inspiegabile serie di punizioni e abusi sulle due ragazze, con scuse sempre più superficiali, come ad esempio il fatto di comprare caramelle senza il suo permesso.
Quel comportamento convinse anche i figli della donna a maltrattare, prendere in giro e muovere accuse false verso le due figlie dei Likens. 

Un giorno la Baniszewski trascinò Sylvia per i capelli lungo le scale, la picchiò con un bastone e la rinchiuse nello sgabuzzino per tre giorni senza mangiare e bere. Il motivo? Aveva parlato con un ragazzo senza chiederle il permesso.
Dopo quella insensata punizione Gertrude convocò i suoi figli e diede ai maggiori il permesso di “utilizzare” Sylvia come uno svago per sfogare la loro tensione: disse che la potevano pestare, spingere per le scale, svegliarla di notte con scherzi come secchi di acqua ghiacciata, strapparle i vestiti e perfino costringerla a sesso orale; tutto, ma non violenza sessuale o lasciare sul suo corpo segni di maltrattamenti. I genitori della ragazza non dovevano sospettare di nulla.

La Baniszewski assisteva spesso al maltrattamenti dei figli nei confronti di Sylvia e, divertita nel vederli eccitarsi con la ragazzina, iniziò a darle della prostituta. Da allora la trattò come una prostituta vera e propria. 

A Sylvia, per farla tacere e soprattutto per impedire che fuggisse, Gertrude disse che avrebbe fatto a sua sorella Jenny qualunque cosa lei si fosse rifiutata di fare con i suoi figli e minacciò di ucciderla qualora avesse spifferato in giro cosa succedeva nella casa.
Nel mese di ottobre del 1965 la casa di fronte a quella dei Baniszewski fu acquistata da una coppia di mezza età di nome Phyllis e Vermillion Raymond. I vicini qualche giorno dopo il loro arrivo organizzarono un barbecue in giardino per poter fare conoscenza della famiglia Baniszewski. Quel giorno notarono Sylvia con un occhio nero che riusciva appena ad aprire e Paula, un’altra delle figlie di Gertrude, si vantò con Phyllis di essere stata lei; poi Gertrude andò in cucina e, sotto gli occhi atterriti dei Raymond, prese un bicchiere d’acqua bollente e lo gettò in faccia a Sylvia.
I Raymond non ebbero il coraggio di segnalare quell’incidente alle autorità.

Sylvia, non avendo nemmeno la libertà di comprarsi i vestiti con cui andare a scuola, un giorno rubò una tuta da ginnastica, ma quando la portò a casa, Gertrude le bruciò le punte delle dita con una sigaretta accesa. Poi la portò nel soggiorno e costrinse Sylvia e Jenny a denudarsi davanti ai figli della donna: a quel punto diede a Sylvia una bottiglia di vetro della Coca Cola dicendole di masturbarsi fino a far uscire il sangue e, al suo rifiuto, minacciò di farlo fare alla sorella Jenny e di lasciare i figli da soli con la sorella per tutta la notte.
Le conseguenze per Sylvia furono dolori addominali e incontinenza. La Baniszewski, per non sporcare casa, la rinchiuse nello scantinato dove mancava la toilette.

Il bisogno di soldi si fece più impellente e Gertrude decise di usare Sylvia per fare soldi extra: fece pagare ai bambini del vicinato un nichelino per vedere la ragazza nuda; poi stilò un vero e proprio prezzario per permettere loro di poter fare quello che volevano alla ragazza, che veniva legata ad una parete con delle corde e lasciata alla mercé dei ragazzini “curiosi”. Schiaffi, spinte, palpeggi o peggio ancora: tutto poteva essere fatto, ma aveva un prezzo.
Un giorno Jennny riuscì a spedire una lettera alla sorella maggiore Diana descrivendo le torture e gli abusi a cui erano sottoposte. 
Quella lettera insospettì Diana che a metà ottobre volle controllare la situazione in casa Baniszewski. Gertrude si rifiutò di farla entrare in casa dicendo che il padre non voleva che lei frequentasse le sorelle. 

Diana si nascose allora nei pressi della casa e aspettò di vedere Jenny. Riuscirono a parlare per pochi secondi prima che la Baniszewski se ne accorgesse e la riportasse in casa. Diana decise allora di chiamare i servizi sociali per un controllo. 

Quando arrivarono gli assistenti Sylvia era rinchiusa nel seminterrato, mentre la Baniszewski disse a Jenny che avrebbe ucciso sua sorella se non avesse confermato agli assistenti ogni sua parola. La Baniszewski raccontò allora di come avevo sorpreso Sylvia a prostituirsi e di averla cacciata di casa. Le conferme da parte di Jenny non insospettirono gli assistenti che decisero di lasciar perdere. Anche se il controllo andò a buon fine per Gertrude, il pericolo di essere scoperta la spaventò molto e decise che era giunta l’ora di chiudere la questione.
Il 21 ottobre la Baniszewski disse ai suoi figli di portare Sylvia nella sua camera e legarla ad un letto: il giorno dopo volle dare un ultimo spettacolo per i figli e i ragazzini del vicinato, offrendo il corpo di Sylvia ad ogni loro perversione (nella segreta speranza che uno di loro, non i figli ovviamente, esagerasse e ammazzasse la ragazza). Ancora una volta Sylvia fu obbligata a masturbarsi con una bottiglia di Coca Cola, poi Gertrude la fece imbavagliare e diede la bottiglia ai ragazzini dicendo loro di divertirsi un po’. Quando furono tutti soddisfatti terminarono lo scempio incidendo con ago da cucire sul ventre della ragazza la frase: 
“Sono una prostituta e sono fiera di esserlo”.
La ragazza svenne e non si riprese prima del giorno dopo a mezzogiorno.
Una volta che Sylvia riprese i sensi, Gertrude la portò in bagno e la lavò, poi la obbligò a scrivere una lettera ai genitori in cui raccontava di essere scappata di casa e di non cercarla mai più. Terminata la lettera Gertrude chiamò i figli maschi e disse loro di condurla in una discarica nelle vicinanze e lasciarla lì a morire, ma Sylvia sentì queste parole e cercò di fuggire. Gertrude capì che la ragazza aveva ancora abbastanza forze da mettere in pericolo lei e i figli, così rimandò l’abbandono di qualche giorno, il tempo necessario per renderla in fin di vita. La fece portare nuovamente in cantina al freddo e la legò completamente nuda al buio.

Il 24 ottobre la Baniszewski entrò in cantina con un bastone nodoso e tentò di colpire Sylvia: la sorte volle che sbagliò il colpo e lei stessa si procurò un occhio nero. Ancora più furiosa, prese un manico di scopa e lo spezzò sul corpo della ragazza, lasciandola incosciente a terra.

Il 26 ottobre la Baniszewski disse ai ragazzi di portarla al piano superiore e di fare un bagno di Sylvia. Stephanie e il fratello Ricky la portarono al piano di sopra e la misero nella vasca, ma si accorsero che non respirava più.

Richard si spaventò a morte e chiamò la polizia. Al loro arrivo la Baniszewski diede ai poliziotti la lettera che aveva fatto scrivere a Sylvia, ma Jenny Likens riuscì ad avvicinarsi ad uno dei poliziotti, e a sussurrargli:

«Fatemi uscire di qui e vi dirò tutto».
Quella frase e la scoperta della polizia del corpo di Sylvia indusse gli agenti ad arrestare la Baniszewski, Paula, Stephanie, Richard e Hubbard per omicidio; oltre a loro vennero arrestati altri ragazzini del quartiere tra cui Mike Monroe, Randy Lepper, Duca, e Siscoe.
L’autopsia di Sylvia Likens evidenziò ustioni, contusioni, danni muscolari e nervosi. La sua cavità vaginale era gravemente danneggiata. La causa ufficiale della morte fu edema cerebrale, emorragie interne del cervello e shock.

La Baniszewski fu giudicata colpevole di omicidio di primo grado. Fu condannata al carcere a vita senza possibilità di libertà condizionata. Tutti i ragazzi trascorsero due anni di carcere e nel 1971 a Paula e Gertrude Baniszewski fu concesso un altro processo: Paula si dichiarò colpevole di omicidio volontario e fu rilasciata due anni dopo; Gertrude invece fu nuovamente accusata di omicidio di primo grado, ma venne rilasciata per buona condotta nel 1985. Nonostante una protesta pubblica e le petizioni contro il suo rilascio la donna venne liberata. Gertrude Baniszewski cambiò il suo nome in Nadine van Fossan e si trasferì in Iowa, dove morì di cancro ai polmoni il 16 giugno 1990.

Film: An American Crime uscito a metà del 2007.
Fonte: Wikipedia

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